Dialetto-Italiano  A   B   C   D   E   F   G   H   I   J    L   M   N   O   P   Q   R   S   T   U   V   W   Z

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J j. Ormai in disuso nelle parole italiane, è mantenuta come iniziale nel nostro dialetto con il suono della lettera i  e deriva spesso dalla lettera g (jammə → gamba, jaddinə → gallina, jattuddə → gattino, ecc.). Gli articoli davanti a tali parole non vengono apostrofati (la jammə, na jattə, ecc.) perchè la j è considerata consonante pur pronunciandosi come una i.

ja agg. che. È usato nelle esclamazoni. ♦ Ja chepə də cazzə ca jè cuddə = che testa di cavolo quello là! || Ja vətəpuèrjə! = che vituperio!

int. avanti (contr. isccə). Aferesi di ja(mmə)1 → lat. eamus = andiamo. Ordine di avviarsi o incitamento ad avanzare più speditamente dato alla bestia da traino.

jabbè vb. gabbare (fr. arc. gab). ♦ Nan buetə jabbè Cristə cu Patrənostə = non puoi gabbare Cristo col Padre nostro. Non prendi in giro nessuno tanto facilmente.

jàbbələ agg. abile (lat. habilem). ♦ L’awonnə fattə jàbbələ = l’hanno fatto abile.  

jacchə sf. caccia di frodo (lat.volg. flacca → facula = fiaccola). Uccellagione notturna con lampada: è una particolare caccia alle allodole proibita. Il cacciatore abbaglia le allodole che riposano e le calpesta. Segue un amico che le prende e le mette in un sacco.

jacquanàivə sf. acquaneve, nevischio (lat. aquam nivem). L'acquaneve cade di solito quando la temperatura è sui 2-3°C. Viene chiamata anche nevischio, cioè, neve minuta, mista a pioggia.

jacquapəsciusscə sf. brodaglia. Detto in genere di bevande insipide e alquanto diluite che non danno di niente: tè, caffè, brodo, etc.

jacquavvində sf. nubifragio (lat. aquam ventum). Temporale con vento e acqua scrosciante.

jacquə1 sf. acqua (lat. aquam). ♦ Na mməttennə jacquə a ccoscə = non mettere acqua a cuocere (bollire). Non iniziare un qualcosa che potrebbe avere risvolti negativi.  ~ Indovinello 50: Vè jind’all’acquə e nan z’abbagnə, vè jind’o fuechə e nan z’abbruscə = va nell’acqua e non si bagna, va nel fuoco e non si brucia. Soluzione a pagina 336. 

jacquə2 sf. pioggia (lat. aqua). ♦ Jacquə e mortə retə alla porte = pioggia e morte dietro la porta. La imprevedibilità delle cose come la pioggia ed addirittura la morte sono sempre a portata di mano. È bene perciò essere sempre pronti ad ogni evenienza.  

Jàcqujə np. Giacomo. Arcaico per Giàcumə.

jacrə agg. acerbo, acre (lat. acris). ♦ Mègghjə jacrə a mmàjə ca maturə a ttàjə = meglio acre a me che maturo a te. Il frutto maturo è più soggetto al furto.

jaddə sm. gallo (lat. gallum; pl. jàddərə). ♦ Addau stonnə tanda jàddərə nan fescə mè dì = dove stanno tanti galli non fa mai giorno. Ove si concede potere decisionale a più persone non si potrà mai giungere a conclusione alcuna. || La jaddinə fescə l’evə e o jaddə ‘ngə jusckə u culə = la gallina fa l’uovo e al gallo brucia il sedere. Dedicato a chi si lamenta dell'eccessivo peso della fatica altrui o di un danno subito da altri.

jaddənneddə sf. gallinella.

jaddənerə sm. pollaio (lat. gallinarium).

jaddinə sf. gallina (lat. gallinam). ♦ Tənə la faccə tostə di  jaddinə vìcchjə = ha la faccia tosta delle galline vecchie. L’espressione vuole indicare insolenza, arroganza, avere una faccia di bronzo, una sfacciataggine. || S’è mangetə u culə də la jaddinə = s’è mangiato il culo della gallina. Detto di chi parla troppo. Il detto trae origine dall’osservazione dello sfintere anale delle galline che si apre e chiude ripetutamente dopo aver deposto l’uovo, simile alla bocca del logorroico.

jagnatostə smf. cattivo pagatore. Chi non assolve al proprio dovere di pagare. Lett.: dente molare duro.

jagnə sf. dente molare (germ. wango = guancia; pl. jàgnərə).

