Crea sito
Stampa

Dialetto-Italiano  A   B   C   D   E   F   G   H   I   J    L   M   N   O   P   Q   R   S   T   U   V   W   Z

Italiano-Dialetto  A   B   C   D   E   F   G   H   I   L   M   N   O   P   Q   R   S   T   U   V   W   Z
 

                                                              ***

F f. Come iniziale di parola f raddoppia dopo a, è, pə, sə, sò, ste, trè: nan a ffè nuddə, crè ‘ngə l’è ffənesscə, u pìgghjə pə ffessə, u sə ffəchəjetə, mə sò ffattə na raggiunetə, stè ffìcchə la ferə, stonnə trè ffichə sobbə a tàulə, ecc.

fabbrəcatàurə V. frabbəcatàurə.

fabbrəchè V. frabbəchè.

faccə1 sf. faccia (lat. faciem). ♦ Tu tinnə do faccə = tu hai due facce. Non mantieni la parola data.

faccə2 sf. coraggio (lat. faciem). ♦ Avè faccə də prəsəndartə doppə tanda timbə? = avrai il coraggio di presentarti dopo tanto tempo? || E chə cə faccə mə circhə nu ‘mbristə? = e con che coraggio mi chiedi un prestito? || Nan’evə faccə də trasì = si vergogna di entrare.

faccə (alla) loc. in barba a, a dispetto di. ♦ Alla faccə də ci nə volə melə = alla faccia di chi ci augura del male. Di solito l'espressione viene detta davanti ad un bel pranzo o in occasione di un brindisi.  

faccə də cazzə loc. persona senza vergogna, imperturbabile, impassibile, sfacciato,. Lett.: faccia di cazzo. ♦ Jiə mə jaltaràjə ma cheddə faccə də cazzə remuanàjə ddè comə cə nan erə pə jiddə = io mi arrabbiavo ma lui rimaneva lì per niente turbato come se non lo riguardasse.

faccə (də do) loc. inaffidabile, falso, subdolo. Lett.: di due facce. ♦ Nan də fədannə də cuddə, jè də do faccə = non aver fiducia in quello, è falso.

faccəfrondə1 avv. dirimpetto (lat. facies in fronte).

faccəfrondə2 sm. contraddittorio, confronto.

faccəltonə sm. fazzolettone (tardo lat. faciolum). Grosso e pesante scialle di lana che fa parte principalmente dell’abbigliamento femminile grosso modo corrispondente al mantello maschile.

faccennə sf. faccenda (lat. facienda = cose da fare).

faccənnirrə sm. faccendiere.

faccəprovə sm. confronto, faccia a faccia.

faccetə  sf. facciata.

faccətestə sm. sfrontato.

faccəverdə sm. arcigno, faccia verde, demonio. In senso metaforico indica un essere cattivo, maligno. ♦ Jé nu faccəverdə = è una faccia verde. La credenza popolare vuole che un viso color bile sia sinonimo di falsità e cattiveria. È come se il maligno abbia un colore distintivo, per cui diventa più facile evitarlo.

faccialavetə sf. gentilezza di facciata. Lett.: faccia lavata. Buone maniere formali, cioè quando si fa o si dice qualcosa solo in ossequio alle buone maniere o alle tradizioni.

facciarulə V. fuacciarulə.   

facciatostə sf. sfrontata (lat. facies tosta).

faccioddə1 sm. visino.

faccioddə2 sf. baciatura. I pani, durante la cottura, tendono ad allargarsi lateralmente; perciò, se infornati vicini, si baciano l’uno l’altro. Staccati dopo la cottura rimane su di essi una faccia che è detta baciatura, cioè, faccioddə.

facciòmənə1 sf. gufo (lat. facies homini). Il significato letterale è faccia di uomo.

Facciomənə2 sopr. È un soprannome che significa Faccia di uomo.

facciòmənə3 sm. mascherone (lat. facies homini). Maschera apotropaica, cioè, che tiene lontano il male. È presente su alcuni portoncini o sotto i balconi ed ha valore scaramantico. È riferito anche a persone dal volto poco simpatico.

facəlonə sm. facilone (lat. facilem).

facultè sf. facoltà (lat. facultatem).

fafalischə agg. ingenuo.

Faffrillə sopr. È un soprannome che significa Fa freddo. Sembra che il soprannome sia stato originato dal fatto che un uomo usasse spesso l’espressione “fa freddo”, ogni volta che metteva il naso fuori dalla porta in giorni freddi e nevosi.

fafùgghjə sm. favonio (lat. favonium). Vento caldo secco.

faggenə sm. fagiano (gr. fasianós = uccello del fiume Fasi nell’odierna Georgia).

fagliandə agg. privo (tardo lat. fallare = mancare). Termine usato nel gioco delle carte quando un giocatore è privo di qualche seme: jè fagliandə a spedə, cioè, non ha spade.

fajàulə sf. vigore (lat. inflare). ♦ Stè ppìgghjə fajàulə = (il fuoco) sta riprendendosi.

Fajelə np. Raffaele.

falcə sf. falce (lat. falcem).

falciàunə sm. falcione (lat. falce[m] + àunə; pl. falciunə).

falənerə sm. canestro per giuncata. Fiscella di circa 2 chili data al massaro come incentivo per il lavoro ben fatto ed anche per fare un presente.

fallì vb. fallire (lat. volg. fallire). ♦ Cə wè fallì, mannə forə e nan gə scì = se vuoi fallire, manda in campagna e non andarci. La presenza del padrone è necessaria affinché i lavori procedano speditamente.

faloppə sf. fame (tardo lat. faloppa).   

falzə agg. falso (lat. falsum).

falzəfəchè vb. falsificare, contraffare (tardo lat. falsificare → falsum facere).

falzətè sf. falsità (tardo lat. falsitatem).

falzə trattə (a) loc. con inganno. Lett.: tirato fuori con falsità. ♦ U sò ppəgghjetə a falzə trattə = l’ho preso con inganno (riuscendo a sapere la verità).

fàməcə agg. terreno friabile (lat. famicem = contusione, livido).

famìgghjə1 sf. famiglia (lat. familia).

Famìgghjə2 sopr. È un soprannome che significa Famiglia.

fanatəcarì sf. ostentazione (lat. fanaticum).

fandasì sf. soddisfazione, preoccupazione, fantasia, capriccio (gr. phantasìa). ♦ M’è vənutə la fandasì də scirmə accattè n’alta borzettə = m’è venuto il capriccio di comprarmi un’altra borsetta. || Dèbbətə luwetə, fandasì passetə = debito tolto, preoccupazione passata.

fanelə sm. fanale (gr. phanós = lanterna).

fangottə sm. fagotto, fardello (fr. fagot).

fanovə sm. falò (gr. phanòs = grande fiamma). I falò si accendevano a S. Giuseppe (19 marzo) e, una settimana dopo, all’Annunziata. Questa tradizione, oggi quasi del tutto scomparsa, nasce da un racconto, chissà quanto attendibile, riguardo S. Giuseppe che andò in cerca di un po’ di fuoco. Lo trovò presso alcuni pastori e non avendo un recipiente in cui metterlo, lo avvolse nel suo mantello e lo portò alla grotta in cui stavano Maria e il Bambino Gesù tremanti per il freddo. Per miracolo il mantello resistette all’azione del fuoco e non si bruciò, come si evince dalla seguente filastrocca che nonne e bambini, seduti attorno al falò, recitavano: S. Gəseppə pauriddə məttì u fuechə jind’o muandiddə, u muandidde nan s’abbrusciò e S. Gəseppə s’angalləsscì = S. Giuseppe poverino mise il fuoco nel mantello, il mantello non si bruciò e S. Giuseppe si riscaldò.

