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C c. La c iniziale spesso raddoppia dopo: a, cə, chə, e – jè, pə, sə, sò, trè: fattə a ccazzə, cə ccacchjə stè ffe, nan də məttennə chə ccuddə, jè ccomə a ttàjə, sò ttrè ccəppunə, sə cchjù ffessə də cumbuàrətə, pə cchessə nan zə vənutə…

ca1 cong. che (lat. quia, quam).

ca2 pron. che (lat. quam).

ca3 cong. chè (fr. car = perché). ♦ Spəcciàmənə ca u trenə nan aspettə = sbrighiamoci perchè il treno non aspetta.

cabbənettə sm. gabinetto (fr. cabinet).

cacacchə sf. cacca. Termine per bambini.

cacalandriscə sf. agrimonia (gr. kardamon = erba piccante + lat. scandicem = cerfoglio, erba aromatica e medicinale). Conosciuta pure come Ombrellino pugliese (per la forma delle infiorescenze). È un’erba commestibile e si consuma bollita e condita come l’insalata; nella medicina popolare è consigliata in infuso contro la caduta dei capelli o decotto nelle malattie nervose e come espettorante.

cacamində sm. scocciatura, rottura di scatole.

cacareddə1 sf. diarrea, cacarella.

cacareddə2 sf. tremarella dovuta ad un timore o forte paura (gr. kakandrìa = viltà).

cacarsə vb. sporcarsi (lat. cacare). ♦ T’a cachè la faccə pə ddo soldə = ti devi sporcare la faccia per due soldi. Vuoi perdere la stima per una sciocchezza.

cacarsə sottə loc. farsela addosso per una paura (lat. cacare).

cacaturə1 sm. latrina (lat. cacaturum).

cacaturə2 sm. stanzetta, buco (lat. cacaturum). Abitazione buia, angusta, squallida.

cacàunə1 sm. sciattone.

cacàunə2 sm. cacone. Chi va spesso di corpo ma anche persona paurosa.

cacàunə3 sm. cocchiume (tardo lat. caucums = tazza → gr. kauke). Indica l’apertura praticata su una doga di una botte, in corrispondenza del diametro massimo, che serve per vuotarla, riempirla o pulirla. È anche il tappo, di legno o di sughero, impiegato per chiuderla.

cacazzə sf. forte paura (gr. kachekteo = sto male).

cacazzusə sm. fifone.  

caccà smf. balbuziente.

caccavellə sf. automobile (lat. caccabum = pentola). Indica una macchina lenta e/o sinistrata.

caccə sf. caccia.

caccè vb. cacciare, mandare via (lat. volg. captiare). Caccè forə era un gioco di gruppo di ragazzi. Alcuni amici, seduti su una panca, si spingevano in modo tale che chi era seduto sulla parte terminale veniva mandato fuori per terra. Il malcapitato rientrava poi dall’altra parte e il gioco andava avanti.

caccəjè vb. cacciare, andare a caccia (lat. volg. captiare). ♦ La dəmènəchə sə jalzə la matina prestə pə ggì a caccəjè = la domenica si alza prestissimo per andare a caccia.

caccetə1 sf. cacciata, espulsione.

caccetə2 sf. fioritura di una pianta, i germogli.

caccetə3 agg. cacciato, espulso.

cacchə də l’ècchjə loc. cispa (gr. kàkke = escrementi). Prodotto viscoso secreto dalle ghiandole palpebrali che si deposita fra le palpebre specialmente durante il sonno.

cacchjàulə sf. asola.

càcchjə1 sm. cappio (lat. capulum = laccio).

càcchjə2 sm. cacchio, cavolo (lat. capulum = laccio). È un eufemismo di cazzo. ♦ Cuddə càcchjə də sartorə m’è fattə nu càcchjə də custumə senza na càcchjə de sacchettə; cə na ‘stè na càcchjə də sacchettə addau càcchjə è mettə sti càcchjə də səgarettə? = quel cavolo di sarto m’ha fatto un cavolo di vestito senza una cavola di tasca; se non sta una cavola di tasca dove cavolo metto ste cavole di sigarette?

