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S s. Ad inizio parola la s subisce la geminazione, dopo a, cə, chə, è, jè, ognə, pə, sò, trè: a ssaperlə (sapendolo), cə ssalsizzə jè cchəssə (che salsiccia è questa), chə ssrèjətə (con tuo suocero), jè ssàbbətə (è sabato), ognə sserə (ogni sera), pə ssòrəmə (per mia sorella), sò ssəndutə (ho sentito), trè ssàcchərə (tre sacchi), ecc. ~ La s preceduta da n diventa z: ‘nzommə (insomma), ‘nzaletə (insalata), ‘nzəgnè (insegnare), ‘nzennə (in sogno), ecc.

Sabbellə np. Isabella.

sàbbətə sm. sabato (lat. sabbatum → ebr. sabbat = [giorno di] riposo).

saccagnetə sm. rantolo (provz. sacagn = accoltellare [?]).

saccajullə sm. saccaiolo.  Addetto al trasporto di sacchi.

sacchə sm. sacco (lat. saccum; pl. sàcchərə). Recipiente, per lo più di canapa, usato per contenere fino a un quintale di cereali o farina. ♦ Sacchə vacandə nan zə rescə dəpondə = sacco vuoto non si regge in piedi. Senza mangiare non si può lavorare.

sacchətiddə sm. sacchetto. Particolare sacchətiddə usato per inserirvi il bambino in fasce, jind’o stùppələ.

sacchettə sf. tasca (gr. sákkos = sacco; pl. sacchittə).

Sacramendə np. Sacramento. Contrada, dedicata al Sacramento, di proprietà della confraternita dei sarti.

sacrəfəchè vb. sacrificare (lat. sacrificari).

sacrəfəchetə agg. sacrificato (lat. sacrificatum = ciò che è stato offerto agli idoli). Chi vive una vita di rinunce e di disagi.

sacrəfìcjə sm. sacrificio (lat. sacrificium).

sacrəleggə sm. sacrilegio (lat. sacrilegium).

sacrəstenə sm. sacrestano (tardo lat. sacristanum = addetto alle cose sacre). ♦ La litə jè cu sacrəstenə e tə la pìgghjə cu Sacramendə = la lite è col sacrestano e te la prendi col Sacramento. È una forma di rimprovero verso chi se la prende con la persona sbagliata.

sacrəstì sf. sacrestia (tardo lat. sacrista).

Safaraddì np. Safaraddio. Contrada in via Matera. Lett.: Lascia fare a Dio.

saggerazzionə sf. esagerazione (lat. exaggerationem).

saggerdotə sm. sacerdote (lat. sacerdotem →   sacer = sacro + dhe = fare).

saggərè vb. esagerare (lat. exaggerare = ingrandire).

saggeretə agg. esagerato.

sagnə1 sf. lasagna (lat. volg. lasania → lasanum = pentola in cui cucinare questo tipo di pasta → gr. lásanon = vaso per cuocere vivande). Sfoglia di pasta tagliata a strisce. ♦ Vet’a ffè na sagnə càrəchə a cəliscə = vai a farti una lasagna molto brodosa (carica di acqua di cottura), cioè, togliti dai piedi.

sagnə2 sm. sangue (lat. sanguen). ♦ U sagnə nan fescə mè jacquə = il sangue non può trasformarsi mai in acqua. Conferma della solidarietà determinata da vincoli di parentela. || Jè tuttə lattə e ssagnə = è tutto latte e sangue. Lo si dice di una persona in ottima salute. || Ca uè scì u sagnə da ‘ngannə = che ti possa sgorgare sangue dalla gola. Lett.: che voglia tu andare il sangue dalla gola. Una delle tante colorite maledizioni verso chi non si sopporta più.

sagnə all’ècchjə (cu) loc. con molto rancore. Lett.: col sangue all’occhio.

sagnə da ‘mmocchə loc. emottisi. Emissione dalla bocca di sangue proveniente dalle vie respiratorie, caratteristica specialmente della tubercolosi. Lett.: sangue dalla bocca.

