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P p. Come iniziale di parola si raddoppia dopo tre,  pə, stè, sò, chjù, nə, a; tre ppacchə, ppəgghjè, stè ppaccəscescə, ppicchə, jè cchjù ppotendə du fretə, ppəddastrə nə jaddinə, uochə a ppəgghjè i səgarettə, ecc.

paccə sm. pazzo (lat. patior = soffro). Si racconta di un signore che era solito uscire di casa in abiti quasi estivi il primo maggio. Proprio quel giorno il tempo era da neve, ma costui, imperterrito, andava in giro vestito al solito modo e a chi lo derideva chiamandolo pazzo, lui rispondeva: “Jì nan zò ppaccə; jè ppaccə u Puatrəternə ca wolə nəvəchè joscə! = io non sono pazzo; è pazzo il Padreterno che vuol nevicare oggi!

paccəscè vb. armeggiare (lat. volg. pactiare = sbattere [la testa] o gr. paizo = scherzare, giocare). Fare lavoretti o riparare cose che richiedono tempo e pazienza.

pacchə sm pacco (ingl. pack).

pacchə du culə sf. natica (long. pakka = fetta).

pacchjenə sm. e agg. pacchiano, popolano, contadino (lat. paganicum = campagnolo, rozzo). I cornə di signurə sò də vammescə, chiddə di pacchjenə sò d’anuscə = le corna dei signori sono di bambagia, quelle dei popolani sono di (legno di) noce. Il proverbio sottolinea la differenza fra la morale un po’ accomodante dei nobili e quella più marcata del popolo.

paccì sf. pazzia (gr. pàtheia = sofferenza o lat. patiens = paziente, malato). Le due derivazioni evidenziano l’esperienza dolorosa più che le bizzarrie e le stravaganze del folle.

Pacciareddə np. Pacciarella. Contrada su via Gravina all’incrocio con via per Corato.

paccignə agg. pazzo. Da paccə + “ignə”.

paccignə (a la) loc. da pazzo. ♦ Parlə a la paccignə (manirrə) = parla come (alla maniera dei) pazzi.

paccioddə sf. pazzerella. È un uccello simile ad una allodola più piccola che ha un modo di svolazzare come se fosse un po’ matta.

pacciscə sm. lavoretto perditempo (lat. volg. pactiare = sbattere [la testa] o gr. paizo = scherzare, giocare).

paccottə sm.  pacchetto (fr. paquet). ♦ Vè m’accattə nu paccottə də səgarettə = vai a comprarmi un pacchetto di sigarette.

pacenzə sf. pazienza (lat. patientia).

pacənziusə agg. paziente (lat. patiens).

paciucconə sm. pacioccone. Individuo grassoccio, dall’aspetto gioviale e bonario, amante del quieto vivere.

paciusə agg. pacioso, calmo, tranquillo.

paddottə1 sf. grumo (pl. paddittə). ♦ Aggirə sembə pə nan vè fè i paddittə = rimesta sempre per evitare che si formino i grumi.

paddottə2 sf. palla di neve. ♦ Facimə a paddottə = giochiamo a palle di neve.

Padulə də Priorə np. Padula di Priore. Il nome Padula deriva molto probabilmente dal latino Paludem (palude), previa metatesi. Evidentemente in passato nella zona si trovava una palude.

pagghjajullə sm. pagliaiolo. Addetto al commercio e all’accatastamento della paglia.

pagghjarəscinə sf. paglia di orzo usata per i pagliericci. Termine composto da pàgghjə, paglia e erscə, orzo.

pagghiazzə1 sf. pagliaccia (lat. palea + azzə). Paglia sparsa nelle stalle sotto gli animali.