càcchjò! int. capperi, caspita!

cacchjiddə sm. omiciattolo.

cacchjimə sf. sperma.

cacciavitə sm. cacciavite, giravite.

cacciulə sm. cagnolino.

cachè vb. defecare (lat. cacare). ♦ Cə Colinə cacàjə, na mmuràjə = se Nicola avesse defecato, non sarebbe morto. È inutile rammaricarsi di una scelta che, operata in maniera logica e razionale, ha determinato effetti negativi imprevedibili, anche se rimane l’amara constatazione che se avesse preso una piega diversa non ci si sarebbe trovati al punto in cui si è. || Nan mangə pə nnan gachè = non mangia per non andare di corpo. La frase riguarda chi è eccessivamente avaro. || Morə o cachè = muore per lo sforso di defecare. Il proverbio descrive chi si vanta di essere in grado di fare grandi cose e poi fallisce miseramente nelle cose più semplici e naturali.

cachetə1 agg. cisposo (lat. cacatum). ♦ Fè nu puicchə d’acquə pəpəteddə pə pulzè l’òcchjərə cachetə du criaturə = fai un po’ d’acqua tiepida per pulire gli occhi cisposi del bambino.

cachetə2 sf. cacata, feci (lat. cacatum). ♦ Na cachetə d’aciddə affətesscə l’acquə du muerə = una cacata d’uccello rende puzzolente anche l’acqua del mare. Può accadere che da piccole cose derivino grosse conseguenze, come insegna il poeta e filosofo latino Lucrezio: Accidere ex una scintilla incendia passim: a volte da una sola scintilla scoppia un incendio (De rerum natura libro V).

cachetə3 sf. boiata, cosa mal riuscita (lat. cacatum). ♦ Sə ffattə na cachetə = hai commesso una boiata.  

cachinə sm. caco (fr. kaki → giapponese kaki). Frutto dell’albero delle Ebenacee, originario della Cina e del Giappone (kaki) con buccia color giallo o aranciane o rosso a seconda delle varietà; ha polpa dolcissima se perfettamente maturo, allappante se acerbo.

cacomə avv. certamente, eccome. Ad un cattivo debitore che chiede un prestito una risposta plausibile potrebbe essere l’ironico: Cacomə!

caddə V. cuaddə.    

caddusə1 agg. al dente.

caddusə2 agg. calloso. Pieno di calli.

cadè vb. cadere (lat. volg. cadere). ♦ Junə chetə e l’altə ritə = uno cade e l’altro ride. Purtroppo spesso la comicità si basa sulle disgrazie altrui.

cadè i vrazzə loc. perdersi d’animo. Lett.: cadere le braccia.

cadè maletə loc. ammalarsi. Lett.: cadere malato.

cadutə sf. caduta, ruzzolone. Jè pəgghjetə na cadutə e s’ é spəzzetə na jammə = ha fatto una caduta e si è spezzata una gamba. || Ddìjə tə wardə da vasscia cadutə = Iddio ti protegga da basse cadute. A volte da sciocche cadute possono derivare danni molto seri.

cafè V. cuafè.  

caffətterə sf. caffettiera (fr. cafetière).

caffəttirrə sm. caffettiere.

cafonə sm. cafone, zotico, villano (gr. kofos o kakè fonè = parlata rozza). Persona grossolana, rozza. Tipica voce dell’Italia meridionale.

cafuèrchjə1 sf. tana (gr. catòryx-catorycos = sotterraneo o catà = sotto + lat. furcula = stretto passaggio). È degno di menzione il fatto che in una zona del Salento dove si parlava il griko - una fusione tra l’antico dialetto salentino e il greco classico – esiste il termine kaforchio che significa tana.

cafuèrchjə2 sf. catapecchia (gr. catafyge = rifugio). ♦ Cuddə jàutə jində a nu cafuèrchjə = quello abita in una catapecchia.