sagnə do nesə loc. epistassi. Lett.: sangue dal naso.È ssutə u sagnə do nesə = è uscito il sangue dal naso.

sagnə paccə loc. sangue pazzo. Era il sangue che andava espulso per evitare i pericoli derivanti dalla sua folle natura: una trovata per consolare bambini sanguinanti.

sagnəteddə sf. sfoglia, sottile strato di pasta tirata col matterello.

sagumè vb. sagomare (lat. sacoma = contrappeso).

sàirə1 sf. sera (lat. sera = tarda). Brindisi: Cussə muirrə jè bellə e finə: tresə la sàira e sə nnessə la matinə = questo vino è bello e fino: entra la sera e se ne esce la mattina.

sàirə2 avv. ieri sera.Sàira fò e nusterza vennə = (il fatto) fu ieri ma avvenne avantieri. Espressione ironica nei confronti di chi è poco chiaro in ciò che dice e fa molta confusione.

saittə spl. furbizie. ♦ Tenə tanda saittə = ha tante furbizie (è molto astuto).

sajettə sf. fulmine (lat. sagitta; pl. saittə).

sajətterə sf. feritoia, finestra (lat. sagittaria). Feritoia su muri di elevato spessore che progressivamente si allarga verso l'interno o esterno. Anticamente era usata per spiare ed eventualmente difendersi dal nemico.

salacàunə sm. salice selvatico (gr. salikion; pl. salacunə). Accrescitivo di salice, detto anche pioppo bianco, con tronco a corteccia cenerino-biancastra; è estesamente coltivato per il legno e per la fabbricazione della carta.

salcə sm. salice (lat. salicem). Ha rami a scorza liscia, eretti, flessibili e persistenti, che, debitamente decorticati, vengono impiegati per lavori di intreccio.

saldaturə sm. saldatoio. Attrezzo per saldare metalli. È anche la congiunzione di due pezzi metallici.

saldè1 vb. saldare (lat. solidare = rinforzare). Congiungere con saldatura parti di metallo.

saldè2 vb. saldare (lat. volg. saldus). Pagare una somma dovuta, regolare una questione sospesa. ♦ Quannə amà saldè cuddə cundə? = quando salderemo quel conto?

salè vb. salare (lat. salare).

salemə sm. salame (tardo lat. salamen = insieme di cose salate).

salənerə sm. salinaro nel senso non di lavoratore nelle saline, ma di rivenditore di sali. Il nome è dovuto al fatto che nelle tabaccherie si vendeva anche il sale sfuso.

saletə agg. salato.

salirrə sf. saliera (fr. ant. salière).

salmə sf. salma (lat. volg. sauma). Antica unità di misura di capacità per aridi.

salonǝ sm. barbieria, negozio del barbiere (fr. salon).

saltə sm. salto (lat. saltum). Fino al 1965 c’erano le cosiddette scuole di avviamento professionale che permettevano a chi aveva conseguito la licenza elementare di continuare gli studi ottenendo una formazione verso il mondo del lavoro o le scuole professionali e tecniche. Chi, invece, desiderava accedere alle scuole medie inferiori, doveva superare un esame di ammissione. Si usava dire in questi casi che il ragazzo avàjə fattə u saltə, cioè, aveva superato l’esame di ammissione. Non si confonda fè u saltə con fè nu saltə che indica la brevità di tempo richiesta per uno spostamento: la səmenə cə venə è ffè nu saltə a Bberə = la prossima settimana debbo fare un salto a Bari.

saltè vb. saltare (lat. saltare).

salumuirrə sm. salumiere (lat. volg. salum[en] +pref. fr. ier).

salutə1 sm. saluto. Il saluto era il modo per porgere le proprie condoglianze. Il corteo funebre si fermava vicino alla chiesa du Cuarmə, del Carmine, si poggiava il feretro su due sedie e i familiari del defunto si allineavano vicino alla bara sul marciapiede per ricevere il saluto di condoglianze dai partecipanti al corteo; a volte l’operazione richiedeva molto tempo, specialmente nei funerali importanti. Terminato il rito del saluto, si procedeva più speditamente verso il cimitero.