Jàiscə V. Jescə2.

jàitə sf. bietola (lat. volg. bleta). Metaforicamente indica una donna priva di vitalità.

jàitə frischə sf. bietolina selvatica (lat. beta + long. frisk = fresco, spontaneo). È una pianta erbacea perenne, ha un’azione depurativa, diuretica ed emolliente ed è edibile prima dell’infiorescenza.

jalandə agg. galante (fr. galant).

jalandommə sm. galantuomo (fr. galant + lat. homo = onesto uomo; pl. jalandimmə). ♦ Nəssciunə jè ,jalandommə com’o timbə = nessuno è galantuomo come il tempo. Anche se oggi i tuoi meriti non sono riconosciuti nel tempo lo saranno. Diceva lo scrittore e filofofo francese del Settecento: Il tempo è galantuomo e rimette a posto ogni cosa.

jaləjotə sm. birbante, manigoldo, monello (gr. galéa = nave da guerra bizantina). Inizialmente era semplicemente colui che remava sulla galea. In seguito venne ad indicare chi, per qualche misfatto, era condannato al remo.

jalettə sf. secchio di legno (provz. gauta = scodella lat. gabata = catino). Recipiente a doghe simile a metà barile per il trasporto dell’acqua appeso sotto al carro.

jalnaturə V. janlaturə  

Jaltamurə sf. Altamura. Il comune è situato ad un’altitudine sul livello del mare che varia da un minimo di 402 metri fino ad un massimo di 480 (Chiesa di S.Lucia). Il nome si deve al fatto delle alte mura che circondavano la città. Forse non tutti sanno che: 1. là dove sta la Cattedrale di Altamura, secondo una leggenda, si ergeva un tempio pagano dedicato al dio bifronte Giano. Per questo motivo Carlo Magno ordinò al paladino Orlando di radere al suolo la pagana Altamura ricostruita poi da Federico II di Svevia. Ecco perché sullo stemma della città è scritta la frase: Rolandus me destruxit, Federicus me reparavit; 2. che Altamura fu l’unica città pugliese ad opporsi valorosamente alle orde del Cardinale Ruffo, meritandosi perciò il titolo di Leonessa delle Puglie; 3. che le Mura Megalitiche erano lunghe 4 km, alte e larghe 6 m; esse racchiusero nella loro ampia cerchia, un'altra più piccola intorno all'Acropoli, cioè la parte più alta e più sacra della città. Erette tra il VI e il III secolo a.C., ora sono visibili per alcuni tratti;  4. che Altamura ha avuto diversi nomi: Altilia, nome derivante da Altea, regina dei Mirmidoni che secondo la leggenda approdò in Puglia dopo la morte del figlio da lei causata. Mirmidoni significa popolo di formiche. Secondo una tradizione, il popolo traeva il nome dal proprio re Mirmidone, figlio di Zeus e di Eurimedusa, che il dio aveva sedotto assumendo l’aspetto di una formica. Petilia, nome dato alla città dal greco Filottete. Sembra che Petilia significhi volo di uccelli e che fu l’oracolo a dirgli di edificare una nuova città nel luogo che gli avrebbe indicato uno stormo di colombi. Lupatia, nome dovuto al fatto che Altamura fu ricostruita, dopo essere stata distrutta da Annibale, presso il luogo dove di trovava un lago che aveva proprio quel nome e che adesso non c’è più; 5. che la prima Corte di Appello in Puglia fu quella di Altamura istituita con decreto bonapartiano del 20 maggio 1808 e abbracciava le Province di Bari, Terra d’Otranto e Basilicata. La Corte di Appello di Altamura cessò la sua attività il 7 giugno 1817; 6. che, infine, dal 1748 al 1811 ad Altamura c’è stata una università la cui sede si trovava in Corso Federico II di Svevia nell’attuale palazzo episcopale. Fondata nel 1748 per volontà di Monsignor Marcello Cusani, in breve tempo divenne un grande centro culturale tale da meritare il titolo di Appula Atene.