cafunàggənə sf. rozzezza.

cafungiddə sm. cafoncello (pl. cafungerrə).

cagiunèvәlә agg. cagionevole, delicata, malaticcia. Di costituzione  debole, predisposta ad ammalarsi facilmente.

cagiunìvәlә agg. cagionevole, delicato, malaticcio, predisposto ad ammalarsi facilmente.

cagnelə V. cuagnelə.  

cagnəliddə V. cuagnəliddə.  

cagnəscè1 vb. schifare (gr. ganazo).

cagnəscè2 vb. sbavare (gr. ganazo). ♦ U mənunnə è cagnəscetə tuttə la frəseddə = il bambino ha sbavato tutto il tarallo.  

cajicchə sm. malavitoso (ar. kayik). In realtà il caicco è una imbarcazione da diporto, ma è entrato nel gergo della malavita col senso di galoppino.

calabbresə sm. calabrese (gr. kalabròs = bella pietra; pl. calabbrisə). ♦ Chiù abbasscə scemə e chiù calabbrisə acchjemə = più giù andiamo e più calabresi troviamo. Frase riferita dalle staffette altamurane mandate in avanscoperta verso la Calabria dal gen Felice Mastrangelo per conoscere la consistenza dell’esercito nemico del Cardinale Ruffo, composta per lo più da soldati calabresi. Oggi sta ad indicare il fatto che più si va avanti col lavoro o più ci si addentra in un problema e più difficoltà s’incontrano.  

calabrəsellə sf. calabrisella. È una variante del Tressette, così chiamato forse per una presunta origine calabrese. La Calabresella è nota anche con molti altri nomi, come: Tressette a chiamare, Terziglio, Quintiglio. La Calabresella per antonomasia viene giocata in 3, ovvero è un Terziglio.

calacimə sf. caldana (lat. calefacere = scaldare). Vampata di calore improvviso alla testa dovuto ad afflusso di sangue particolarmente nelle donne in fase di menopausa.

calamariddə V. cualamariddə.  

calamerə1 V. cualamerə1.   

calamerə2 V. cualamerə2.  

calamətè vb. calamitare.

calamitə sf. calamita (tardo gr. kalamita = ago della bussola).

calandràunə V. cualandràunə.  

calandrə1 sf. calandra (lat. calandra → gr. kálandros = allodola). Uccello simile all’allodola, ma leggermente più grosso, di piumaggio marrone sul dorso e buon imitatore del canto di altri uccelli.

calandrə2 sm. perpendicolo. Asta di ferro fissata dal pavimento al soffitto usata dai muratori per costruire un muro perpendicolare.

calandreddə sf. caldo soffocante (sp. calenturilla). ♦ Mo fescə do dì c’ammenə la calandreddə = è da due giorni che c’è quest’aria afosa.

calareddə sf. mastello, calderella (lat. caldaria). Una sorta di secchio svasato con due manici usato dai muratori per il trasporto a spalle di calce, acqua, terreno.

calarerə V. cualarerə.

calasciàunə sm calascione (fr. calachon → gr. kalàthion = paniere; pl. calasciunə). Antico strumento a tre corde, tipico della musica popolare napoletana. Riferito a persona indica un individuo ingombrante, corpulento, lento.

calcagnè1 vb. rimestare le vinacce durante la fermentazione del mosto.

calcagnè2 vb. pestare il terreno con le piante dei piedi per rassodarlo sui legumi seminati.

calcə1 sf. calce (gr. khàliks = ciottolo). ♦ ‘Ngə volə na menə də calcə = ci vuole una mano di imbiancatura con bianco di calce.

calcə2 V. cualcə.

calcə3 sm. calcio (lat. calcium). Elemento chimico. S’avà ffè i səringhə də calcə pə l’òssərə = deve fare le iniezioni di calcio per le ossa.

calcè vb. calciare, tirar calci.

calcənazzə sm. calcinaccio (tardo lat. calcina + azzə). Pezzo di intonaco caduto.

calcənerə1 sm. calcinaio. Fosso dove si “curava” ed era contenuta la calce pronta per l’uso.

calcənerə2 agg. ricalcitrante. ♦ Musəlinə jè figghjə də fərrerə e canosscə tuttə i mule calcənerə = Mussolini è figlio di fabbro e conosce tutti i muli recalcitranti, cioè, gli avversari.

calcherə1 sf. calcara (ar. karkara = fosso per cuocere la calce o lat. calcara). Fornace per la calce.

