Comə i dìscənə? Era la domanda tipica per chiedere il soprannome di una persona. Il soprannome  è  un appellativo, un aggettivo, un nome o una locuzione, che si aggiunge al nome di una persona per meglio individuarla  tra altre e che spesso viene usato in sostituzione del nome. Nei piccoli centri, come Altamura, il soprannome era soprattutto in passato una sorta di “codice” identificativo comodo ed efficacissimo per distinguere due o più persone della stessa famiglia o di famiglie diverse, tra loro imparentate, ma con identico nome e cognome. Il soprannome, anche se parte di una civiltà in via d’estinzione, è tuttora espressione culturale viva.  Esso  nasce da azioni o da comportamenti non sempre chiari e lineari,  può prendere lo spunto anche da un grido, da una parola storpiata, da un rumore inusuale ed indefinito, ma  di solito viene creato per alludere da  una caratteristica fisica  per es.: u Curtə, (il Corto) u Rùssə (il Rosso),  u Zeppə (lo Zoppo),  u Legnə (il Lungo), u Mussutə (il Labbrone);  al mestiere o professione  svolti, per es. u Cavurnarulə (il Carnbonaio), u Precamuertə (il Becchino), u Sparaterə (il Pirotecnico), la Sartə (la Sarta);  a frasi pronunciate in particolari occasioni,  per es. Faffrillə (fa freddo), Citenovə (Chi ha uova); agli atteggiamenti che si assumono e alle azioni che si compiono, per es.: Pagliaccə (Pagliaccio). L’ appellativo talvolta identifica una persona associandola al paese dal quale proviene, per es.: la Ravənesə (la Gravinese), u Grumesə (il Grumese),  la Matarresə (la Materana). In molti casi il soprannome  ha origine da una combinazione di elementi che è difficile interpretare: alcuni vecchi soprannomi sono enigmatici, misteriosi ed assolutamente intraducibili a volte anche a causa della trasliterazione dialettale del cognome. Segue un breve elenco di soprannomi  e, in alcuni casi, la probabile motivazione della loro origine, per la quale siamo spesso grati alla rivista “In Città”. È stato volutamente evitato l’accostamento del soprannome alle famiglie per evitare l’eventuale suscettibilità di qualcuno, dato il significato a volte sgradevole dello stesso.

Acquajullə Acquaiolo.  Soprannome dato ad un venditore di acqua, che soleva mettersi a Porta  Matera con una serie di recipienti e, al grido di “l’acquə, l’acquə, cə volə l’acquə (l’acqua l’acqua, chi vuole l’acqua) vendeva il prezioso elemento.

Amərəchenə L’americano. Era un signore nato in America.

Andonnə la nàivə Antonia della neve. Era una signora che gestiva un particolare negozio in Via Già Corte D’Appello. Costei acquistava la neve in inverno e poi la vendeva sotto forma di ghiaccio in estate, visto che, all’epoca, non c’era ancora il frigorifero.

Baffonə Baffone. Il dittatore russo Stalin era chiamato Baffone, a causa dei suoi folti baffi. Era considerato uomo giusto ed illuminato dal popolo lavoratore, non necessariamente comunista. Questo spiega l’espressione popolare avà vənì Baffonə (verrà Baffone), cioè, prima o poi verrà chi metterà a posto le cose. Secondo loro in Russia regnava la giustizia e tutto funzionava alla perfezione grazie alla forza del dittatore ritenuto probo e saggio. La frase in questione, giunta fino ai nostri tempi, indica che quando qualcosa non va ci vorrebbe un dittatore giusto come Stalin. Certo è sbagliato rivolgersi a quel criminale e sanguinario dittatore, ma questa era la credenza del popolo lavoratore di allora.

Barracconə Baraccone. Sembra che tale soprannome sia stato dato ad un contadino che usava sempre baracconǝ per indicare abbondante raccolta di: Agguannǝ amǝ fattǝ nu baracconǝ dǝ renǝ = quest’anno abbiamo fatto un’abbondante raccolta di grano.

Cambəsandə Camposanto. Soprannome dato ad un signore che era stato custode del cimitero per tre decenni.

Capuzzeddə Testina. Soprannome attribuito a un signore che era solito mangiare teste di agnello.

Casscəteddə Cassetta. Soprannome di un signore che aveva la gobba, la casscǝteddǝ.

Catarreddə Chitarretta. Soprannome di un signore che usava cantare fingendo di accompagnarsi con una immaginaria chitarra.

Cəcatiddə Cecatiello. Noto ristoratore altamurano, famoso anche a livello nazionale. Il soprannome è dovuto ad un suo difetto visivo. Ha ospitato nei propri ristoranti, soprattutto in quello di Corso Federico II di Svevia, alcuni tra i più noti personaggi dello spettacolo.