salutə2 sm. visita di condoglianze, saluto. È la visita di condoglianze. In seguito ad un lutto in famiglia era consuetudine che le donne dovessero restare in casa per una settimana per ricevere il cosiddetto salutə, saluto o visita di condoglianze.

salutə3 sf. salute (lat. salutem).

salutè vb. salutare (lat. salutare).

salvaggə agg. selvaggio, selvatico (sp. salvaje = selvaggio).

Salvarəgginə1 sf. Salve Regina.

salvarəgginə2 sf. rimprovero. Lett.: Salve Regina. ♦ Nan bolə sendə la salvarəgginə = non vuole sentire i rimproveri.

salvàtəchə agg. selvatico (lat. volg. salvaticum).

salvazzione sf. salvezza, salvazione (tardo lat. salvationem).

salvè vb. salvare (lat. salvare).

sàlvjə sf. salvia (lat. salvum = salvo [per le sue proprietà salutari]. È considerata una panacea perché efficace per una vasta tipologia di malanni. Ha proprietà battericida per cui è indicata per la prevenzione e la cura di patologie delle vie respiratorie come tosse, raffreddore, asma e irritazioni della gola. È considerata un ottimo digestivo; mantiene l’alito fresco e strofinando le sue foglie sui denti contribuisce a tenerli più bianchi e puliti. Fare una bagno in una vasca con un paio di manciate di foglie di salvia contribuisce a rinvigorire la pelle. Ottime le sue proprietà cicatrizzanti su ferite e piaghe dure a rimarginarsi; la salvia ha inoltre proprietà antisudorifere.

salviettə sm. tovagliolo (fr. serviette).

salzə1 agg. salato (lat. salsus = salato).

salzə2 sf. salsa (lat. salsa).

salzizzə sf. salsiccia (tardo lat. salsiccia → salsicium = salato).

salzizzə paureddə loc. salsiccia poverella. Tritando le cosce ed altre parti di pecora o capra morticce e aggiungendo del grasso si ricavava la salsiccia poverella. Questa veniva affumicata e conservata per l’inverno.

samənè vb. esaminare (lat. [e]xaminare).

Samməchelə np. San Michele. ♦ T’awonnə a ccandè u settə ‘ndòmənə e ‘ndòmənə jinda a la chjissə də Samməchelə = ti canteranno il “sit nomen Domini” nella chiesa di S. Michele. Una maledizione che equivale a “che tu possa crepare”; in questa chiesa, infatti, i defunti ricevevano l’ultima ufficiatura.

sammuchə sf. sambuco (lat. sambucum).

Sand’Abbabbienə np. Santa Bibiana. ♦ Sant’Abbabbienə portə la quarandenə =  Santa Bibiana porta la quarantena. Significa che le condizioni atmosferiche del 2 dicembre (giorno di Santa Bibiana) continueranno per 40 giorni.

Sanda Cannə np. Santa Candida.

Sanda Catarinə np. Santa Caterina. ♦ Sanda Catarinə la nàivə a la spinə = Santa Caterina la neve sulla spina. Il proverbio vuol dire che a Santa Caterina (25 novembre) le condizioni atmosferiche possono portare la prima neve.

Sand’Aliggə np. Sant’Eligio, protettore di maniscalchi, orefici e contadini.

Sanda Lucì np. Santa Lucia. Come esclamazione viene usata quando si cerca un qualcosa che sta proprio davanti agli occhi e non la si vede.