Calcherə2 np. Calcara. Contrada in cui c’era una fornace per la calce.

calcherə3 sf. calcola. Pedale del telaio a mano su cui si preme per aprire o chiudere i fili dell’ordito.

calcia sckettə loc. calce viva. È la calce messa a reagire con acqua prima dell’uso.

càlculə1 sm. calcolo renale, biliare (lat. calculus = sassolino). Pietruzza di sali minerali o di acidi organici, che si forma nei reni, nella vescica urinaria, nelle vie biliari o in altre cavità naturali per malattie infiammatorie.

càlculə2 sm. calcolo matematico (lat. calculus = sassolino per contare).

calculè vb. calcolare.

calè1 vb. discendere (ar. kalla = scendere).

calè2 vb calare, abbassare, tramontare (gr. khaláo = allento). ♦ Avà calè i rècchjə = dovrà abbassare la testa. Lett.: dovrà calare le orecchie. Si dice del superbo quando sarà costretto a sottomettersi.

calè3 vb. ritingere. Tingere nuovamente un tessuto con un colore diverso.

caləcagnə V. cualəcagnə.

caləcassə1 sf. castagnola. Una sorta di bomba ottenuta con polvere pirica pressata in un involucro di carta che provoca un botto secco e forte nei fuochi pirotecnici.

caləcassə2 sf. scorreggia molto rumorosa. ♦ Jè alləndetə na caləcassə! = ha fatto una scoreggia molto rumorosa!

càləcə V. cuàləcə.  

caletə sf. discesa. ♦ Ciacchə səgnìfəchə la caletə du Spuirdə Sandə? = cosa significa la Pentecoste?.

caləndàrjə V. cualəndàrjə.  

calìcchjə sm. calicchio (lat. cauliculus = beccucio della brocca). ♦ E mo bivə a ccalìcchjə = ed ora bevi a calicchio. Ed ora che non c’è altro da bere attaccati al tram, cioè, arrangiati. Calicchio è propriamente uno stelo piccolo ed anche la bocca di brocche per acqua. 

calìscənə sf. caldo, calore (lat. calescens → calescere = avere caldo).

callə1 agg. caldo (tardo lat. caldum). ♦ Callə də pannə nan fescə mè dannə = caldo di panni non fa mai danno. Coprirsi in modo adeguato non provoca mai danni.

callə2 V. cuallə.

callə callə loc. subito. Lett.: caldo caldo.

calləciddə sm. tepore.

callerə sf. caldaia di rame per cucinare (lat. cal[i]daria → calidus = caldo). ♦ Mo cə facimə dənerə, amà mmettə i mànəchə alla callerə; mo cə facimə tərnisə, amà mmettə i mànəchə alla cammisə.= Quando avremo denari, metteremo i manici alla caldaia; quando avremo i tornesi, metteremo le maniche alla camicia. || L’amà purtè a la callerə də Berə = dobbiamo portarlo alla caldaia di Bari. La callerə də Berə era un enorme deposito dove era possibile trovare un po’ di tutto a poco prezzo. Scherzosamente si usava dire a chi aveva grossi problemi ad una gamba, ad un braccio, alla testa, etc., invitandolo ad andare in quel deposito dove avrebbe trovato il pezzo di ricambio e risolto il problema con poca spesa.

calmarsə vb. calmarsi.

calmè vb. calmare.

calmə agg. calmo (tardo lat. cauma → gr. kàuma = ardore, vampa).

calunniè vb. calunniare (fr. calonnier).