Farawallə sm. Faraualla. È l’inghiottitoio più profondo (trecento metri circa) dell’Italia meridionale. Si trova sulla murgia Franchini e significa forse “foro nella valle”. ♦   Quannә ammenә Farauallә, lassә tuttә e pìgghjә u sciallә = quando spira Farawallә, lascia tutto e prendi lo scialle.

farəneddə1 sf. farinello. Farina mista a cruschello usata principalmente per l’alimentazione degli animali.

farəneddə2 sf. farina lattea. Particolare miscela di farine per ricavarne latte. Data dagli USA alla POA (Pontificia Opera Assistenza), dopo la Seconda Guerra Mondiale, e tramite l’ECA (Ente Comunale Assistenza) giungeva alle varie parrocchie che provvedevano a distribuirne alle famiglie in stato di bisogno.

farəneddə3 sf. neve a fiocchi molto minuti da sembrare farina. ♦ Stè nəvəchescə a farəneddə = nevica a farinella.

farəsèjə sm. fariseo, ipocrita (tardo lat. pharisaeus → gr. pharisaios → aramaico perishayya = separati).

farinə sf. farina (lat. farina → far = farro).Ci vengə apprimə, chechə la farinə = chi vince prima, ci rimette poi la farina. Chi non si ritira in tempo dopo una vincita gli può capitare una perdità.

farinə də wuressə loc. farina integrale, farina di grossetto.

farlə a n’orə də nottə loc. ridurlo a pezzi. Lett.: farlo ad un’ora di notte. ♦ Quannə l’acciaffò, u fuacì a n’orə də nottə = quando l’acchiappò, lo fece a un’ora di notte, cioè, lo ridusse malissimo.

farmacì sf. farmacia (fr. pharmacie → gr. farmakeio).

farmacistә sm  farmacista.

farnerə V. fuarnerə.

farrabbuttə1 sm. farabutto (ant. ted. freibeuter = corsaro, predone).

farrabbuttə2 sm. traghetto (ingl. ferryboat → ferry + boat = barca per traghettare).

farrə sm. farro (lat. farrem). Un piatto di altri tempi era u farrə. Si inumidiva il grano e lo si schiacciava in un mortaio di pietra con un pestello di legno. Si eliminava la pula e lo si calava nell’acqua bollente. Una volta cotto, veniva scodellato in grandi piatti (i piattə rəjelə), e poi condito con sugo e formaggio o semplicemente con cipolla sfritta e peperoncini.

farsə capescə loc. rassegnarsi. Lett.: farsi capace.

farsə də cində culurə loc. imbarazzarsi per essere stato scoperto. Lett.: farsi di cento colori.

farsə fumè i naschə loc. darsi molte arie. Lett.: farsi fumare le narici.

farsə la croscə loc. farsi il segno della croce.

farsə la croscə allammersə loc. farsi il segno della croce al contrario. Gesto scaramantico.

farsə la mmendə capescə loc. capacitarsi, convincersi. Lett.: farsi la mente capace. ♦ Cherə cumbuerə, n’amà ffè la mmendə capescə: i giùvənə də joscə nan də rəspèttənə chjù = caro compare, dobbiamo capacitarci: i giovani di oggi non ti rispettano più.

farsə la wocchə loc. rifarsi la bocca. Togliere un cattivo sapore dalla bocca per mezzo di un qualcosa quali una caramella, un cioccolatino, un liquore o altro.

fàrsələ vb. farsi, possedere sessualmente. ♦ Mə la so fattə chedda jacquamortə = me la sono fatta quella ragazza.

farsə l’òcchjerə caliddə caliddə loc. essere abbacinato. Lett.: farsi gli occhi caligine caligine. ♦ Mə fàscənə l’òcchjərə caliddə caliddə = sono abbacinato. È la perdita momentanea della vista, provocata da una diretta esposizione dell’occhio a luce intensa, quasi fossero coperti da una caligine (caliddə).

farsə na seghə loc. masturbarsi.

farsə nə bbianghə e manghə russə loc. restare impassibile. Lett.: non farsi né bianco e neanche rosso. ♦ U pəgghjòrnə a pizzədapitə, ma cuddə nan fascì nə bbianghə nə russə = lo trattarono come pezza da piedi, ma lui restò impassibile.

farsə nizzə nizzə loc. rimpinzarsi. La locuzione riferita al mangiare nizzə nizzə o niccə niccə in altri dialetti,  probabilmente deriva in seguito all’aferesi del primo elemento di (casta)neccio o (casta)niccio o (castag)naccio, dolce fatto con farina di castagne, pinoli, uva e rosmarino. ♦ S’è fattə nizzə nizzə = si è rimpinzato. Si usa dire quando si è fatta una gran bella mangiata.

fasciddə V. frasciddə.

fasscə1 V. fuasscə1.

Fasscə2 V. Fuasscə2.  

fasscə3 sf. fascia, fusciacca (lat. fasciam).

fasscè vb. fasciare (lat. fasciare).

fassə sf. fascia. Ampia e lunga striscia di tela con la quale si avvolgeva il corpo del lattante, già avvolto prima nello spràinə e poi nel cupurturə, dalle ascelle in giù. Il risultato di questa operazione era u stùppələ. Sistemato così il bambino, s’inseriva u stùppələ in un sacchetto, u sacchətiddə. Così finiva l’operazione di ‘mbassè u criaturə.

fastədiarsə vb. infastidirsi.

fastədiè vb. infastidire (lat. fastidire).

fastədiàusə agg. strana. Riguarda di solito la salute. ♦ Nan zeccə ciacchə jè, mə sendə totta fastədiàusə = non so cos’abbia, mi sento strana.

fastədiusə agg. strano (lat. fastidiosum).

fastìdjə sm. fastidio (lat. fastidium = noia, malessere).

fasulə sm. fagiolo (lat. phaselum). ♦ Ci s’avandə da sulə jè nu fasulə = chi si vanta da solo non vale un fagiolo. Di solito coloro che si vantano di avere tutto o saper fare tutto sono persone che non valgono o non hanno un tubo. || Pastə e fasulə pàrlənə cu culə = pasta e fagioli parlano col culo. I fagioli favoriscono la fuoriuscita di aria.