Cèməcə Cimice. Nomignolo di un poveraccio che viveva nella più assoluta indigenza e sporcizia in un sottano infestato da cimici.

Cəpoddə Cipolla. Fu dato ad un certo Sante, bravo parəterə (costruttore di muretti a secco). Durante la pausa pranzo costui era solito appartarsi in un angolo e mangiare un tozzo di pane con un bel pezzo di formaggio. A chi, sospettoso per il suo atteggiamento, chiedeva cosa stesse mangiando, lui rispondeva sempre: “Penə e cəpoddə!” (pane e cipolla!). Da qui la nascita del soprannome.

Chəgghjàunə Coglione. Era un signore con una grossissima ernia inguinale. L’iniziale Cugghjàunə (grande ernia) è diventato in seguito Chəgghjàunə. 

Chenǝ (la) Soprannome di una signora dal carattere alquanto terribile come di un cane arrabbiato.

Chepədəfirrə Testadiferro. Soprannome di un signore che, dopo essere ruzzolato giù per molte scale, non si era rotto la testa.

Cìcərəfrittə Cecifritti.  Soprannome di un signore che vendeva ceci e semi abbrustoliti nelle cantine.

Cinghədənduddə Cinquedentini. È un signore a cui, da piccolo, spuntarono simultaneamente cinque dentini.

Citenovə Chi ha uova. Personaggio barese, ammogliato ad Altamura, vendeva uova barattandole con altro.

Coccodrillə Coccodrillo. Fu affibiato ad un ricco proprietario terriero che pretese da un suo mezzadro, che non poteva pagare quanto pattuito, mulo e traino in cambio.

Colettə cannelə Nicoletto candela. Era un signore silenzioso ma molto attento a quello che gli altri dicevano. Una volta un amico gli disse: “Ma tu mè parlə; mə perə a vvədè na cannelə” (ma tu non parli mai; mi sembra di vedere una candela). Da allora “Cannelə” divenne il suo soprannome.

Crawuttə Buco. Fu dato negli anni ’30 ad un contadino dal carattere allegro, sempre in cerca di un luogo ove stare in compagnia. A chi gli chiedeva dove andasse tutto solo per le vie della città, rispondeva sempre che andava in cerca di nu crawuttə (un  buco), in cui ficcarsi e scambiare quattro chiacchiere. Ovvio che proprio crawuttə diventasse il suo soprannome.

Cuccuwescə Civetta. Il soprannome viene dato ad un signore che era solito affacciarsi al portone di casa sua che aveva la parte inferiore chiusa. Il suo modo di guardare stando affacciato sul mezzo portone ricordava la civetta.

Culədəchjummə Culo di piombo. Soprannome attribuito ad un signore il cui deretano, pare, fosse stato impallinato.

Cundelə Quintale. Sembra che questo signore pesasse un quintale.

Curtə (i) I Corti. Il soprannome si deve alla loro bassa statura.

Fəgatiddə Fegatelli. Un piatto prelibato di un signore, di cui andava matto, era la coratella fritta (fegato, polmone, milza di agnello) con cipolla. Ogni volta che gli si chiedeva che cosa dovesse preparare, rispondeva sempre che avrebbe fatto nu picchə də fəcatiddə frittə (un po’ di fegatelli fritti). E dai oggi, dai domani, quello divenne il suo soprannome.

Faffrillə Fa freddo. Sembra che il soprannome sia stato originato dal fatto che un uomo usasse spesso l’espressione “fa freddo”, ogni volta che  metteva fuori il naso dalla porta in giorni freddi e nevosi.

Frajassə Fracasso. Fu dato ad un signore che andava in giro con un asino adornato di campane che facevano molto fracasso.

Fumettə Fumetto. Il soprannome fu attribuito ad un signore che, ingegnandosi molto nella risoluzione di particolari problemi o nella realizzazione di strumenti nuovi inerenti l’agricoltura, per lo sforzo mentale emanava fumo dalle meningi.

Fùrjə du callə Furia del caldo.  Nacque all’inizio dello scorso secolo. Faceva  molto caldo e un contadino si tolse di dosso gli abiti e continuò a zappare in calzədində (mutande). Quando finì, non li trovò più e dovette tornare al paese in mutande. I compaesani, vedendolo, gli dissero scherzando: “Tumuesə, a pəgghjetə callə, ciacchə tinne la fùriə du callə!” (Tommaso hai preso caldo, cos’hai la furia del caldo!). E gli appiopparono questo strano soprannome.