Sand’Andonnə np. Sant’Antonio. ♦ Troppa ràzzjə sand'Andonnə = troppa grazia Sant’Antonio. Si dice quando si riceve molto più di quanto sperato. Il detto deriva dal fatto che un ragazzo, non riuscendo a saltare in groppa ad un somaro, si rivolse al Santo, il quale gli diede così tanta forza da farlo trovare addirittura dal lato opposto; di qui l’espressione.

sandannìcchjə int. santannicchia. Lett.: santo nicchia. Santo inesistente, come sandə nuddə o sandə mandinnə ed altri, usato nelle imprecazioni per evitare di nominare un santo. ♦ Mannàgghjə a sandannìcchjə = mannaggia a santannicchia.

sandarəmesə agg. santermano (pl. sandarəmisə).

Sanda Renə, Sand’Arenə np. Santa Irene, protettrice di Altamura. Santa Irene Vergine e Martire venne proclamata patrona secondaria della città nei primi anni del 1700, quando la caduta di terribili fulmini colpirono la Cattedrale e alcune abitazioni, procurando la morte di persone e animali. Subito la popolazione si raccolse in preghiera implorando l'intercessione della Santa per la protezione del paese e dei cittadini. Le intemperie di quell'inverno trovarono fine e si decise di celebrare una messa votiva in onore della Santa nella Cappella di S. Giuseppe, patrono principale di Altamura dal 1638. Nel 1937, in seguito alla sempre più grande devozione per la santa, venne dichiarata patrona principale della città. Dal momento in cui il 5 Maggio la gente era ancora impegnata nei vari lavori di campagna, la festa fu spostata al 16 agosto anticipata poi al 14. ♦ Sand’Arenə bənədettə, sobb’o mondə fu custrettə, ‘ndurnàjə e lambəsciàjə e Sand’Arenə rəparàjə = Santa Irene benedetta, sul monte costretta, tuonava e lampeggiava e Santa Irene proteggeva. || Pə Ssand’Arenə prəperə dəscəttelə, falcə e pəttərrelə = per Sant’Irene prepara ditali, falci e grembiuli. Per gli inizi di maggio (S. Irene è il 5 maggio) bisogna avere pronti gli attrezzi del mestiere.

Sanda Taresə np. Santa Teresa. ♦ A scì a fərnesscə retə a Ssanda Taresə = andrai a finire dietro S. Teresa. Fortissima maledizione contro le donne. Lì dietro, infatti, abitavano le prostitute.

sandə1 sm. santo (lat. sanctum; pl. sàndərə). ♦ Ca wè jessə sandə, surdə, mutə e cəchetə = possa tu essere santo, sordo, muto e cieco. Espressione scherzosa che, comunque, indica irritazione.

sandə2 sm. onomastico. ♦ Joscə jè u sandə mì, tirə i rècchjə a ci wògghjə jì = oggi è l’onomastico mio, tiro le orecchie a chi voglio io.

Sandə mandinnə loc. San mantieni. Santo inesistente. Si usa in Tinnə e tinnə mo sə n’a ggì sandə Mandinnə = mantieni e mantieni ora se ne andrà San Mantieni, espressione tipica di chi sta per perdere la pazienza.

Sandə nuddə int. San Niente.

Sandèrəme sf. Santeramo. Il nome deriva da Sant'Erasmo, il santo patrono del paese. ♦ Comə jèrəmə, Sanderəmə = come eravamo, Santeramo. Significa che nulla è cambiato, tutto è come prima. Santeramo è usato solo per questione di rima.

sandetə sf. salute (lat. sanitatem). Termine arcaico. ♦ I mədəcinə tə donnə la salutə e tə lèvənə la sandetə = le medicine ti danno la salute e ti tolgono la sanità. È noto a tutti che le medicine, a volte, pur sanando il male per cui vengono prese, intaccano qualche altra parte dell’organismo.

sandətè sf. santità (lat. sanctitatem). ♦ Matrəmòniə e sandətè, la metè də la metè = matrimonio e santità, la metà della metà. Di tutte le belle cose che si dicono anche dall’altare prenderne per buone la metà della metà per non incorrere in forti delusioni.