fatəjè vb. lavorare, fatigare (lat. fatigare).Cə la fatì jerrə bonə, fatəjàjə purə u jalandommə = se il lavoro fosse buono, lavorerebbe anche il galantuomo (il che non sempre si verifica). || Stè a fatəjè də mortə = sta lavorando di morte. L’espressione si riferisce a chi sta esalando l’ultimo respiro. Secondo una tradizione nella stanza di un moribondo, si accendeva una candela consacrata il giorno della Candelora. Quando questa si spegneva, si spegneva anche la vita della persona.

fàtəvə sm. stupido (lat. fatuum).

fatəwignə agg. sciocco.

fatì sf. lavoro (lat. volg. fati[ga]). ♦ Fatì fattə, dənerə aspettə = lavoro fatto, denaro spetta. Ad ogni attività lavorativa spetta la giusta ricompensa. || U sudàurə du fatì adorə = il sudore del lavoro odora.

fatiatàurə sm. lavoratore (lat. fatigator).

fattappostə sm. oggetto appropriato (lat. factum appositum). Lett.: fatto apposito. Oggetto di varia natura fatto appositamente per una data funzione.

fattariddə sm. fatterello.

fattə1 sm. questione, fatto (lat. factum; pl. fàttərə). Cə wè sapè i fàttərə də l’altə, vitə i fàttərə də castə = se vuoi sapere i fatti degli altri, guarda quelli di casa tua. I problemi degli altri sono come i nostri perché ogni mondo è paese.  

fattə2 agg. maturo (lat. factum).  ♦ Uochə a ffè i chelumbrə c’awonnə fattə = vado a raccogliere i fioroni perché sono maturi. In riferimento a persone ha il senso di adulto. ♦ Jè n’ommə fattə ormè = è un adulto ormai.  

fattizzə agg. spesso, doppio, rozzo (lat. facticium).

fattorə sm. fattore (lat. factor). Era l’amministratore di un’azienda agricola, persona cui erano affidate molteplici mansioni e doveva provvedere a tutto e a tutti.

fatturə1 sf. sortilegio, stregoneria, malocchio (tardo lat. factura). ♦ ‘Ngə awonnə fattə la fatturə = gli hanno fatto un sortilegio. La fatturə era richiesta ai cosiddetti mascəjerə (maghi) dietro ricompensa per esercitarla a danno di altri. Quella più praticata riguardava l’amore.

fatturə2 sf. fattura commerciale (tardo lat. facturam).

fatuarì sf. stupidità. Il 16 agosto era detto la dì də la fatuarì perché, dopo la lunga nottata del 15 agosto (Sanda Marì), la gente, in debito di sonno, camminava per strada come intontita, come fàtəvə.

faveddə sf. loquacità, parlantina (lat. fabellam = raccontino).

favettə sf. purè di fave. ♦ Cəcureddə e favettə la vendə abbottə e u culə assettə = cicorielle e purè di fave il ventre gonfiano e il culo rassodano.

favinə sm. favette. Fave piccole usate per il foraggio di animali  domestici.

fawurì vb. favorire (lat. favere).

fawuritə int. favorite, accomodatevi. Modo formale usato per invitare qualcuno a partecipare al pasto o alla bevuta che si stava consumando.

fawùgghjə sf. favetta. Varietà di fava per foraggio: ha semi piccoli, rossi o violacei.

1 vb. fare. ♦ A ppaisə ca vè, ciacchə vitə fè = a paese dove vai, ciò che vedi fai. Il buon senso vuole che ci si adegui ai costumi dell’ambiente dove si va a vivere.

2 vb. maturare. ♦ Nan awonnə angorə fattə i chəlumbrə = i fioroni non sono ancora maturati.

fè a ccangə loc. scambiare, barattare. Operazione molto diffusa fra ragazzini quando si scambiano le figurine di calciatori.

fè a la vannə də loc. parteggiare per.

fè amorə loc. amoreggiare, corteggiare.  ♦ A ffè amorə chi mònəchə jè timbə persə = corteggiare le monache è tempo perso. || Chidd’e ddò fàscənə amorə = quei due amoreggiano.

fè a tuzzetə loc. fare a capocciate. Gioco di ragazzini che consisteva nel darsi testate.

febbrə sf. temperatura, febbre (lat. febrem). ♦ Məsùrəngə la febbrə = prendigli la temperatura.

febbrə də crəsscenzə loc. febbre di crescita. Si credeva che la crescita dei bambini portasse un po’ di febbre.

febbrə mangiandə loc. febbre del mangione. ♦ Cuddə tenə sckittə la febbrə mangiandə = quello ha semplicemente la febbre del mangione. Espressione per deridere chi dice di essere malato e trascorre tutto il tempo della malattia a mangiare.

febbrə o mussə loc. herpes sul labbro. Lett.: febbre sul muso.

fəbbrerə V. frəbberə.

fè bruttə loc. essere irascibile, reagire male. ♦| Mamma màjə quandə fè bruttə = mamma mia, come sei irascibile.

fè capesscə ca loc. alludere.

fè carn’e puercə loc. abusare vergognosamente della roba altrui.

fè cartə falzə loc. brigare. Lett.: fare carte false. Agire con astuzia e mezzi non sempre onesti.

fəcazzə sf. focaccia (tardo lat. focacia). ♦ Pəgghjè cazzə pə fəcazzə = scambiare una persona per un’altra o capire una cosa per un’altra. Corrisponde all’italiano prender lucciole per lanterne. Lett.: prendere cazzo per focaccia. ~ Fra le diverse varietà di focacce sono da annoverare: la fəcazzə a la stufə (focaccia dolce fatta con i ciccioli); la fəcazzə ‘nderrə (focaccia cotta direttamente sul pavimento del forno); la fəcazzə o fuirrə, (la focaccia nella teglia) e il noto u puasticcə (il pasticcio).

fəcazzeddə sf. focaccina (tardo lat. focacia).

fəccarsə vb. intrufolarsi, ficcarsi (lat. volg. fi[gi]care = far penetrare con forza).

fəcchè vb. ficcare (lat. volg. fi[gi]care = far penetrare con forza). ♦ Abbastə ca ficchə la chepə jində = basta che ficchi la testa dentro. Esprime l’importanza di possedere una casa per quanto piccola. ~ Indovinello 47: Tricchə, tricchə, na mmə colchə cə nan gə lu fuicchə = tric tric, non mi corico se non glielo ficco. Soluzione a pagina 336.

fəcchè la ferə loc. gridare. Lett.: ficcare la fiera.

fəcchettə sm. ficcanaso.

fè cə fè loc. dato che devi farlo, dal momento in cui devi farlo. ♦ Fè cə fè, fallə buenə = visto che devi farlo, fallo per bene.

fəchəjarsə vb. darsele.

fəchəjè vb. bastonare, darle.

fəchəjetə sf. bastonata, botte. ♦ Mo t’è ffè na fəchəjetə = ora avrai tante botte.

fəchərinnə sm. fico d’India (lat. ficus indica). Il frutto è originario dell’America centrale, che, secondo Cristoforo Colombo, erano le Indie Orientali.

fèchətə sm. fegato (lat. [jecur] ficatum = [fegato] farcito di fichi).

fe cundə perə loc. arrotondare, fare cifra tonda. Lett.: fare conto pari.