Pagghiazzə2 sopr. È un soprannome che significa Pagliaccia.

pàgghjə sm. paglia (lat. palea).

pàgghjə də ranonə loc. paglia di granturco. Era usata per riempire i materassi.

pàgghjə di tòtərə loc. paglia delle pannocchie. Sinonimo di pagghjə də ranonə.

pagghjerə1 sf. pagliaio (lat. palearium → palea = paglia). Sottotetto a tasca usato come deposito.

pagghjerə2 sm. pagliaio (lat. palearium → palea = paglia). Grande cumulo di forma conica, che costituisce la riserva di paglia per l’annata, nei pressi della casa colonica.

pagghjusə agg. borioso, fanfarone. Con pagghiusə gli altamurani indicavano i gioiesi.

pagliaccə smf. pagliaccio/a. Il termine deriva da paglia, per il fatto che gli attori comici vestivano in antico abiti fatti con una tela grezza simile a quella del rivestimento dei pagliericci.

pagliaccettə sm. pagliaccetto. Indumento per bambini composto di corpetto e di calzoncini corti uniti in un sol pezzo.

pàipə sm. pepe (lat. piper).

pàiscə sf. pece (lat. picem).

paisè V. apaisè.  

pàisə sf. pesa.  Unità di misura di peso corrispondente a circa 20 kg.

paisə sm. paese (lat. volg. pagensis → pagus = villaggio; pl. pajèsərə). ♦ O paisə mìjə nan è dachəssì = secondo me (lett.: al mio paese) non è così.

paisenə agg. paesano.

paisorə sm. peso. ♦ Stàjə pə scacurəzzè pu paisorə ca purtàjə ‘ngueddə = a momenti cadeva per terra per l’eccessivo peso che portava addosso.

pajamendə sm. pagamento (lat. paiamentum; pl. pajamində).

pajatàurə sm. pagatore (pl. pajaturə). ♦ Do melə pajatàurə angappə ciacchə puetə = dal cattivo pagatore prendi quel che puoi. Il buon senso ci dice chiaramente che, altrimenti, si corre il rischio di non recuperare nulla.

pajè vb. pagare (fr. payer). ♦ Ci pè apprimə, jè melə servutə = chi paga prima, è mal servito.  È bene non riporre molta fiducia nel prossimo e quindi pagare, o manifestare riconoscenza, a prestazione avvenuta. || O pajè, chjovə la chesə = al momento di pagare, piove la casa, cioè, per tirare sul prezzo, tutti i difetti della casa vengono fuori.

pajonə sm. pavone (lat. pavonem; pl. pajunə).

palàisə (a la) palesemente (tardo lat. palensis).

palanghə1 sf. moneta di due soldi (sp. blanca = bianca [nome di una moneta]). Significa anche moneta in genere. ♦ S’è ffattə i palanghə = ha fatto un sacco di soldi.

palanghə2 sf. bottone grande da cappotto. Nel gioco dei bottoni i ragazzini davano a questo un valore più alto: quattro bottoni piccoli.

palanghinə sm. palanchino (lat. palanga → gr. palankos = tronco). Spesso di ferro, è usato come leva.

palazzə sm. palazzo (lat. palatium = dimora signorile, dal nome di un’altura del colle Palatino in Roma sul quale sorgevano i palazzi imperiali). Altamura annovera diversi palazzi antichi: fra questi, i palazzi Baldassarre, Martini, de Gemmis, Cagnazzi, Filo, Sabini, Melodia, il cinquecentesco palazzo de Angelis-Viti, dimora degli Orsini del Balzo. Quest’ultimo si eleva su tre piani: sontuoso ed austero il portale, elegante il loggiato su cui si apre Porta Bari.

palazzullə sm. spiantato (lat. palatiolus). Nullatenente che vive di espedienti ma finge di possedere mezzi economici che gli permettono di vivere con una certa agiatezza.

palcunerə sm. imbroglione. ♦ Nan facennə u palcunerə = non imbrogliare.

paleddə sf. scapola (lat. pala).

palәjè  vb. bastonare (gr. palαίo = lottare).

paləjetə sf. bastonata (sp. apaleado = bastonato). ♦ L’attenə ‘ng’è fattə na paləjetə = il padre gli ha dato una bastonata.

paləscè vb. spalare.