Sandə Vitə np. San Vito. ♦ Vè ppassə nu muersə dananzə a Ssandə Vitə = va a passare un po’ davanti a San Vito. Frase rivolta a chi mostra un appetito esagerato e non si sazia mai. ~ Il 15 giugno, giorno di San Vito, il sacerdote della parrocchia dava una bella pagnotta ai fedeli. In quello stesso giorno si portavano a benedire gli animali e se questi avevano qualche problema di salute, li si faceva fare dei giri davanti alla chiesa della Consolazione e intorno alla villa affinchè potessero guarire.

sanduàrjə sm. santuario (lat. sanctuarium).

sanduddə sm. santino (pl. sandorrə).

Sandumuesə np. San Tommaso. Considerando l’incredulità dell’apostolo circa l’apparizione di Gesù risorto, assume il significato di diffidente. ♦ Sə ccomə a Sandumuesə = sei (diffidente) come S. Tommaso.

sanè vb. sanare (lat. sanare).

sanfasonnə (alla) avv. sciattamente, alla carlona (fr. sans-façon = alla buona).

sangiccə sm. sanguinaccio (tardo lat. sanguinaceum → sanguiculum = sanguinaccio). È un prodotto dolce molto gustoso ricavato dal sangue del maiale. È una prelibatezza che vive ormai solo nel ricordo degli anziani dal momento in cui gli ingredienti non sono di facile reperimento.

sanginə sf. gengiva (lat. sanguem + gingiva).

San Giuwannə1 sm. San Giovanni. ♦ A San Giuwannə lassə u fìgghjə e pìgghjə la mammə = A San Giovanni lascia il figlio (l’agnello) e prendi la mamma (la pecora). In altre parole si vuole dire che non è più tempo di agnelli ma di pecore. Secondo un’antica tradizione altamurana, le ragazze potevano conoscere il mestiere del loro probabile futuro marito con questo semplice espediente: la notte di S. Giovanni lasciavano cadere dell’albume in un bicchiere d’acqua. Il giorno seguente, osservando la forma assunta dall’albume, erano in grado di capire quale sarebbe stato il lavoro dell’uomo che avrebbero sposato.

San Giuwannə2 np. San Giovanni. La contrada San Giovanni è a 7 Km da Altamura, nel Parco dell’Alta Murgia. Vi si può ammirare la Masseria omonima edificata presso un villaggio neolitico rinvenuto negli anni novanta. Il sito è collocato tra il VI e il IV millennio a.C. ed è, pertanto, di rilevante importanza nel panorama del Neolitico dell’Italia Meridionale.  Sono stati scoperti resti di ceramica, macine, selci lavorate, lame d’ascia levigate, utensili ed ornamenti di osso. Sono state rinvenute anche delle tombe. Di notevole pregio è la presenza di una tipica neviera, antico deposito di ghiaccio, in uno degli ambienti sotterranei.

San Giuwannə (u) loc. il san Giovanni. Si dice anche u cumbuerə də san Giuwannə. È una tipica tradizione altamurana a non rifiutare “il San Giovanni”, cioè, l’invito a far da padrino per una cresima. U San na zə dè ‘dretә = il San Giovanni non si rifiuta.

sanguettə sf. sanguisuga, mignatta (lat. sangu[in]em edere = mangiare sangue; pl. sanguittə). Tipo di invertebrati vermiformi (anellidi) dal corpo costituito di numerosi segmenti in forma di anelli che vive nelle acque dolci stagnanti e si nutre del sangue dei Mammiferi, usata in passato per fare salassi.

sangunè vb. sanguinare.

sanzə sf. sansa (lat. sampsa). Carbonella ricavata dai noccioli delle olive.

sapàunə sm. sapone (tardo lat. saponem; pl. sapunə).

sapàurə sm. sapore (lat. saporem).

sapè1 vb. sapere (lat. volg. sapere). ♦ Cə sepə ca nan zepə, sepə chjù də cə sepə = chi sa che non sa, sa più di chi sa. Non è uno scioglilingua, ma una verità sacrosanta che ricorda il “so di non sapere” di Socrate.