fәdanzamendә sm. fidanzamento. È la promessa reciproca ufficiale di matrimonio. I fidanzati si scambiavano doni e si solennizzava l’evento con un grande festeggiamento.

fədanzarsə vb. fidanzarsi.

fədarsə1 vb. star bene, farcela (lat. volg. fidare). Tə na fitə də purtè chessa valiscə? = ce la fai a portare questa valigia? || Joscə nan mə nə fitə michə = oggi non mi sento per niente bene.

fədarsə2 vb. fidarsi, avere fiducia (lat. volg. fidare → fidus = fedele).

fedda rossə loc. bruschetta. Lett.: fetta rossa. ♦ Agnunə tirə u fuechə ‘nnanzə a la fedda rossə sawə = ognuno tira il fuoco davanti alla sua fetta. Ricorda l’italiano: ognuno tira l’acqua al proprio mulino.

fəddàunə sf. fettona di pane (lat. [of] fett[a] + àunə; pl. fəddunə).

feddə sf. fetta (lat. [of]fetta, diminutivo di offa = focaccia). Parte di cibo larga e di vario spessore. Nell’edilizia è il tufo tagliato dello spessore di 10-15 cm.

fəddəscè vb. affettare.

fəddozzə sf. piccola fetta di pane (lat. volg. fitutia).

fədelə agg. fedele (lat. fidelem). ♦ Amiscə chə ttuttə, fədelə chə nəssciunə = amici con tutti, fedele con nessuno. Spesso concedere eccessiva fiducia può portare a scontri e/o delusioni.

fèdәrә sf.  federa (ted. ant. fëdara).

fè do zumbə loc. fare quattro salti, ballare. ♦ Jerrə tuttə n’altacchè quannə u sàbbətə n’aunàimə e faciàimə do zumbə = era tutt’un’altra cosa quando il sabato ci si riuniva e si ballava.

fədùcjə sf. fiducia (lat. fiducia → fidere = fidarsi; contr. sfədùcjə).

fè fəlottə loc. marinare la scuola. Molto probabilmente fəlottə deriva da flotta perché in origine i ragazzi che marinavano la scuola andavano a giocare nelle pozzanghere con le barchette di carta.

fè fində loc. fingere.

Fəgatiddə sopr. È un soprannome che significa Fegatino. Un piatto prelibato di un signore, di cui andava matto, era la coratella fritta (fegato, polmone, milza di agnello) con cipolla. Ogni volta che gli si chiedeva che cosa dovesse preparare, rispondeva sempre che avrebbe fatto nu picchə də fəcatiddə frittə (un po’ di fegatelli fritti). E dai oggi, dai domani, quello divenne il suo soprannome.

Fəggelə spl. Foggiali. È Piazza Don Minzoni, nota come Piazza Foggiali, i Fəggelə (dal latino Fovea che significa fossa); in quella piazza, infatti, c’erano le fogge o fosse per conservarvi il grano per la città.

fəgghjandə sf. partoriente.

fəgghjastrə smf. figliastro/a (lat. volg. filiastrum). ♦ Nan facimə ci fìgghjə e ci fəgghjastrə = non facciamo chi figli e chi figliastri. Non bisogna trattare in modo diverso persone uguali tra loro creando ingiuste discriminazioni.

fəgghjè vb. partorire (lat. filiare).

fəgghjetə sf. puerpera. La donna che ha di recente partorito.

fəgghjettə1 sf. foglietta (provz. folheta). Unità di misura di capacità equivalente a un litro circa.

fəgghjettə2 sf. passatella. Forse da “foglietta”, unità di misura

di circa un litro. Gioco di osteria nel quale il padrone, u puatrunə, e il sottopadrone, u sottə, scelti di volta in volta con un gioco di carte bevono o dispensano il vino secondo la loro volontà. Un terzo componente importante del gioco era il vino, u muirrə che aveva la facoltà di togliere il bicchiere di vino a chi u puatrunə e sottə l’avevano destinato. Scopo del gioco era di non far bere, mannè all’assuttə, o far ubriacare un giocatore. Questa situazione era la somma di tanti articolati e a volte strampalati discorsi che il più delle volte finivano in liti che procuravano risentimenti anche oltre i confini della cantina. Per i suoi rischi il gioco è stato vietato dalle leggi di pubblica sicurezza.

fəgghjulə sm. pollone (lat. filiolum).

fè i chjamində loc. affilettare. Rendere visibili le connessioni dei mattoni.

fè i faccəprovə loc. confrontarsi.

fè i lizzə loc. sbadigliare.

feisəbucchə sm. facebook. Neologismo. È un servizio di rete sociale nato nel 2004 che, a distanza di dieci anni dal suo lancio, conta oltre un miliardo di utenti attivi. Il nome Facebook prende spunto da un elenco con nome e fotografia degli studenti, che alcune università statunitensi distribuiscono all'inizio dell'anno accademico per aiutare gli iscritti a socializzare tra loro.

fè jirr’e jorrə loc. battibeccare.

fəlandə sf. filanda (tardo lat. filare = ridurre in fili). Opificio per la lavorazione di fibre tessili; in Altamura ce n’era una fino agli anni ’70 e lavorava principalmente la lana.

fəlannegnə sf. giorno feriale (ar. fallahun = contadini [?]).

fəlannerə sf. filandaia.

fè la nottə loc. fare la nottata per assistere un malato.

fè la pescə loc. rappacificare.

fè la polvə loc. spolverare (contr. fè polvə). Lett.; fare la polvere.

fəlarsə vb. incrinarsi (tardo lat. filare = ridurre in fili).

fəlàrsələ vb. svignarsela.

fè la scolə a loc. ammonire. Lett.: fare la scuola.

fəlaturə1 sm. filatoio.

fəlaturə2 sf. incrinatura, lesione.

felə sm. fiele (lat. fel).

fəlè1 vb. filare (tardo lat. filare = ridurre in fili). ♦ Ci volə fəlè, filə o spuitə = chi vuol filare fila allo spiedo. Vale a dire che se si vuol lavorare si può trovare il modo.

fəlè2 vb. incrinare (tardo lat. filare = ridurre in fili).

fələcətè sf. felicità (lat. felicitas).

Fələcettə np. Felicetta. Diminutivo di Felicia.

fələppinə sm. freddo di tramontana. ♦ Ammenə na fələppinə = fa molto freddo. Il nome viene direttamente dalle Isole Filippine dove è nota la presenza di venti freddi e forti.

fəlerə smf. fila lunga (sp. hilera → lat. filum = filo). Cose o persone messe in fila uno dopo l’altra.

fəletə agg. incrinato, lesionato (tardo lat. filatum = ridotto in fili).

fələttè vb. filettare.