calùrə sf. calura (gr. kaleos = ardente, bruciante).

calvachè vb. cavalcare (tardo lat. caballicare).

calvachetə sf. cavalcata. La cavalcata per antonomasia per gli altamurani è quella della Madonna del Buoncammino. Questa ha luogo la domenica successiva al 15 agosto. Il primo atto del rituale consiste nell’asta della bandiera. Questa ha inizio abbasscə a Tringhəniddə (nei pressi dell’incrocio tra Via Bari e Via Ofanto; il nome deriva dal fatto che l’ultima casa in quella zona apparteneva ad una famiglia soprannominata, appunto, Tringhəniddə) e termina fino al raggiungimento də la chianghetə də la Purtəverə. Il banditore avanza seguendo il percorso, sempre accompagnato dal rullo del tamburo, e si ferma ogniqualvolta viene lanciata un’offerta. A Porta Bari la bandiera viene aggiudicata al miglior offerente, tra gli applausi e i festeggiamenti per il vincitore. Questi è considerato il presidente onorario della festa e da quel giorno conserverà per tutto l’anno nella sua casa la bandiera. Terminata l’asta della bandiera ha inizio la processione. Il trasporto della statua in città avviene con grande partecipazione di popolo. La statua è collocata su un carro tirato da massicci buoi bianchi. Sul carro siedono i bambini che circondano la statua cantando. Precede il carro un corteo di cavalli, ornati di gualdrappe, di fiori e lampadine alla testa e alla criniera. I cavalieri indossano pantaloni neri, camicia bianca e la fusciacca rossa alla vita, tipico abbigliamento del contadino altamurano. Ogni cavallo ha il suo palafreniere. La processione attraversa, tra una fiumana di popolo, la Via Bari, poi segue l’estramurale iniziando da Via Gravina per ritornare a porta Bari, da dove, dopo l’onore reso alla Madonna da parte del Vescovo, del clero e del sindaco che le consegna le chiavi della città, si ritorna verso la Cattedrale. Ecco qualche curiosità: ۩ la statua della Madonna veniva collocata nella chiesa di S. Teresa e in quella di S. Domenico alternativamente e solo dal 1920 la sua collocazione definitiva è la Cattedrale; ۩ nel 1925 venne istituita pure in America la festa della Madonna del Buoncammino a cui vi partecipano migliaia di emigrati altamurani e loro figli; ۩ la bandiera americana è presente durante la Cavalcata; ۩ la quotazione record dell’asta della bandiera è stata di 43.000 euro aggiudicata nel 2005 dalle famiglie Clemente-Patella (noti imprenditori locali titolari di alberghi e ristoranti).

calzaturə sm. calzatoio, calzascarpe (lat. volg. calceum).

calzè vb. calzare, mettere le scarpe (lat. calceare). ♦ Addau calziscə a destrə o a sinistrə? = dove calzi, a destra o a sinistra? Domanda del sarto quando prendeva le misure per sapere da quale lato pendeva e quindi dare una forma appropriata a quella zona dei pantaloni.

calzə spl. pantaloni (lat. calceum = indumento da infilare dal piede). ♦ È stetə costrettə ad abbassciarsə i calzə = non poteva che abbassarsi i pantaloni, cioè, è stato gioco forza piegarsi alla volontà di qualcuno.

calzə a la zuarrə loc. pantaloni alla zuava (ar. zwawa). Pantaloni larghi e legati sotto il ginocchio alla maniera degli zuavi, soldati indigeni d’Algeria.

calzə a la zumbafussə loc. pantaloni alla saltafossi. Pantaloni che arrivano al polpaccio, non intralciano nei movimenti e utili per poter saltare più facilmente muri e pozzanghere.

calzə curtə loc. pantaloni corti. Epiteto per indicare i vicini materani, così come panzittə i gravinesi, culəgnure i santermani, volta giacchittə i grumesi, mangia gnàgnələ i torittesi, ecc.