sapè2 vb. sapere. Avere un certo sapore o odore. È accompagnato dalla preposizione o da aggettivi come buenə, bruttə. ♦ Pə mmàjə sepə d’acitə = per me sa di aceto. || Sepə pròbbətə buenə cussə puatrəpeppə = ha un sapore davvero buono questo padre peppe.

sapunerə sm. saponaio.

sapunettə sf. saponetta.

sapuritə agg. salato (lat. sapor).

saputə1 sm. saputo (lat. sapientem). Persona che presume di sapere tutto e cerca d’imporre le proprie opinioni o la propria cultura con prosopopea e saccenteria. ♦ Tu ca fè tandə u saputə, mə sé discə cə è netə primə l’evə o la jaddinə? = tu che fai tanto il saputo, mi sai dire se è nato prima l’uovo o la gallina?.

saputə2 agg. risaputo, noto. ♦ Cussə jè nu fuattə saputə = è un fatto risaputo questo.

saracinə sf. saracinesca (lat. saracinum). Regolatore costituito da una lamiera metallica posizionato al di sopra delle cucine a vapore per l’afflusso dell'aria necessaria alla combustione e fuoriuscita dei fumi dalla canna fumaria.

sàrcənə sf. fascina (lat. sarcina = bagaglio, carico). Fastello di rami secchi da ardere.

sarcəniddə sm. fascinetta.

sardagnolə1 agg. sardagnolo. È una particolare razza sarda di asino.

sardagnolə2 sm. sardo (lat. Sardinia = Sardegna).

sardə sf. sarda (lat. sardam).

sarechə sf. salacca, aringa (lat. sargum). Pesce non pregiato conservato sotto sale o affumicato. L’aringa vive in prevalenza nei mari freddi del nord, però, nel nostro mare abbiamo l'alaccia, nota come aringa mediterranea, pesce della famiglia dei Clupeidi, che è della stessa famiglia dell’aringa a cui somiglia. In senso figurato indica una persona secca, allampanata. ♦ Jè com’a na sarechə = è come una salacca, cioè è molto magro.

sarəmendə sm. sarmento (lat. sarmentum → sarpere = potare; pl. sarəmində).

sargendə sm. sergente (fr. sergent = servo → lat. servens = servente). È sottufficiale nella gerarchia militare, ma anche morsetto per stringere pezzi appena incollati.

sarinə agg. giallino (ar. Sahra = deserto).

sartàscənə sf. padella (lat. sartaginem).

sartə, sartorə sm. sarto (lat. sartor).

sarturì sf. sartoria.

sattorə sm. esattore (lat. exactor → exactus → exigere = esigere).

satturì sf. esattoria.

sàulə1 agg. sola (lat. sola).

sàulə2 sm. sole (lat. sol). ♦ Accattə la luscə e vennə u sàulə = compera la luce e vende il sole. Detto di chi, alzandosi tardi, spreca la luce solare e paga molta corrente elettrica.

sàulə a sàulə (da) loc. dall’alba al tramonto. ♦ La sciurnetə sciàjə da sàulə a sàulə = la giornata lavorativa andava dall’alba al tramonto.

sawə agg. e pron.  sua, sue, suoi.

sawujardə sm. savoiardo (fr. savoyard). Biscotto friabile di forma oblunga, a base di farina, zucchero, uova.

sàzzjə1 sf. abbondanza (lat. satias = abbondanza). ♦   Madonna màjə, fammə na ràzzjə, fè chjovə e fannə na sàzzjə = Madonna mia, fammi una grazia, fai piovere e fanne in abbondanza. Da "U trajənirrə" di Francesco Fiore.

sàzzjə2 agg. sazio (lat. satias = abbondanza). ♦ U sàzzjə nan gretə o dəsciunə = (chi è) sazio non crede a (chi è) digiuno. Le cose bisogna viverle direttamente per capirle.

sazzjè vb. saziare (lat. satiare).

sballè vb. sballare (gr. sphàllo = fallire). Termine usato nei giochi di carte quando si oltrepassa il punteggio massimo perdendo così la posta.