Fəliscə1 np. Felice.

fəliscə2 agg. felice (lat. felicem).

fəlìscənə1 sf. fuliggine (lat. fuliginem).

fəlìscənə2 sf. ragnatela (lat. fuliginem). ♦ S’appìzzəchə e fəlìscənə = si appiccica alle fuliggini. Significa tentare di giustificarsi con qualcosa che non ha alcun fondamento. Corrisponde a: arrampicarsi sugli specchi.

fəlìscənə3 sf. persona molto magra.

fəlonə sm. sfilatino, filone, filoncino (lat. filum = filo). Forma di pane lunga e sottile chiamata filone per la forma allungata, come quella d'un filo un po' lungo.

fəlòsəfə sm. cavillatore (lat. philosophum). Persona che sottilizza eccessivamente nell’interpretazione delle parole altrui o altro.

Feluccə np. Feluccio. Diminutivo di Fajelə: Raffaele.

fè ‘mbaccə o nesə loc. lavorare. Lett.: fare sul naso. ♦ dichə c’ada fè ‘mbaccə o nesə cə wè wadagnè = io dico che devi lavorare sodo se vuoi guadagnare.

femə sf. fame (lat. famem). ♦ La femə caccə u lupə da la tenə = la fame caccia il lupo dalla tana. Anche l’uomo, in stato di estrema necessità, può essere portato a compiere cattive azioni.

fè melə sagnə loc. agitarsi. Lett.: fare cattivo sangue. ♦ E we fè tanda melə sagnə pə ccuddə jattəmamàunə! = e vuoi agitarti tanto per quel rimbambito!

fəmənazzə sf. gran bella donna, femminone (lat. femina + aceum).

fèmənə sf. donna, femmina (lat. femina). ♦  Jind’a na chesə addau stonnə fèmənə, nan avà trasì manghə nu jattə masculə = in una casa dove stanno donne, non deve entrare neanche un gatto maschio. Espressione di una moralità molto rigorosa; ricorda quel falso pudore del periodo vittoriano quando bisognava coprire pure  le gambe dei tavoli  a causa della presenza della parola gamba. || L’ommə che la pelə e la fèmənə chə la cucchjerə = l’uomo con la pala, cioè, deve portare soldi a palate e la donna con il cucchiaio, cioè, deve consumare con molta parsimonia. Il detto bene evidenzia il compito della donna alla quale era demandata la gestione del bilancio familiare.

fəməneddə  sf. donnina. Fanciulla o giovinetta assennata  (lat. femina + ellum). Se riferito ad un uomo significa  effeminato.

fèmənə də chesə loc. casalinga. Lett.: donna di casa.

fè menə a mmenə loc. fare contemporaneamente uno scambio. Lett.: fare mano a mano.

fè na càusə də dì loc. sbrigarsi. Lett.: fare una cosa di giorno.

fè na croscə sobbə loc. rinunciare per sempre, non pensarci più. Lett.: fare una croce sopra. ♦ Chiddə soldə ‘mbristə? Fangə na croscə sobbə. = quel denaro prestato? Non pensarci più, rinuncia definitivamente.

fè na faccə loc. fare una faccia scura. ♦ Appenə ‘ngə dəcibbə ca nan vulàjə scì cchjù a la scolə, mə facì na faccə = appena gli accennai che non intendevo andare più a scuola, mi fece una faccia scura.

fənalmendə avv. finalmente.

fənanzə sf. finanza (fr. finance).

fənanzirrə sm. finanziere (fr. financier).

fè na paləjetə loc. bastonare.

fè na scappetə loc. fare un salto. Breve visita. Lett.: fare una scappata. ♦ Cə jè nu puicchə də timbə vè ffe na scappetə a cumb’Andonnə = se hai un po’ di tempo fai un salto da compare Antonio.

fè na strəgghjetə loc. rimproverare. Lett.: fare una strigliata.

fè na voltə junə na voltə l’altə loc. alternarsi. Lett.: fare una volta uno una volta l’atro.

fendə sf. patta (lat. findere = dividere). Striscia di stoffa che copre l’abbottonatura dei pantaloni maschili e, per estensione, l’abbottonatura stessa.

fənelə sm. finale (lat. finalem).

fənesscə V. fərnesscə.    

fənestrə sf. finestra (lat. fenestra).

fənəstreddə sf. finestrella (lat. fenestra + ellum). ~ Indovinello 02: A na fənəstreddə ste na vəcchjareddə cu nu dendə sckittə; cə ‘ngə lu tirə, caccə nu gridə e accorrə tanda ggendə = ad una finestrella c’è una vecchietta con un dente soltanto; se glielo tiri, caccia un grido e accorre tanta gente. Soluzione a pagina 336.

fənəstriddə V. funəstriddə.  

fənətòriə sf. conclusione.

fè nevə nevə loc. percuotere, conciare per le feste, cambiare i connotati, picchiare qualcuno fino a renderlo irriconoscibile. Lett.: fare nuovo nuovo. ♦ Cə t’awandə t’è ffè nevə nevə = se ti prendo ti cambierò i connotati. Lett.: se ti prendo ti farò nuovo nuovo.

fe ‘ngule loc. lavorare sodo. Lett.: fare in culo.

fənòcchjə1 sm. omosessuale, finocchio (lat. fenuculum; pl. fənòcchjərə). Circa il senso di omosessuale dato a questo termine vi sono varie teorie. Per alcuni la voce deriverebbe dal latino fenor culi (vendita del culo); per altri lo si ricollega all'ortaggio omonimo perché il finocchio è pianta agamica, cioè che si riproduce senza essere impollinata, e quindi non ha bisogno dell’altro sesso. Secondo una teoria di linguisti e studiosi di storia del costume, la spiegazione più logica per cui il termine finocchio è stato accostato all’omosessuale è da ricercare nel significato che la parola aveva nel medioevo, e cioè persona dappoco, infida, uomo spregevole. Il finocchio come pianta e come spezia, vale pochissimo. Perciò il finocchio è perfetto per indicare un uomo che si pensa non valga niente: l’omosessuale.

fənòcchjə2 sm. finocchio (lat. fenucu[lu]m; pl. fənòcchjərə). Ortaggio che si consuma cotto e crudo in vari modi.

fè nu cazziatonə loc. rimproverare.

fənucchjiddə1 V. funucchjiddə1.  

fənucchjiddə2 sm. omosessuale (lat. fenuculum; pl. fənucchjerrə).

fè nu pənzirrə loc. pensare, riflettere. Lett.: fare un pensiero.

fənutə agg. finito (lat. finitum).

fè pənzirrə loc. riflettere. Lett.: fare pensieri.

fè polvə loc. impolverare (contr. fè la polvə).

fè prəscè loc. allietare.

ferə1 sf. fiera (tardo lat. feria = giorno festivo). Quella di S. Marco in Altamura era un’importante fiera istituita nel 1234 dall’abate Giovanni, nipote del feudatario Sparano da Bari, quando consacrò la chiesa di S. Marco, situata in via San Marco. La fiera si teneva nelle vicinanze ed aveva luogo il 25 aprile, giorno dedicato al Santo.

ferə2 sf. chiasso, baccano, grida. ♦ Stonnə a ffəcchè la ferə = stanno facendo un baccano indiavolato. 

fèrjə spl. ferie (lat. feriae = giorni festivi).

fərfəletə V. frəfəletə.  