jaltamurenə sm. altamurano. Jaltamurenə mangia patenə, accitapədùcchjə e sonacambenə = altamurani mangiapatate, testardi e suonacampane. Era un tipico sfottò dei torittesi verso i vicini altamurani.

jaltarazzjonə sf. ira, irritazione, alterazione (lat. alterationem).

jaltararsə vb. irritarsi (tardo lat. alterare).

jaltarè vb. irritare (tardo lat. alterare).

jaltaretə agg. adirato, irritato (tardo lat. alteratum).

jaltə agg. alto (lat. altum).

jaltə ca loc. altro che. ♦ Jaltə ca brodə də jaddinə, na stè parajonə = altro che brodo di pollo, non c’è paragone.

jalzarsə vb. alzarsi (lat. volg. altiare = portare in alto). ♦ E mo jalzàmənə a candè = ed ora alziamoci a cantare. Modo ironico per dire che non c’è altro da mettere sotto i denti.

jalzè vb. alzare, sollevare (lat. volg. altiare = portare in alto).

jalzè n’ècchjə loc. badare. Lett.: alzare un occhio. ♦ Cumma Rusinə, jalzə n’ècchjə o crəjature quannə scolə i maccarunə = comare Rosina, bada un po’ al bambino il tempo di scolare la pasta.

jàmbərə sm. gambero (tardo lat. gambarum).

jàmbələ agg. ampio, largo (lat. amplum). Usato per lo più con la parola fəvə, fava.

jamelə sm. cammello (lat. camelus → gr. kámelos).

jammariddə1 sm. gamberetto (pl. jammarerrə).

jammariddə2 sm. stinco (pl. jammarerrə).

jammariddə3 sm. gambone, sostegno per appendere il maiale macellato. Diminutivo di jammirə.

jammə1 int. avanti (lat. eamus = andiamo). Termine usato per incitare a sbrigarsi. ♦ Menə, jammə! = su, sbrighiamoci!

jammə2 sf. gamba (tardo lat. gambam → gr. gampa = articolazione).

jammə (a na) loc. per gamba. Lett.: ad una gamba. Tipica risposta ironica a chi dichiara di avere un’età alquanto inferiore a quella vera.

jammelə sm. gambale (lat. gambam → gr. gampa = articolazione). Protezione di cuoio o di stoffa molto spssa per difendere le gambe da colpi di falce accidentali.

jamməleddə sf. gambetta (lat. gambam → gr. gampa = articolazione).

jamməlegnə sm. gambalunga.

jammətertə sm. zoppo. Lett.: gamba storta.

jammettə sm. nesto (pl. jammittə).

jammèttələ sm. alberello da piantare (pl. jammìttələ).

jammirə sm. gambone (lat. gambam → gr. gampa = articolazione). Arco di legno usato per appendere i maiali macellati dai nervi delle caviglie.

Jàngələ np. Angelo.

janlaturə sm. matterello (nap. laganaturo → gr. laganon = sfoglia di pasta + suff. turə = adatto per).

jannə1 sm. anno (lat. annum). ♦ Də cə jannə sində? = di che anno sei? || All’annə sulə sulə, e do jannə ripa ripə = all’anno da solo, ai due margine margine. L’espressione si riferisce a chi sembra sia in grado di fare grandi cose all’inizio, ma nel prosieguo si dimostra maldestro ed incerto, come un bambino già capace di camminare da solo all’età di un anno, ma, ai due anni ha bisogno di aiuto.