sbandè vb. sbandare.

sbanghè vb. sbancare.

sbattafrəttetə smf. sbattafrittata. È chi non è capace di fare nulla. Termine offensivo.  

sbattə V. səbbattə.    

sbattəmendə də corə  loc. batticuore.

sbəlangè vb. sbilanciare (sp. balanza = bilancia con s privativa).

sbianghè, sbianghì vb. sbiancare.

sblucchè vb. sbloccare (fr. bloquer con s privativa).

sbranghə V. səbbranghə.  

sbrəwugnè vb. svergognare (lat. verecundia  = vergogna  con s privativa).

sbrəwugnetə smf. svergognato (lat. verecundum = vergognoso  con s privativa).

sbruffonə sm. sbruffone.

sbrugghjè vb. sbrogliare (fr. ant. brouiller = imbrogliare con s privativa).

sbuccuetə agg. sboccato, scurrile.

sbuffè, sbuffuè vb. sbuffare.

sburraturə, sburrə sf. sperma (gr. sporos = sperma).

sburrè vb. eiaculare.

sburretə agg. eiaculato.

sbursè vb. sborsare.

sbuttè1 vb. sbottare. Non riuscire a frenare un sentimento, un impulso.

sbuttè2  vb. sgonfiare.

scacchjatiddə sm. monello, malandrino, furbo.

scacchjè vb. scoppiare (lat. copula con s privativa; contr. accacchjè). Separare una coppia di oggetti, di persone o di animali specialmente cani che hanno difficoltà a staccarsi dopo la copula.

scacchjetə sm. furbo, scapestrato. Termine derivante da càcchjə, cappio, con s privativa, quindi, persona uscita fuori dal cappio, scapestrato.

scacciapənzirrə sm. scacciapensieri.

scacruzzè vb. cadere di solito per il trasporto di un peso eccessivo.

scadè1 vb. scadere (lat. volg. excadere = cadere giù). Superare il limite massimo di conservazione oltre il quale non è consigliabile la consumazione e non è consentita la vendita. ♦ Schedə a dəcembrə də langəvenə = scade a dicembre dell’anno prossimo.

scadè2 vb. scadere. Perdere prestigio, credito. ♦ M’è scadutə da jində u corə = ha perso tutta la stima che avevo di lui.

scalamurinə sm. scalamurino. Stradina a ridosso dell’ex Conservatorio di S. Croce. Secondo alcuni il senso letterale della parola è (s)cola l’urina, in quanto moltissimo tempo fa in quella zona, che era aperta campagna, ora Via Candido Turco, c’era una specie di canale in cui si smaltivano i vari liquami (liquidi formati da sostanze di rifiuto, organiche e inorganiche). Per altri, invece, Scalamurino era un capo di una comunità saracena dell’epoca di Federico II di Svevia. La via, ora Via G. Santini,  dove pare abbia abitato, fu chiamata Via Scalamurino.

scalaràunə sm. cardo (pl. scalarunə).

scalcagnetə agg. povero, sfortunato (tardo lat. calcaneum con s privativa).

scaleddə sf.  scaletta.

scalənetə sf. scalinata.

scaləscè1 vb. razzolare dei polli (gr. scalizo = scavare).

scaləscè2 vb. sbraciare (gr. scalizo = scavare). Ravvivare il fuoco nel bracere col palettino.

scalfè vb. deteriorarsi (sp. escalfar → lat. excalfieri = riscaldarsi). L’andare a male di cibi a causa del caldo eccessivo.

scalfetə agg. deteriorato, maleodorante, ammuffito (lat. excalfactum). ♦ U furmaggə sepə də scalfetə = il formaggio sa di muffa.

scalinə V. scualinə.  

scalìscənə V. sckalìscənə.  

scallarsə sb. scottarsi (tardo lat. excaldare).

scallaturə sf. scottatura.

scallè1 vb. lessare (tardo lat. excaldare).

scallè2 vb. riscaldare.

scallè3 vb. scottare.