fərì vb. ferire (lat. ferire).

fəritə sf. ferita.

fərmaggə V. furmaggə.

fərmarsə vb. fermarsi.

fermə agg. fermo (lat. firmum = stabile, saldo). ~ Indovinello 41: Stè fermə e caminə = sta fermo e cammina. Soluzione a pagina 336.

fərmè1 vb. fermare (lat. firmare = rendere stabile).

fərmè2 V. frəmmè.

fərmìchələ1 sf. formica (tardo lat. formicula). 

fərmìchələ2 spl. formicolio (tardo lat. formicula). ♦ Tegnə i fərmìchələ e jammə = sento un formicolio alle gambe.

fərnesscə, fərnì vb. finire (lat. finire). ♦ È fərnutə a brodə də cìcərə = è finito a brodo di ceci. Il brodo di ceci è denso e torbido; indica mancanza di serietà, conclusione deludente.

fərnutə V. fənutə.

fərrarì sf. fucina, bottega del fabbro (lat. ferraria). ♦ Fərrarì o spegiarì fìrrəmə u ciuccə ca mə n’àgghjə ggì = ferreria (bottega del fabbro) o farmacia ferrami l’asino che devo andare. Sta ad indicare che a volte è una perdita di tempo disquisire su sottigliezze, anche se nella fattispecie non è proprio una sottigliezza.

fərrè vb. ferrare.

fərrerə V. furrerə.  

fersə sf. striscia di stoffa ricavata da vecchie lenzuola (ar. firsa = pannolino).

fərtunə V. furtunə.  

fervə1 vb. bollire (lat. fervere). ♦ Mo sə nə venə a ffervə = ora comincia a bollire.

fervə2 sf. ferula (lat. ferula).

fərvəlitə spl. acne, foruncolosi (lat. fervor = calore [?]).

fè scennə la cùgghjə loc. scocciare. Lett.: far scendere l’ernia.

fè scennə u lattə loc. scocciare. Lett.: far scendere il latte. ♦ Mə stè ffè scennə u lattə = mi stai scocciando. Corrisponde all’italiano: far scendere il latte alle ginocchia.

fè scì loc. scommettere. Lett.: fa andare. ♦ Ama ffè scì cind’eurə ca ji sò capescə də… = scommettiamo cento euro che sono capace di… 

fəsckaliddə sm. fiscellina per la ricotta (lat. fiscellam = cestino).

fesckə sf. canestro di giunco (lat.volg. fisca). In esso si fa stagionare il formaggio canestrato.

fəsckelə sm fiscella (lat. fiscellam = cestino). Serve per metterci la ricotta.

fè segnə də sinə loc. annuire. Lett.: far segno di sì.

fəsiənumuì sf. fisionomia (gr. physiognomìa → physis gnomè = conoscenza della natura).

fəssarì sf. fesseria (lat. fessum → fessa = vulva [part. pass. di findere = spaccare; secondo i semantisti, i nomi degli organi genitali possono significare ‘stupido’]).

fəssarsə vb. intestardirsi (fr. se fixer).

fəssazzionə sf. fissazione (fr. fixation).

fessə1 sf. vulva (lat. fissa = spaccata).  

fessə2 V. fuessə3.

fessè vb. fissare (fr. fixer).

fəssəjaturə sf. pavoneggiamento, esibizionismo.

fəssəjè vb. pavoneggiarsi. ♦ Vitə comə sə nə vè fəssəjannə cu ccuddə bastonginə ‘mmenə = vedi come si pavoneggia con in mano quel bastoncino.

fəssetə sm e agg. fissato.

festə sf. festa (lat. [dies] festa = giorno festivo; pl. fistə). ♦ Doppə la festə la təmbestə = dopo la festa la tempesta. Dopo una festa c’è da lavorare molto (la təmbestə) per rimettere tutto in ordine. || Joscə jè festə, la pupə a la fənestrə, u sòrəchə a bballè e la jattə a ccucənè = oggi è festa, la pupa alla finestra, il topo a ballare e la gatta a cucinare. È una filastrocca.

fəstəceddə sf. festicciola. ♦ Nə scemə də fistə e fəstəceddə = ce ne andiamo di feste in festicciole. Si dice quando ci si dà sempre alla pazza gioia.

fətàusə agg. schifiltosa (sic. fitusa → lat. volg. foetosam → foetere = puzzare). Persona dai gusti difficili ed esigenti.

fetə1 sf. fede, fiducia (lat. fidem). ♦ Jàgghjə fetə a Cristə ca tə la struscə tuttə a mədəcinə = ho fiducia in Cristo che te li debba consumare tutti in medicine. Una maledizione lanciata, di solito, quando viene negata la restituzione del denaro prestato.

fetə2 sf. fata (tardo lat. fata → fatum = destino).

fətè V. afətè.

fətəlizzə1 V. futəlizzə1.  

fətəlizzə2 V. futəlizzə2.  

fətəlizzə3 V. futəlizzə3.

fətendə agg. puzzolente, fetente (lat. foetentem). ♦ Cə wè u puenə da cussə cummuendə, ada fè jind’o muazzə fətendə = se vuoi il pane da questo convento, devi fare nel mazzo fetente. Bisogna meritarsi qualsiasi cosa col sudore della propria fronte.

fətənziarì sf. fetenzia, porcheria (lat. foetens = puzzolente).

fè timbə loc. fare cattivo tempo. ♦ Cə i mòschələ cigghjèscənə a ffè timbə = se le mosche pungono, farà cattivo tempo. Lett.: farà tempo. L’espressione è anche usata da chi avverte particolari dolori: reumatismi, ferite rimarginate, ecc.

fəttè V. affəttè.

fəttuàrəjə V. affəttuàrəjə.

fəttuccə sf. fettuccia. Strisciolina di tessuto di vario colore per rifiniture.

fətusə1 agg. spregevole, infame, schifoso (lat. volg. foetosus → foetidus). Molto usato in siciliano e adottato in molti altri dialetti.

fətusə2 agg. schifiltoso (lat. volg. foetosum → foetere = puzzare). Persona dai gusti difficili ed esigenti.

fətutangulə smf. furbo, furba. Lett.: fottuto in culo. ♦ Jè nu fìgghjə də fətutangulə = è un furbone.

fevə sf. fava (lat. faba).

fè vədè loc. darla a intendere. ♦ Discə ca sepə fè tanda càusə ma jè sckittə pə ffè vədè = dice che sa fare tante cose ma è solo per darla a intendere.

fevə də cuèzzələ loc. fave fresche. Lett.: fave di baccello.

fevə munəletə loc. purè di fave (lat. faba mundatam = fava pulita).  

fevə muzzəcuetə loc. fave secche a cui venivano tolti i naselli. Le fave, prima di essere cotte, erano muzzucuetə, morsicate, ossia venivano private del nasello, operazione che nelle famiglie si effettuava generalmente con un coltello, ma spesso anche con i denti.

fè u bədonə loc. bidonare.

fè u dəsciunə loc. digiunare (contr. camarè). Non mangiare carne nei giorni di digiuno ecclesiastico: quaresima, venerdì santo.