palettə sf. paletta (sp. paleta; pl. palittə). Oggetto di ferro a

forma di piccola pala utile per raccogliere la brace e la cenere.

paləttonə sm. cappotto pesante (fr. paletot).

paliatonə sm. bastonata (sp. [a]paleado + onə = bastonato).

paliddə sm. paletto fermacarico dei carri (lat. palum). Oggetto di legno lungo di mezzo metro circa che, inserito nella parte posteriore del carro, era usato come fermacarico; lo si usava anche per battere frumento e legumi.

pallə sf. palla (long. palla).

pàlljə sm. albero della cuccagna (lat. pallium). È un palo liscio e spalmato di sapone per rendere più difficoltosa la salita e suscitare l’ilarità degli spettatori. Lo si erigeva in piazza in occasione della festa di Sanda Marì. Alla sommità del palo c’era una ruota a cui erano fissati i premi (generi alimentari) che andavano a chi riusciva a raggiungerli.

pallunerə sm. millantatore, pallonaio (gr. ballo = saltello, faccio andare in aria).

palməggenə1 V. parməggenə1.

palməggenə2 V. parməggenə2.

palommə sf. colomba (sp. paloma → lat. palumbum).

palummə sm. colombo (sp. palomo → lat. palumbum).

palummə frischə sm. colombo selvatico (palumbum + long. frisk = spontaneo).

palumueddə sf. farfallina, falena.

palumuerə sf. colombaia (sp. palomar).

palumuiddə sm. colombino (lat. palumbulum; pl. palumuerrə).

palùscənə sf. muffa (lat. baluginem).

pàmbənə1 sf. truciolo (lat. pampinum). Striscia di legno più o meno lunga, sottile e arricciolata, che la pialla asporta dalla superficie di un pezzo a ogni passaggio.

pàmbənə2 sf. pampino. Foglia della vite (lat. pampinum).

pambanutə agg. pampinoso, ricco di pampini.

p’amorə ca V. amorə ca.

panarelə sm. panieraio (lat. panarium).

panariddə sm. panierino (lat. panarium; pl. panarerrə).

panarizzə sm. patereccio (tardo lat. panaricium → gr. paronychía → para ónyx = attorno all’unghia). Infiammazione acuta dei tessuti di un dito.

pandasckə sf. grassona (lat. pantex = pancia).

pandenə sm. pantano (lat. volg. pantanum).

paneddə sf. pagnotta (provz. panhota). Pagnottina benedetta che si distribuisce ai fedeli nella festività di un santo. quale devozione ad un santo. Alquanto sentita è la devozione verso S. Antonio da Padova e, ancora oggi, è viva l’usanza da parte di alcuni di allestire degli altarini per festeggiare il santo. In quest’occasione si distribuiscono le paneddə bənədettə (pagnotte benedette) a quanti si recano a visitare il santo.

panellə sm. panello (lat. pane[m] + ellum). ♦ Mazz’e panellə fàscənə i filə bellə, panellə senza mazzə fàscənə i filə pazzə = mazze e panelli fanno i figli belli, panelli senza mazze fanno i figli pazzi. Non si deve premiare o castigare sempre se si vogliono avere figli bravi, onesti e lavoratori.

panerə sm. paniere (lat. panarium).

panettə sm. pane. Pane di 4-5 chili.

panətterə sf. fornaia, panettiera .

panəttirrə sm. fornaio, panettiere (fr. ant. panetier).

panəttuddə sm. panetto. Pane da un paio di chili.

pangirrə sf. panciera (lat. volg. panceria).

pannə1 sm. panno (lat. pannum).

pannə2 sm. corredo della sposa (lat. pannum). Il corredo, che il padre della sposa promettava il giorno del fidanzamento, andava da pann’a junə (corredo di famiglie molto povere che consisteva di un solo capo per ogni articolo necessario) fino a panna descə (dieci unità per ciascun capo, tipico delle famiglie ricche).

pannəlingə sm. pannolenci. Panno molto compatto, morbido e fine che assomiglia al feltro. Termine composto da pannə + lingə. Lenci, lingə, è nome della ditta torinese che per prima utilizzò questo tipo di panno per rivestire le bambole negli anni ‘920.