calzədində spl. mutande lunghe da uomo. Lett.: pantaloni di dentro, cioè, i sottopantaloni.

calzətiddə sm. calzamaglia per bambini. Termine usato solo al plurale; erano aperti tra le gambe per permettere di fare i bisogni corporali. ♦ filastrocca: Dermə dermə bambiniddə / ca Marijə avà ffatəjè, / avà ffè i calzətiddə, / dermə dermə bambiniddə = dormi dormi bambinello / chè Maria deve lavorare / deve fare la calzamaglia / dormi dormi bambinello.

calzettə sf. calza (lat. calcea). L’antica calza era di lana lavorata ai ferri. Le nostre nonne erano così abili che facevano la calza anche camminando. Quando poi erano sedute con le comari del vicinato davanti agli usci, facevano la calza e contemporaneamente chiacchieravano. ♦ Sə tirə la calzettə = si tira la calza. Si dà delle arie. || Jè na menza calzettə = è una mezza calzetta. È una persona di poco conto.

calzəttellə sf. calzetta. Lucignolo per lumi a petrolio.

calzəttuddə sm. calzino per bambini.

calziàunə sf. colazione (fr. colation → lat. collatiare = radunare).

calzungiddə sm. calzongello, panzerotto (pl. calzungerrə). Dolcetto natalizio. Una specie di raviolo ripieno di ricotta e ricoperto di zucchero.

camaràunə sm. camerone (lat. camera → gr. kamarà = luogo coperto da una volta + àunə).

camarè vb. rompere il digiuno, non fare astinenza, mangiare carne nei giorni di astinenza (tardo lat. cammarare = contaminare, infettare, mangiare grasso o gr. kamus ero = freno tolgo o ar. maharram = cosa proibita). Lo stesso significato del tardo latino cammarare è presente nel termine napoletano cammarà (mangiare cibo grasso, mangiar carne il venerdì). In altre parole Camarè significa mangiare carne nei giorni di astinenza imposti dalla Chiesa. Non manca chi fa derivare Camarè da Camera a causa dell’abitudine che hanno i monaci di mangiare soli in camera in quanto dispensati dall’obbligo del digiuno per motivi di salute. Durante la Quaresima, per non rompere il digiuno, un piatto tipico erano le lasagne condite con mollica fritta e vincotto al posto di formaggio e carne. ♦ Primə a la Quarèsəmə nan aviva mmangè ‘mbicchə la carnə e manghə u frəmmaggə pə nnan camarè = prima, durante la Quaresima, non si doveva mangiare né carne né formaggio per non rompere il digiuno.

camareddə sf. cameretta (lat. camara + eddə).

camarerə sf. domestica, cameriera (lat. camera + fr. ier).

camaretə sf. doposcuola.

camarirrə sm. cameriere (lat. camerarius = ciambellano o camera + fr. ier).

camaronə sm. stanzone (lat. camera + one).

camastə sf. gancio, cremastra (gr. kremastra). Era una catena con un gancio a ciascuna estremità. Uno reggeva la caldaia sul fuoco della cucina “a culo di monaco”, l’altro era infilato sulla traversina del verricello girevole, u mònəchə, che serviva per tirar fuori la caldaia dal fuoco.

cambagnə sf. campagna (tardo lat. campania).

cambagnolə sf. campagnola. Autovettura adatta ai terreni accidentati per i suoi requisiti di stabilità e solidità.

cambagnulə sm. campagnolo (lat. camparum = custode di un campo).

cambaneddə1 sf. campanella.

cambaneddə2 sf. campanella. Bottone di metallo giallo che nel gioco dei bottoni per i ragazzini valeva 2-3 bottoni piccoli. Deve il suo nome evidentemente al fatto che, essendo di metallo, tintinnava come una campanella.

cambanelə1 sm. coratella.  