fè u scuernə loc. rimproverare.

fè u sìmətə loc. avere conti e beni separati.

fəwurə sf. figura (lat. figura). ♦ Cə fuwurə amà ffe ‘nmenzə a chiddə səgnurə = che figura faremo in mezzo a quei signori. || A pəgghjetə jassə pə ffəwurə = hai equivocato. Lett.: hai preso asso per figura. Asso e figura sono due carte da gioco.

fe zurrəzzurrə loc. parlottare (sp. zurrir). Voce onomatopeica per indicare il ronzio delle api, dei calabroni.

fezzə sf. feccia (lat. volg. faeciam = feccia di vino).

ffəchescə agg. efficace (lat. efficacem → efficere = fare di tutto).

fforzə (a) loc. per forza.

ffurjə də (a) loc. a forza di.

fiacchə1 agg. fiacco (lat. flaccum = languido, floscio).

fiacchə2 sf. fiacca (lat. flaccum = languido, floscio).

fiammìfərə sm. fiammifero (lat. flammifer).

fianghə sm. fianco, lato (ant. fr. flanc).

fianghətə sf. fiancata (ant. fr. flanc).

fiaschə1 sf. fiasca piccola di legno da circa 1,5 litri (got. flasko).

fiaschə2 sm. fiasca grande di legno da circa 4 litri (got. flasko). Se di vetro impagliato è di circa 2 litri.  

fiaschə3 sm. fiasco, insuccesso (got. flasko).

fiascheddə sf. fiaschetta.

fiatè vb. fiatare (lat. flatare).

fìbbjə sf. fibbia (lat. fibula).

ficcaferә  sm. chiassone.

fichə1 sf. fico (lat. ficum). Frutto dell’albero di fico. Fra i diversi tipi di fichi i più noti sono i fichə gəndilə (fichi gentili, i più gustosi) e i fichə rəgginə (fichi regina).

fichə2 spl. botte. ♦ Lassə stè sə no ad’avè tanda fichə = lascia stare se no avrai tante botte.

fichə3 sf. vulva (gr. sykhen= fica). In questo senso era già presente nelle commedie di Aristofane (450 a.C. – 385 a.C.).

fietə sm. fiato (lat. flatum = respiro). ♦ Purə jè nu fietə = quanto meno mi fa compagnia. Lett.: pure è un fiato. Significa che la presenza di una persona, quantunque anziana e malata, non ci fa sentire soli.

fiffə sf. fifa (sp. fofa = molle, flaccido o ingl. fever = febbre, eccitazione).

Fifinə np. Fifino. Diminutivo di Serafino.

fìgghjə smf. figlio/a (lat. filium; pl. filə). ♦ Fìgghjə netə, dəstinə detə = figlio nato, destino dato. Ognuno ha il suo destino sin dalla nascita. || I filə so la rəcchezzə də la chesə = i figli sono la ricchezza della casa. || Na mammə fescə tandə pə nu fìgghjə, venə na fèmənə e sə lu pìgghjə = una mamma fa tanti sacrifici per un figlio, poi viene una donna e lo prende.

fìgghjə də bona mammə loc. figlio di buona donna. Pur se buona donna significa prostituta, l’espressione indica una persona che sa il fatto suo.

fìgghjə də la madonnə loc. santo cielo! Esclamazione davanti ad un fatto straordinario. Lett.: figlio della Madonna.

figghjədəminzemminzə sm. bastardo. Lett.: figlio di metà e metà.

fìgghjə də puttenə loc. figlio di puttana. Non ha sempre un senso denigratorio; spesso, invece, indica una persona furba, sveglia.

fìgghjəmə smf. mio/a figlio/a (pl. fìləmə).

fìgghjətə smf. tuo/a figlio/a (pl. fìlətə).

fignaddò avv. fino qua.

fignammò avv. finora (lat. fine mo[do]).

fignattannə avv. fino ad allora (lat. fine + fr. antan → lat. ante annum).

fignə prep. fino (lat. fine = fino a).

fignə ca cong. finché.

fignəddè avv. fin là.

fignəddò avv. fin qua.

filabustirrə sm. filibustiere, mascalzone (sp. filibustero).

filə1 sf. fila. ♦ Stè na filə ca nan fənesscə mè. Quannə m’è səprəjè? = c’è una fila lunghissima. Quando mi sbrigherò?

filə2 V. fuilə.  

filə3 spl. figli.

finammò V. fignammò.

finattannə V. fignattannə.

fində1 sf. finta.

fində2 agg. finto.

finə1 sf. fine (lat. finem).

finə2 agg. intelligente, fine. ♦  Sobbə o finə stè u strafinə = al di sopra del fine sta il sopraffino. Pertanto non si illudano i furbi perché c’è sempre qualcuno più furbo di loro. 

finə3 agg. sottile (lat. fine).

finə4 prep. fino (lat. fine = fino a).

finəmunnə sm. finimondo (lat. eccl. finem mundi).

finnə sm. fieno (lat. fenum).

fiondə sf. fionda (lat. volg. flunda). Strumento usato dai ragazzi per lanciare piccoli proiettili, specialmente sassi, costituito da un elastico fissato per capi a una forcella, che si tende e si lascia andare come la corda di un arco.

fioràjə sm. fioraio. ♦  A Ciccillə u fioràjə ‘ngə we discə cə ffiorə jè cussə = a Ciccillo il fioraio vuoi dire che fiore è questo. Si dice di quella persona che pretende di insegnare qualcosa a chi è esperto in quel campo.

fiorə sm. fiore (lat. florem; pl. fiurə).

firrə1 V. fuirrə1.   

firrə2 V. fuirrə2.  

firrə3 spl. attrezzi del mestiere, ferri (lat. ferrum).  

fisckə sm. fiscolo (lat. fiscum; pl. fesckə). Diaframma filtrante circolare metallico, ma anche di fibre vegetali, con i bordi rialzati e un foro al centro per l’inserimento nella guida della pressa, sul quale si stende la pasta delle olive per spremerne l’olio o le vinacce per ottenere il vino.

fitə V. fuitə.

fittə1 sf. cippo (lat. fictum = conficcato). Delimita il confine fra due proprietà.

fittə2 agg. fitto, denso (lat. fictum).

fittəfittə avv. fitto fitto. ♦ Chjovə / nəvəchescə fittəfittə = piove / nevica fitto fitto.

fiucchè vb. fioccare (lat. floccum = fiocco di lana).

fiuməcittə sm. sornione. Lett.: fiume silenzioso. Indica una persona calma e tranquilla solo in apparenza da cui è meglio guardarsi in quanto simula quiete e sotto sotto lavora per riuscire nei suoi intenti.   