panza cundendə loc. disinteressato, indifferente. Lett.: pancia contenta. Si dice di chi non ha preoccupazioni di sorta.

panzàunə smf. pancione (sp. panza + àunə; pl. panzunə).

panzè sf. viola del pensiero (fr. pensèe).

panzə sf. pancia (sp. panza).

panzə all’àrjə (də) loc.  supino (lat. ad panticem aream; contr. də panzə sottə). Lett.: di pancia all’aria.

panzə d’attonə loc. indifferente, disinteressato. Lett.: pancia d’ottone.

panzə sottə (də) loc. prono (lat. ad panticem subtam; də panzə all’àrjə). Lett.: di pancia sotto.

panzettə sf. pancetta.

panzittə spl. panciuti. Termine con cui gli altamurani indicavano i gravinesi.

papagnə1 sf. papaverina (lat. papania = papavero). Dai frutti a forma di capsule del “papaver somniferun” (papavero bianco o papavero indiano) si ricavavano gli infusi per far addormentare i bambini, infusi pericolosi e a volte letali se ci eccedeva nel dosaggio.

papagnə2 sf. sonnolenza (lat. papania = papavero). ♦ Cu cussə muirrə mə stè vvenə na papagnə = con questo vino mi sta venendo una sonnolenza.  

papanonnə sm. nonno. Voce composta da papà e nonno.

papappə sf. pappa nel linguaggio infantile.

papareddə sf. ochetta (sp. parpar = starnazzare, gracchiare).

paparinə sf. papavero (gr. paparouna).

paparulə1 sm. peperone (gr. piperià). Usato metaforicamente significa cretino. ♦ Paparulə e malangenə nan di mangiannə cə nan stè senə = peperoni e melanzane non mangiarli se non sei sano. Sono alimenti di difficile digestione. || Sə nu paparulə = sei un cretino.

paparulə2 spl. denaro, soldi. ♦ Tenə tanda paparulə a la banghə = ha tanto denaro in banca.

papasonnə sf. sonnolenza (lat. pappus somnum = sonno del nonno).

papàvərə sm. papavero (lat. papaverina [herba]).

papè sm. papà (gr. mpampas). Usato principalmente in famiglie di artigiani.

papərascè vb. girovagare, andare in giro come papere.  

papərasciannə sm. organo genitale femminile (gr. papàs giannes = prete giovanni [?]).

pàpərə sf. oca, papera (sp. parpar = starnazzare, gracchiare). È anche un gioco tipico del periodo natalizio: sciucuè a la pàpərə = fare il gioco dell’oca.

papərussə sm. peperoncino piccante. Termine composto da pà(i)pə russə = pepe rosso.

papòcchjə (a) loc. alla buona. Papòcchjə va messo in relazione con il latino papa, voce onomatopeica infantile per indicare il cibo, della quale potrebbe essere derivata la forma alterata papocula = papocchia. Il significato primitivo sarebbe, quindi,  pappina, pappa molliccia, brodosa.

paponnə sm. babau, uomo nero (sp. papòn = spauracchio; pl. papuennə). Essere immaginario che si nomina per intimorire i bambini e farli desistere dal pianto o da una bizza. ♦ Mo venə u paponnə! = adesso viene l’uomo nero!

pappalè int. bum! (sp. papelonar = pavoneggiarsi). Esclamazione di scherno che esprime incredulità, di solito seguita da la sciangheteddə, la piccola sciancata.

pappatòrjə sf. pappatoria (lat. pappare).

pappè vb. pappare (lat. pappare). ♦ Tu u wulistə e mo pàppətə quistə = tu l’hai voluto e adesso pappati questo. Quistə e non cussə per motivo di rima. Ricorda il verso di una nota canzone napoletana: t’è piaciute t’è piaciute, tinatille cara cara…

pappètələ sf. palpebra (lat. palpere = battere di ciglia, ali e simili).