Cambanelə2 sopr. È un soprannome che significa campanile.

cambanelə3 V. cuambanilə.

cambanerə sm. campanaro.

cambaniddə1 V. cuambaniddə.

cambaniddə2 sm. ragazzo furbo, sveglio.

cambaniddə (a) loc. perfettamente. Quando un bambino sa una lezione o una poesia alla perfezione, si dice che la sepə a cambaniddə.

cambanilə V. cuambanilə.

cambè vb. campare, vivere (sp. campear). ♦ Fè u mustirrə ca se fè, ca cə nan d’arrəcchisscə a da cambè = fai il mestiere che sai fare che se non ti arricchirai di certo camperai. Meglio non rischiare con mestieri non propri. || Cambə e ffè cambè = campa e fai campare. Non pensare solo a te stesso, pensa anche agli altri. || Ci vè rittə cambə afflittə = chi va dritto campa afflitto. La persona onesta vive di stenti. || Na voltə sə cambə e nna voltə sə morə = una  volta si vive ed una volta si muore. Ricorda la famosa frase del carabiniere italiano Salvo D'Acquisto insignito di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria per essersi sacrificato il 23 settembre 1943 salvando così un gruppo di ventidue civili catturati durante un rastrellamento delle truppe naziste nel corso della seconda guerra mondiale e condannati alla fucilazione.

cambə sm. campo (lat. campum). ♦ Nəssciunə cambə ‘mbitə e nəssciunə muertə sobbə a terrə = nessun campo rimane non mietuto e nessun morto rimane sulla terra. Il senso è che quando è il momento di operare bisogna farlo.

cambena rannə loc. campanone. È la campana della Cattedrale. Si dice che la cambena rannə fu data ad Altamura dai coratini in cambio di tante fave quante ne poteva contenere la campana (circa 4 q.). Era tanta la miseria in cui versavano i coratini che questi, narra la leggenda, mentre bollivano le fave in un enorme pentolone per tutta la città, abbiano gridato: Arrəwùgghjə, arrəwùgghjə, ca nan zə n’èssənə li mùnəcə! = coprite, coprite altrimenti scappano via i tonchi!

cambenə sf. campana (tardo lat. (vasa) campana = (vasi) campani, dal nome della regione dove furono costruiti la prima volta). ♦ Cambenə ca sonə = campana che suona. Si dice quando si parla ma non si è ascoltati. || La cambenə chjemə i vəcinə e i lundenə = la campana chiama tutti, vicini e lontani (nello spazio e nello spirito). Le campane hanno avuto un ruolo importante per la vita del paese. Si può dire che, fino agli anni quaranta, questa era scandita dai rintocchi delle campane in modo particolare di quelle della Cattedrale. Al primo suono, quello della messə də la chjissə, messa della chiesa all’alba (ora in cui i contadini si preparavano per andare in campagna), seguiva quello della messa matətinə, messa mattutina alle 7-8 (tempo di prepararsi per le varie attività della giornata: andare a scuola, aprire le botteghe, andare agli uffici, ecc.), poi quello della messa rannə, messa grande alle 10 (gli artigiani interrompevano il loro lavoro per un po’ e andavano a fare la spesa, a ppəgghjè na stubbətàggənə comprare qualcosa di poco valore, e quello della  messə də Cristə, messa di Cristo alle 11. C’erano anche i rintocchi di mezzogiorno (quando le massaie cominciavano a preparare il pasto), del vespro (nel primo pomeriggio) che invitava a riprendere il lavoro, dell’Avè Marì, Ave Maria (quando i contadini tornavano dalla campagna), delle do jorə, due ore dopo l’Ave Maria (intorno alle 19) ed infine do jorə də nottə, due ore di notte (quando si andava a letto, intorno alle 21-22). I rintocchi pomeridiani variavano con il variare delle stagioni. ~ La cambenə è anche un gioco diffuso fra i ragazzi. Si disegna per terra un rettangolo diviso in riquadri, uno dopo l’altro. I partecipanti devono percorrere il circuito numerato dei riquadri saltellando su un solo piede e senza toccare le righe di contorno.

cambə d’aviazionə loc. aeroporto.

cambenə də vitrə loc. campana di vetro. Si trova ancora in qualche casa. Di forma cilindrica con calotta sferica ha base di legno e vi alloggia una statuetta sacra e qualche ricordino. ♦ U tenə jind’a na cambenə də vitrə = lo tiene in una campana di vetro. Metaforicamente significa protegere qualcuno in maniera eccessiva.

cambenə di vacchə loc. campanaccio.

cambəscè vb. razzolare. Detto di polli che vanno di qua e di là in cerca di cibo.

cambəsandə1 V. cuambəsandə.  