flittə sm. insetticida (ingl. fly toxic = tossico per mosche). È il Diclorodifeniltricloroetano o DDT. Composto chimico usato per disinfestare gli ambienti dai vari insetti: mosche, zanzare, cimici, pulci, pidocchi, etc. Subito dopo l’ultima guerra, tutte le abitazioni, negozi e magazzini furono disinfestati con il DDT e sui muri delle casette di campagna trattate con questo composto veniva apposta la sigla DDT., come segno dell’avvenuto trattamento. In seguito ne è stato proibito l’uso perché ritenuto cancerogeno. In passato c’era un venditore ambulante che si aggirava per le strade della città gridando continuamente la stessa frase: o flittə o flittə o ddt, uccide pidocchi, pulci, cimici, o flittə o flittə o ddt; le massaie accorrevano e compravano il liquido che poi spruzzavano con una macchinetta vaporizzatrice: la pombə du flittə.

flosscə agg. floscio (sp. flojo).

foddə1 sf. folla (lat. volg. fulla nel significato di pressione → fullare = pigiare).

foddə2 sf. fretta (lat. volg. fulla nel significato di pressione → fullare = pigiare). ♦ Fàmmə scì ca wochə də foddə = fammi andare perché ho fretta. || Ciacchə, tinnə la foddə ‘ngulə? = e che, hai tanta fretta? Lett.: hai la fretta in culo.

fòdərə smf. fodero, fodera (long. fodr = custodia della spada).

fògghjə1 sf. foglia (lat. folia).

fògghjə2 spl. verdura.

foggə sf. pozzo che raccoglie l’acqua piovana dai tetti (lat. fovea = fossa).

folcə1 vb. otturare (lat. fulcire = sbarrare; contr. sfolcə).

folcə2 vb. ficcare (lat. fulcire = calcare). ♦ Sobbə o dolcə u muirrə sə folcə = sul dolce il vino si ficca (ci sta bene).

fondə sm. fondo, appezzamento di terreno.

fongə1 sm. fungo (lat. fungum; pl. fungə). I funghi cardoncelli (fungə cardungiddə), i funghi ferula (fungə fervə) e i funghi paglia (i fungə pàgghjə) sono fra i più apprezzati della zona. ♦ Fongə vistə da l’ecchje nan gresscə cchjù = fungo visto dall’occhio non cresce più. Se viene visto, anche se piccolissimo, il fungo viene subito colto.

Fongə2 sopr. È un soprannome che significa Fungo.

Fonzinə np. Fonzino. Diminutivo di Alfonzo. Questi era un signore dai grandi baffi che vendeva semi di zucca e ceci abbrustoliti che portava in una bisaccia appesa al collo insieme ad un misurino di legno per dare la giusta quantità della sua merce ai clienti.

forchə1 sf. forca (lat. furca). Attrezzo agricolo per rimuovere foraggi, paglia, letame, ecc., costituito da tre o quattro denti di ferro o di legno (usata solo durante la trebbiatura per separare la paglia dai semi del prodotto trebbiato) e innestato su un manico di legno.

forchə2 sf. forfecchia. Insetto onnivoro, ma prevalentemente fitofago, di forma allungata ed appiattita di colore brunastro con l’addome provvisto di due pinze che servono per l’accoppiamento.

fòrchjə sf. tana (lat. furcula = stretto passaggio a forma di V).

forə1 avv. in campagna (lat. foris = fuori). ♦ Ama ggì forə a nnu a ccògghjə i cəresə = andremo nella nostra campagna a raccogliere le ciliegie. || Sandə Stesə, vé forə e vitə ciacchə è rumuèisə = S. Anastasio, vai in campagna e vedi quello che è rimasto. Agli inizi di maggio, le gelate sono ormai terminate, quindi in campagna si può fare un resoconto di quello che si è salvato dai precedenti geli.

forə2 avv. fuori (lat. foris = fuori).

forə (da) loc. esternamente.

forə də loc. tranne, all’infuori di. ♦ Tuttə puetə discə forə də cuddə fuattə = tutto puoi dire tranne quel fatto.

forə la portə loc. estramurale (lat. foris porta). Lett.: fuori della porta. Le mura di cinta di Altamura avevano diverse aperture che corrispondevano alle Porte e Porticine di uscita e d’ingresso alla città: portə du Cuarmə (porta del Carmine), porta Gravinə che immette nella via per Gravina, portə di Fəggelə (porta Foggiali) che era la porta dell’antica Piazza delle Fosse dove c’erano le riserve del grano per la città, porta Materə che immette nella via verso Matera, portə Sanda Taresə, portəverə o purtəverə (porta Bari) di cui è tutt’ora esistente l’arcata della Porta: l’archə də la Purtəverə, la purtəceddə (porticina) che si trova appena si attraversa Via Maggio 1648 provenendo da Via P. Spennato.

forəməsurə agg. esagerato, smisurato (lat. foris mensura = fuori misura).

forestə sm. forestiero (provz. forestier).

forəterrə avv. paese straniero (lat. foris terra). Chiunque andava, abitava o veniva da un paese diverso dal proprio si diceva: vè forəterrə, jàutə forəterrə, venə da forəterrə.  Lett.: fuori terra.

forfè (a) loc. forfettariamente (fr. forfait).

forgə sf. fucina (fr. forge = officinal). Fornello dove si lavorano i metalli, scaldandoli e arroventandoli per poterli foggiare a colpi di martello o di maglio.

forma sf. formə (lat. formam o gr. morphè dopo metatesi).

formə di scarpə, formə du puetə loc. forma. Le forme delle scarpe, di varie misure, erano di legno e servivano ai calzolai per fare scarpe nuove. ♦ È cchjetə la formə du puetə sùwə = ha trovato la forma del suo piede. Ha trovato chi l’ha saputo mettere a posto.

fortə1 agg. forte (lat. fortem).

fortə2 agg. piccante (lat. fortem).

fortə3 sm. gradasso (lat. fortem). In espressioni del genere: tu puetə fè u fortə chi crejaturerrə, ma nàunə chə mmàjə = tu puoi fare il gradasso con i ragazzini, ma non con me.

fortə4 agg. terribile, indisciplinato (lat. fortem). ♦ Jassə ca ‘ngə dì i paràulə, jè fortə, mə fescə dəspərè = inutile rimproverarlo, è terribile, mi fa disperare.  

fort’è ca (u) loc. è un caso ma (lat. fors est). ♦ U fort’è ca l’acchjebbə dananzə = è un caso ma me lo trovai davanti.

fortəciddə agg. piccantino (lat. forticulum).

forzə1 sf. forza (lat. fortia).

forzə2 sf. costrizione (lat. fortia). ♦ Jè la forzə = siamo costretti.

fotrə sm. fodero (germ. fodr). ♦ I fotrə wonnə cummuattennə e i sciàbbələ stonnə appisə o puaràitə = i foderi stanno combattendo e le sciabole stanno appese al muro. Esprime rimprovero nei confronti di chi sta alla finestra invece di impegnarsi nel lavoro.

fottacumbuagnə sm. insincero, ambiguo, imbroglione profittatore dell’amicizia (tardo lat. futtere comes = ingannare l’amico). Chi agisce in modo ingannevole per imbrogliare o tradire gli amici. Lett.: fotte-compagno.

fottə1 vb. imbrogliare (tardo lat. futtere). L’awonnə futtutə = l’hanno imbrogliato.