pappòttələ sm. tonchio (lat. pappum = verme; pl. pappùttələ). Il tonchio è un coleottero nocivo a diverse piante leguminose: tonchio dei piselli, delle fave, dei fagioli. ♦ Timbə ‘ng’è mmettə ma u crawuttə t’è ffè, dissə u pappòttələ a la fevə = impiegherò del tempo ma il buco ti farò, disse il tonchio alla fava. Con caparbietà ed insistenza si riesce a raggiungere l’obbiettivo.

paprascè V. papərascè.

paraggə spl paraggi, dintorni (sp. parajə).

paragunè vb. paragonare (sp. parangonar → gr. parakonáo).

paràitə sm. parete (lat. volg. parete → parietem; pl. parètərə). ♦ Addau tə weltə, jàcchjə paràitə = dovunque ti giri, trovi parete. È il proverbio di chi incontra ostacoli dappertutto. || U puaràitə nan denə rècchjə e ssendə = la parete non ha orecchie e sente. È un invito a essere cauti quando si parla in quanto si teme di essere spiati, come se anche i muri avessero le orecchie e potessero così ascoltare quanto viene detto. I latini dicevano più concisamente: Parietes habent aures = le pareti hanno orecchie.

parajonə sm. paragone (sp. parangòn).

paràləsə sf. poliomielite, paralisi (gr. paràlysis).

paraləzzè vb. invalidare nel senso di rimanere invalido (fr. paralyser).

paraləzzetə agg. paralizzato.

paranzə sf. paranza (lat. parantia). Squadra di quattro mietitori e un legatore.

parapallə sm. parapalla. Giocattolo consistente in una pallina di stoffa ripiena di segatura di 5-6 cm. di diametro a cui è fissato un elastico, che, legato ad un dito, permetteva alla palla di ritornare nella mano dopo essere stata lanciata. Una sorta di yo-yo ante litteram.

parapattə avv. pari e patta (lat. paria pacta = patti pari). ♦ Mo stemə parapattə = ora siamo pari e patta. Si usa dire quando si ristabilisce il perfetto equilibrio o si estingue un debito o si ricambia un favore in ugual misura.  

paràulə1 sf. parola (tardo lat. paràula → parabola). ♦ Paràula dittə, ‘ngillə stè scrittə = parola detta (data), in cielo è scritta. La parola data è sacra. || I paràulə də la sàirə nan zə jàcchjənə la matinə = le parole della sera, non si trovano la mattina. Forma di rimprovero nei confronti di chi non mantiene la parola data. || Na paràulǝ è picchǝ e do sond’assè = una parola è poca e due son troppe. Il proverbio invita a non parlare in modo prolisso e ad esprimere i concetti nella loro essenzialità, perché con l’eccessiva loquacità si può cadere in contraddizione ed essere inconcludenti.

paràulə2 spl. rimprovero (tardo lat. paràula → parabola). ♦ Pə ccolpa tàwə, so vutə tanda paràulə = a causa tua ho avuto tanti rimproveri.  

paravində sm. paravento. Schermo verticale di legno costituito da un certo numero di pannelli, collegati mediante cerniere, in modo da fornire una parete variamente adattabile e orientabile, a seconda delle esigenze.

paravisə sm. paradiso (gr. parádeisos).

parchə sm. parco, prato (fr. parc → tardo lat. parricum).

parchətiddə sm. praticello (fr. parc → tardo lat. parricum).

parè1 vb. sembrare (lat. parere). ♦ Manghə perə da ‘nderrə = neanche si vede da terra. È così piccolo che neanche si vede, eppure sa il fatto suo.

parè2 vb. parare (lat. parare).

parəmendə avv. parimenti, altrettanto (lat. pare[m] + mendə). Come naltettandə, è usato per contraccambiare auguri o saluti.

parendə sm. parente (lat. parentem = genitore; pl. parində).Cə vulimə cambè cundində, stàmənə lundenə de parində = se si vuol vivere contenti, si stia alla larga dai parenti.

parəndelə sf. parentela (tardo lat. parentela).

parəndetə sm. parentato. ♦ Ognə parəndetə ‘ngə stè na pəzzəchetə = in ogni parentato ci sta una pizzicata. È normale che ci sia un qualche litigio quando si vive insieme.

parətàunə sm. muro alto (lat. volg. paret[em] + àunə).

parəterə sm. paretaro. Costruttore di muri a secco.

parətiddə sm. muretto (lat. volg. paret[em] + iddə).

parìgghjə sf. pariglia, coppia (fr. pareille → lat. volg. paricula).