Giajandə Gigante. Soprannome dato ad un signore che aveva mostrato  molto coraggio e forza nel picchiare un sedicente mago e gettarlo in un burrone, perché questo mago guaritore gli aveva sottratto molto denaro per guarire sua figlia malata ma senza riuscirci.

Giuwannə Mustazzə Giovanni il Baffo. Si dice che un certo Giovanni fu arrestato per oltraggio a pubblico ufficiale perché chiamò il suo cane, di nome Mustazzə, proprio mentre passavano due gendarmi con un gran paio di baffi. Dovette faticare non poco per convincere le forze dell’ordine che non aveva offeso nessuno, ma aveva semplicemente chiamato il suo cane.

Mariettə la quarandenə Marietta la quarantena. Soprannome dato ad una certa Maria che, evidentemente, vestiva in modo sciatto come la moglie del carnevale, la quarandenə, appunto.

Mazzolə Mazzola. Soprannome di un macellaio somigliante al famoso calciatore dell’Inter anni ‘60 e ’70.

Menzavendə Mezzoventre. Nomignolo dato ad un signore che, dopo aver comprato della trippa, si recò in  chiesa per la messa. Il parroco nell’omelia disse: “Quandə sə nə fescə pə la vendə!” (cosa non si fa per la pancia ovvero per il cibo). Costui pensando che il rimprovero fosse diretto a sé, ribatté che per una volta che aveva comprato una mezza trippa si era  beccato quel pubblico attacco.

Minzə chəlombrə Mezzo fiorone. Era un signore che vendeva fioroni e, a volte,  affinché il peso fosse preciso, divideva il fiorone in due.

Minzəmandiddə Mezzomantello.  Soprannome dato ad un contadino che la notte fra l’uno e due Novembre entrò nella chiesa di S. Michele e in un’atmosfera surreale assistette tremante alla processione dei defunti. Quando riconobbe fra di loro un suo conoscente, scappò via proprio mentre il portone si stava chiudendo incastrando così metà del suo mantello.

Mittəwerrə Mettiguerra. Pare sia il soprannome appioppato ad un  persona irascibile e litigiosa.

Muliddə Mela piccola. Fu dato ad una persona che aveva le guance rosse come una mela piccola.

Munacàunə (la) Monaca grande. Era una donna che desiderava di farsi monaca ma pare che fosse nota soprattutto per i suoi facili costumi.

Murtècchjə Mortecchia.  Forse dovuto al colore cadaverico della pelle.

Nan zə potə Non si può. Dato ad un artigiano che era solito dare questa risposta alle richieste dei clienti.

Ninghənanghə Ningonango. Soprannome del bandito Giovanni Nicola Summa; già condannato per omicidio e amnistiato nel 1860, riunì una grossa banda che operava nel territorio di Potenza, diventando uno dei maggiori esponenti del brigantaggio meridionale noto per la sua freddezza e la sua atrocità. Il soprannome si deve forse al fatto che era balbuziente o che era claudicante.

Nisscənasscə Niscionascio. Nomignolo di incerta origine; forse un soprannome di un brigante claudicante come il brigante Ninghənanghə.

Patrəternə Padre Eterno.  Fu dato ad un signore che pare riuscisse a trovare lavoro a tutti.

Pəscəlonə Piagnucolone.  Soprannome dato ad un tizio che aveva la lacrima facile

Pəzzechə Bigotto. Fu dato negli anni ’40 ad un uomo credente che partecipava a tutte le manifestazioni religiose. Era molto buono e metteva in pratica gli insegnamenti del Vangelo. Una sera, dopo la funzione religiosa a cui aveva partecipato, costui si fermò a chiacchierare davanti al solito bar. Qualcuno nascose un petardo nella tasca della sua giacca il quale esplodendo gliela bruciò. Nonostante lo spavento, non solo non si adirò, ma il giorno successivo, recatosi allo stesso bar, offrì un caffè a tutti e rivolto al responsabile dello scherzo, disse: “A tàjə, vistə ca sì tu, tə nə vogghjə pajè douə!” (= A te, visto che sei tu, te ne voglio pagare due).

Pezzəvìcchjə Pezze vecchie. Soprannome di quattro sorelle, sfortunate in amore che invecchiarono senza riuscire a maritarsi.

Picchəsagnə Poca lasagna. Soprannome di un  marito che si lamentava sempre della scarsa quantità di pasta preparata dalla moglie.

Pisscianderrə Pisciatterra. Sembra essere stata una donna anziana che, non potendosi più trattenere, allargando un po’ le gambe, la faceva per terra senza dare scandalo visto che le donne anziane indossavano una gonna che arrivava fino ai calcagni.