Cambəsandə2 sopr. È un soprannome che significa Camposanto. Essendo stato custode del cimitero per tre decenni, la struttura in cui lavorava divenne il suo soprannome.

cambə tùrchjə loc. cimitero. Lett.: campo turco.

cambielə sf. cambiale (tardo lat. cambiare). Titolo di credito contenente la promessa di una persona di pagare o far pagare a un'altra una determinata somma di danaro. ♦ I filə fèmənə sò ccambielə = le femmine sono cambiali. Ciò perché per il loro matrimonio bisognava approntare il corredo.

cambionə1 V. cuambionə1.   

cambionə2 V. cuambionə2.   

cambiscə sm. spazio. ♦ I jaddinə vòlənə u cambiscə = i polli hanno bisogno di spazio.

combradàriə sf. camera d’aria.

cambrə sf. camera, stanza (lat. camera = volta di una stanza o gr. kàmara). ♦ S’è chjusə jind’a cambrə pə studiè = s’è chiuso nella stanza per studiare.

caməcettə sf. camicia femminile (lat. camisia o gr. kamision o kamison).

caməlarsə vb. tarlarsi.

càmələ sm. tarlo (ar. qamal o qam-la = pidocchio).

caməletə1 agg. tarlato (ar. qamlat).

camələtə2 agg. osteoporotico (ar. qamlat). ♦ A na cert’ etè l’òssərə dəvèndənə tuttə caməletə = ad una certa età le ossa diventano tutte osteoporotiche.

camənatàurə sm. camminatore (lat. volg. camminu[m] + tàurə). Chi ha una buona resistenza a camminare.

camənaturə sf. andatura. Modo di muoversi o spostarsi camminando.

camənè vb. camminare (sp. caminar). ♦ Caminə c’angallisscə = cammina che ti riscaldi. Modo empirico che risolve in parte la crisi energetica.

camənetə1 sf. passeggiata (sp. caminata).È ggiutə a ffarsə na camənetə sobb’a vəllettə = è andato a fare una passeggiata in villetta.

camənetə2 sf. sopralluogo (sp. caminata). ♦ Uochə a ffè na camənetə forə pə vvədè i dammaggə ch’è ffattə cussə dəlùvjə = vado a fare un sopralluogo in campagna per verificare i danni dell’acquazzone.

caməsàulə sf. panciotto (sp. camisola).

caməseddə sf. camicettina dei neonati.

càməsə V. cuàməsə.  

caminə1 sm. caminetto, canna fumaria (lat. caminus → gr. káminos = fornello).

caminə2 sm. cammino (tardo lat. camminum). ♦ N’asimə fattə də caminə = ne abbiamo fatto di cammino (di strada).

càmjə sm. autocarro (fr. camion).

cammisə sf. camicia (lat. camisia = camicia). ♦ Ci mè cammisə vəddə, ‘ngule ‘ngə appènnənə i mànəchə = chi mai camicia vide, in culo gli pendono le maniche (perché indossata alla rovescia). È una verità elementare: chi vive una vita che non è sua si trova a disagio e diventa ridicolo. || Cuddə è netə chə la cammisə = è nato con la camicia. Nascere con le membrane amniotiche attorno al corpo è un caso molto raro, perciò nel linguaggio quotidiano questa espressione viene usata per indicare una persona fortunata.

ca mo jevə! loc. da parecchio!

campiscə V. cambiscə.  

canagghiàunə1 V. cuanagghiàunə1.