Parisə np. Parisi.

parlambaccə smf. schietto/a. Lett.: parla in faccia. Termine con cui gli altamurani erano noti nei paesi viciniori.

parlamendə1 sm. parlamento (ingl. parliament). Assemblea unicamerale o bicamerale con cui i cittadini  esercitano il potere tramite propri rappresentanti eletti.

parlamendə2 sm. discussione, conversazione.

parlanderə smf. ciarliero/a. Chi è dotato di una parlantina spesso impertinente e petulante.

parlannə c crəjanzə loc. parlando con decenza. Locuzione usata quando si nomina qualcosa di sporco o disdicevole.

parlè vb. parlare (fr. parler). ♦ Parlə comə t’è fattə màmetə = parla come ti ha fatto tua madre. Bonaria ironia nei confronti dell’emigrante che parla o tenta di parlare, con una ricchezza di strafalcioni, un italiano improvvisato, quasi si vergognasse del proprio dialetto. || Parlə tu, c’a mmàjə mə scappə u chjandə = parla tu che a me vien da piangere. Si può interpretare in modo serio (parla tu perché mi commuovo) o in modo scherzoso (quando si vuole scaricare su altri incombenze un po’ fastidiose).

parlè grassə loc. parlare usando parole sconce. Lett.: parlare grasso.

parməggenə1 sf. parmigiana. Preparazione culinaria in cui entra il formaggio parmigiano (che ha dato il nome a questo piatto); sono melanzane (anche zucchine) affettate, fritte, disposte in tegame a strati, alternate a parmigiano grattugiato e salsa di pomodoro, e poi cotte al forno.

parməggenə2 sm. formaggio parmigiano.

partə1 sf. parte (lat. partem). Elemento, frazione, porzione di un insieme.

partə2 vb. partire (tardo lat. partire).

partə3 sf. rimprovero (lat. partem).

partə cəvilə loc. pudenda. Gli organi genitali. Lett.: parti civili.

partəculerə agg. particolare (lat. particularem).

parturì vb. partorire (lat. parturire).

parturiendə agg. partoriente (lat. parturientem).

pascùgljə V. bascùgljə.  

pascuscè vb. fare Pasqua.

Pasquapəfanì sf. Epifania (gr. pàskha epiphàneia). Una volta col termine Pasqua s’intendeva qualsiasi festa religiosa solenne e anche l’Epifania era detta Pasqua Epifania o Pasquetta.

Pasquə sf. Pasqua.

passaggə1 sm. passaggio (fr. ant. passagə).

passaggə2 sm. toccatina, manomorta (fr. ant. passagə). Ha il senso di approfittare di una situazione per palpeggiare qualcuno o qualcuna. ♦ Pəgghjarsə nu passaggə chə nna fèmənə = prendersi un passaggio, permettersi delle libertà con una donna, allungare le mani.  

passariddə1 sm. passerotto (lat. passerem; pl. passarerrə).