Prəcuechə Percoca. Sembra sia stato un fruttivendolo che vantava la sua mercanzia al grido ripetuto di prəcuechə.

Saltariddə Saltagrillo. È il soprannome dato ad un proprietario terriero che si contraddistingueva per la sua velocità nell’operare nei campi. Spesso costui andava a controllare che i lavori procedessero con sveltezza. Un giorno accortosi della particolare lentezza di due dei suoi operai nel legare i fasci di grano appena raccolti, si avvicinò loro mostrando, con grande maestria, come avrebbero dovuto svolgere il lavoro. Vətuccə, questo era il suo nome,  si piegava sulle ginocchia e, una volta legato il fascio, con un abile salto passava alla composizione del fascio successivo. “Acchəssì se fescə !” (Così si fa!), disse ai suoi uomini che risposero: “Ma vitə a Patrunə Vətuccə, zombə com’a nu riddə; l’amà chjamè Vətuccə Saltariddə” (Ma guarda Patrone Vituccio, salta come un grillo; lo  chiameremo Vituccio Saltagrillo).

Sceməninnə Andiamocene. Era un signore che aveva un curioso intercalare: Sceməninnə (andiamocene) e non se ne andava mai.

Scərrocchə Scirocco. Soprannome attribuito ad un signore che era solito rispondere scərrocchə, ogni volta che gli veniva chiesto che tempo facesse.

Sckopparəzzule Trangugia orciolo. Soprannome di una persona che riusciva a tracannare orciuoli di vino uno dopo l’altro.

Scopettə Scopetta. Era un signore il cui attrezzo di lavoro era la scopa in quanto spazzino.

Scurciandə (u) Lo scorticatore. Lo scorticatore era un signore che veniva chiamato a scuoiare gli animali che morivano o venivano ammazzati.

Scurriscə Scudiscio. Detto così di un conducente di traini che faceva schioccare spesso il frustino.

Səbbissə Subisso. È il soprannome con il quale era noto un contadino molto svelto nello svolgere il lavoro che gli veniva commissionato. Era una caratteristica di famiglia, ma nel suo caso, era più accentuata poiché le necessità erano veramente tante avendo in casa ben 16 bocche da sfamare e quindi nel lavoro doveva bruciare i tempi.

Senzanuddə Senzanulla. Soprannome di una famiglia ora molto ricca ma che un tempo non possedeva nulla; erano, appunto, senza niente.

Səveltə Svelto. È il soprannome dato ad un commerciante  di  cereali. Costui, quando chiamava i facchini per scaricare i sacchi di grano, li esortava in continuazione con la frase: “Səveltə uagnunə, səveltə” (svelti ragazzi, svelti). Da qui tale soprannome.

Spaccamondə Spaccamondo. Soprannome di una famiglia un cui antenato contadino, alla fine del 1800, vinse una particolare gara per cui si meritò tale titolo. Questa consisteva nel tracciare un solco che andava dalla chiesa della Consolazione fino alla Marinella. Vinceva chi riusciva a tracciarlo più dritto. Quello fatto da questo contadino risultò il migliore al punto che tutti dissero che il solco era così dritto che si poteva spaccare il mondo a metà. E Spaccamondə fu il suo soprannome.

Sparaterə Pirotecnico. Prepara fuochi d’artificio.

Spəniddə Spinello. Soprannome, pare, sia stato dato ad un tizio che raccoglieva le cicche da terra, le svuotava e ne faceva una sigaretta intera.

Stuwalettə Stivaletto. Il soprannome nasce negli anni ’40 quando ad un uomo tornato da campagna con i pantaloni inzaccherati fino alle ginocchia i vicini di casa per scherzo gli dissero: - T’a fattə i stuwalittə = ti sei fatto gli stivaletti.

Tre ddì e tre ddì Tre dì e tre dì. Era un signore che proprio stacanovista non era: lavorava solo tre giorni e riposava gli altri tre.

Trendaquattə Trentaquattro. Un cantiniere aveva del vino molto buono che vendeva a 34 soldi il litro. Nonostante il prezzo un po’ alto per quei tempi, si sentiva spesso, i giorni di festa, la frase: “A cinə a ma ggì”? “Scemə a trendaquattə”  (Da chi dobbiamo andiamo? - Andiamo da Trentaquattro).

Trənghəniddə Mangiatoia mobile. È il nomignolo di un falegname, basso di statura, che costruiva mangiatoie mobili a forma di culla, i trənghənerrə.

Zippə ‘mmocchə Zippo in bocca. Era un signore che andava in giro sempre con la cicca della sigaretta tra le labbra.