scallendə agg. bollente.

scalletə agg. lesso. ♦ Stonnə do fevə scalletə jind’a cucinə = stanno due fave lesse in cucina. || Mo tə fazzə n’evə scalletə = ora si faccio un uovo lesso.

scalpullinə V. scuarpəllinə.  

scalvachè vb. defalcare.

scalzachenə sm. scalzacane, poveraccio, nullità.

scalzə agg. scalzo (lat. calceum = scarpa con s privativa).

scambagnè vb. spalancare. Aprire porte e/o finestre completamente.

scambè vb. spiovere (sp. escampar = spiovere → lat. volg. escampare = salvarsi da un luogo).

scàmbələ V. scuàmbələ.

scambəlottə sm. barzelletta.

scambiscə V. cambiscə.  

scaməcetə sm. scamiciato (fr. chemise con s privativa). Vestito femminile scollato e senza maniche.

scaməddè vb. evitare, sfuggire. Forse dal francese antico descamper → latino volgare excampare = fuggire dal campo per schivare i pericoli della battaglia.Sə l’è scaməddetə = l’ha evitato.

scamorzə sf. scamorza (lat. ca[put] mutius con s intensiva = testa mozza). In senso figurato indica una persona di scarsa abilità, una schiappa. ♦ Sə pròbbətə na scamorzə = sei proprio una schiappa.

scamuescə V. sckamuescə1.  

scamusscetə agg. scamosciato (tardo lat. camocem = camoscio con s intensiva).

scamuzziddə sm. ragazzino incompetente.

scanagghjè vb. vagliare (lat. volg. scandaculare). Il termine, in cui è presente la parola cane, ha il senso di valutare, misurare, esaminare così come fa il cane quando esplora. In passato era diffusa l’abitudine di usare aste al posto del metro o pietre al posto dei pesi; in precedenza questi oggetti erano stati debitamente scanagghjetə, cioè vagliati.

scandaləzzè vb. scandalizzare (gr. skandalizo).

scandənetə V. scuandənetə.

scangè V. cangè2.   

scangəllè vb. cancellare (lat. cancellare con s intensiva). 

scangrəjè vb. sgangherare (lat. volg. canchalum → gr. kànkalos con s privativa = senza ganghero).

scangrəjetə agg. sgangherato.

scannaturə1 sf. scannatura. Pezzettini di carne e grumo di sangue del maiale sgozzato, raccolti alla fine della “lavorazione” delle carni, che, conditi con cipolle e peperoncino piccante, si friggevano al momento.

scannaturə2 sm. accoratoio. Coltello lungo e affilato per ammazzare il maiale.

scannè1 vb. sgozzare (lat. canna = trachea con s sottrattiva).

scannè2 vb. consumare. ♦ Sə l’è ‘ggiutə a scannè chiddə ddo soldə = è andato a consumare quel po’ che aveva.

scannə1 V. scuannə1.  

scannə2 V. scuannə2.

scanneddə sf. scannello (tardo lat. scannellum). Panchetto del sellaio con morsa di legno che mantiene fermi i finimenti per poterli cucire.

scannetə agg. sgozzato. ♦ Dormə com’a nnu scannetə = dorme profondamente. Lett.: dorme come uno sgozzato.

scanniddə V. scuannettə.  

scanzafatì sm. fannullone, scansafatiche.

scanzamuràgghjə sm. fannullone.

scanzè vb. evitare, scansare (lat. ant. campsare = girare attorno con s intensiva). ♦ La litə scànzələ, ma cə tə vitə chi spaddə o puaràitə, amminə, ch’è mmègghjə ’ngalerə ca o cuambəsandə = evita di litigare, ma se ti trovi con le spalle al muro, allora meni, perché è meglio in galera che al cimitero.

scanzì sf. mensola (lat. volg. scancìa = palco dove sta il vino. Mobile costituito da una serie di ripiani per conservarvi oggetti vari, libri e simili.

scapəddè vb. scapigliare.

scapəddetə agg. scapigliato/a.