Passariddə2 sopr. È un soprannome che significa Passerotto.

passatimbə sm. passatempo. sm. passatempo. Termine con cui si indicavano semi di zucca essiccati, ceci arrostiti, semi di girasole che venivano gustati nei giorni di festa mentre si passeggiava.

passcə vb. pascolare (lat. pascere). ♦ Cə nan buè scì a la

scolə, a da scì a passcə i pèchərə = se non vuoi andare a scuola, andrai a pascere le pecore. Comune minaccia nei confronti dei figli che non amavano tanto la scuola. || Uofə passcə e cambena sonə = bue pascola e campana(ccio) suona. Si dice di quando le cose vanno come devono andare.

passə sm. passo (lat. passum). È anche antica misura di lunghezza pari a circa un metro e pezzo. ♦ Jalzemə u puassə ca sə fescə tardə = acceleriamo l’andatura perché si fa tardi.

passè vb. passare (lat. volg. passare). ~ Indovinello 31: ‘Mbrimə passə quannə nan avà passè, mè passə quannə avà passè = subito passa quando non deve passare, mai passa quando quando deve passare. Soluzione a pagina 336.

passè a la scolə loc. conseguire la promozione a scuola.

passè d’arrustə loc. averle, buscarle ♦ Cə nan də mutucuiscə a da passè d’arrustə = se non ti dai da fare le avrai.

passeggə sm. passeggio (sp. paseo → passum).

passəggè vb. passeggiare (sp. pasear → passare).

passəggetə sf. passeggiata (sp. paseada).

pàssələ sf. passola (lat. passam [uvam] = [uva] passa). Varietà di uva senza semi, così detta perché si fa di solito seccare per farne l’uva passa.

pasta məscketə loc. pasta sminuzzata di confezione industriale (lat. pasta misculata). Lett.: pasta mescolata. In seguito al carico e scarico della pasta, succeddeva che la pasta si spezzettasse. Poiché non si buttava nulla, i vari formati di pasta spezzata e mista venivano raccolti e venduti a prezzo ridotto.

pasta rəjelə loc. pasta reale. Pasta di mandorle e zucchero.

pastàurə sm. pastore (lat. pastorem; pl. pasturə). ♦ Pèchərə e pasturə, vignə e zappaturə = pecore ai pastori e vigne agli zappatori. Ad ognuno il proprio mestiere.

pastə1 sf. pasta (gr. pàste = brodo mescolato a farina). Impasto lavorato di farina e acqua: sia quello lievitato con cui si fa il pane, sia quello (che può essere di farina di frumento oppure di semolino) che, lavorato in diverse forme ed essiccato, costituisce i vari tipi di pasta alimentare, di confezione industriale o casalinga, talvolta con aggiunta di ingredienti vari (pasta verde, all’uovo, ecc.).

pastə2 sf. biscotto, dolcetto, pasta (gr. pàste = brodo mescolato a farina). Dolce di piccole dimensioni, composto di farina, zucchero e grassi, con eventuale aggiunta di uova e di aromatizzanti, cotto in forno per renderlo friabile e croccante.

pastəccè vb. pasticciare (lat. volg. pasticium).

pastəccirrə sm. pasticciere (fr. patissier).

pastənechə sf. carota gialla (lat. pastinaca).

pasticcə1 sm. pasticcio (lat. volg. pasticium). È la tipica focaccia del periodo natalizio preparata con ingredienti poveri e semplici: pasta di pane, sponsali, olive nere denocciolate, acciughe diliscate, baccalà a mollo e olio d’oliva.

pasticcə2 sm. pasticcio (lat. volg. pasticium). Disordine o confusione nell’eseguire un lavoro o nell’esporre idee. ♦  Nan zəpə fè nuddə: fescə sckittə pasticcə =  non sa fare niente: fa solo pasticci.  

pasturiddə sm. pastorello (lat. pastor[em] + iddə; pl. pasturerrə).

pasturignə (a la) loc. da pastore (lat. pastor[em] + ignə). Comportamento rozzo. Spesso seguito da manirrə (a la pasturignə manirrə), cioè, alla maniera dei pastori.

patəmendə sm. patimento (gr. pathema = sofferenza dell’anima; pl. patəmində).

pataneddə sf. patatina (nap. patan[a] + eddə).

patenə sf. patata (nap. patana → sp. patata). ♦ Quannə chjovə la Brunə, patenə, jertə e məlunə = quando piove la Bruna (il 2 luglio), patate, orto e meloni. ~ Un piatto povero ma gustoso è: Patenə, risə e cozzə o furnə.

paternestə sf. tubettino. Tipo di pasta minuta.

patì vb. patire (lat. patere).

patòrjə sm. patimento (lat. patere). È usato insieme a stòrjə. ♦ M’è ccundetə tuttə i stòrjə e patòrjə sàwə = mi ha raccontato tutte le sue vicende (storie e patimenti).

patraponə sm. prepotente (ar. khsathrapa = signore del regno; pl. patrapunə). Era il governatore di una provincia dell’antico impero persiano; per estensione indica chi, nell’esercizio di un ufficio o di una carica, si distingue per l’ostentazione o per l’abuso dei suoi poteri e della sua influenza.

patrastrə sm. patrigno (tardo lat. patraster).

patràunə sf. padrona (lat. patronam).

patrə cərcatàurə loc. monaco questuante (lat. patrem circatorem).

patrənostə sm. pater noster.

patrənostə du lupə loc. borbottio. Continuo e fastidioso borbottare. Lett.: pater noster del lupo.

Patrəternə1 sm. Padreterno.

Patrəternə2 sopr. È un soprannome che significa Padreterno. Era un signore che pare riuscisse a trovare lavoro a tutti.

patrignə sm. patrigno (lat. volg. patrignum).

patrunə sm. padrone, proprietario (lat. patronum; pl. patrunə). ♦ Pàura vendə cə jacchjə u muelə patrunə = povera pancia se trova un cattivo padrone. Quando per timidezza o vergogna non si approfitta per riempirla. ~ Indovinello 21: Jè u tu, sə patrunə tu, ma sə nə sèrvənə l’altə =  è tuo, sei padrone tu, ma se ne servono gli altri. Soluzione a pagina 362.

patrunə e sottə loc. padrone e sotto. V. Fəgghjettə2.

patrunelə agg. padronale (tardo lat. padronalem). È riferito a prodotti genuini agricoli o d’allevamento distinti da quelli industriali.

patrùnəmə sm. mio padrone.

patrùnətə sm. tuo padrone.

patutə1 spl. sofferenze. ♦ Candemə ca nə scurdemə tuttə i patutə = cantiamo così dimentichiamo tutte le sofferenze.

patutə2 sm. sofferente, persona che ha sofferto. ♦ Cə wè sapè comə jè, a da scì do patutə = se vuoi sapere com’è, devi andare da chi ha sofferto.

patutə3 agg.  malato. Riferito a piante o organi vegetali.

pàurə agg. povero (lat. pau[pe]r).

pàurə a jeddə loc. povera lei. Ha anche il senso di: poveraccia, credulona. ♦ Jè na pàurə a jeddə = è una poveraccia.

pàurə a jiddə loc. povero lui. Significa pure: poveraccio, credulone. ♦ Cinə, Minghə? Jè nu pàurə a jiddə = chi, Mingo? È un povero credulone che presta fede a tutto ciò che gli vien detto.

pàurə a llorə loc. poveri loro. Indica anche: poveracci. ♦ Minghə e Colə so sckittə do pàurə a llorə = Mingo e Cola sono soltanto due poveracci.

pàurə a mmàjə loc. povero/a me.

pàurə a nnù loc. poveri noi.

pàurə a ttàjə loc. povero te.

pàurə a vvù loc. poveri voi.

paureddə sf. poveretta.

pauriddə sm. poveretto. ♦ A cchesə də pauriddə nan mànghənə stòzzərə = a casa di poveretti non mancano tozzi di pane. Modo di dire che evidenzia la generosità della povera gente. ~ Indovinello 49: U pauriddə lu scettə, u səgnurinə l’arripə = il poveretto lo getta, il signorino lo conserva. Soluzione a pagina 336.

paurusə agg. timoroso. Chi si spaventa troppo facilmente.

pavində sm. riparo dal vento (lat. parare ventum = prepararsi al vento). Un qualunque riparo all’aperto utile per proteggersi dal vento. ♦ Ja vəndaccə! Məttìmənə o pavində = che ventaccio! mettiamoci al riparo.