Jannə2 np. Anna. ~ sfottò di ragazzini: Janna Jannə, fìcchətə sottə a la capannə; cə la capannə chjovə, fìcchətə sottə e nan də movə =Anna, Anna, ficcati sotto alla capanna: se la capanna gocciola, ficcati sotto e non muoverti.

japrì vb. aprire (lat. aperire). ♦  Na portə s’achjutə e cində sə nə jàprənə = una porta si chiude e cento se ne aprono. Il proverbio insegna a non disperare mai.

japrì l’òcchjərə loc. fare attenzione. Lett.: aprire gli occhi. ♦ Japrə l’òcchjərə ca a cchjùdələ nan gə volə nuddə = apri gli occhi che a chiuderli non ci vuole niente. Monito a fare molta attenzione in situazioni che possono presentare qualche pericolo, se non si vuole correre il rischio di chiudere gli occhi per sempre.

jarafonə sm. bottiglione (sp. jarra). Grossa bottiglia di vetro con collo corto.

jarbə sm. garbo (ar. qalib).

jarbetə V. ajarbetə.

jardiddə sm. galletto (pl. jarderrə).

jardə vb. ardere (lat volg. ardere).

jardəsə vb. bruciarsi.

jardoffə sm. cappone.

jarjarizzә sm. gargarozzo (tardo lat. gargala = trachea + suff. izzə)

jarofaniddə sm. garofanino (lat. caryophillum → gr. garufalo).

jaròffələ sm. garofano (lat. caryophillum → gr. garufalo; pl. jarìffələ).

jarjəscè vb. arieggiare.

jarnaccə sm. tacchino (lat. gallinaceum).

jarsə agg. arso, bruciacchiato (lat. ardere). ♦ Cu furnerə te la pìgghiə? penə jarsə avè! = col fornaio te la prendi? pane bruciato avrai. Se litighi con chi ha un certo potere, aspettati prima o poi la sua vendetta.

jartə sf. arte, mestiere (lat. artem). ♦ Cə jartə  fescə ? = che mestiere fa? || Nan denə nə jartə nə partə = non ha né arte né parte. È un incompetente, è un buono a nulla. || Nan denə cə jartə fè = non ha che mestiere fare. Espressione che esprime un certo senso di fastidio verso chi non fa altro che bighellonare. || Jartə chə jartə, u lupə e pèchərə = arte con arte, il lupo alle pecore. Ad ognuno il suo mestiere. || Fescə sembə n’artə = fa sempre un’arte (la stessa cosa). Sottolinea un’azione ripetitiva e fastidiosa. || ‘Mberə l’artə e mìttələ da partə = impara l’arte e mettila da parte. Può sempre tornare utile in futuro.

jarvə sm. albero (lat. arborem; pl. jàrvələ). ♦ Jàrvələ e filə l’adà drəzzè apprimə = alberi e figli li devi raddrizzare all’inizio (dopo può essere troppo tardi).  

jarvəlìcchjə sm. alberello.  

jarvəlonə sm. spilungone. Lett.: alberone.

jarzə sf. guancia (ita. arc. gàrgia = branchia o fr. gorge = gola).

jarzelə sm. guanciale o guancia del maiale.

jàscəmə agg. azzimo (gr. azymos = senza lievito, non fermentato).

jasprə agg. aspro (lat. asp[e]rum).

jassə1 sm. asso (assem = moneta). ♦ Pəgghiè jassə pə ffuwurə = scambiare una persona per un’altra o capire una cosa per un’altra. Lett.: prendere asso per figura. sm. asso (assem = moneta). || Sə ccomə all’assə accogghjatuttə = sei come l’asso prenditutto. L’espressione assə accogghjatuttə, che è una variante della scopa, laddove chi possiede un asso prende tutte le carte che sono sul tavolo, sta ad indicare colui che vuole tutto per sé.

jassə2 agg. inutile (lat. [l]axa = lascia). Usato soltanto nella locuzione jassə ca (inutile che). ♦  Jassə ca la senə la cambenə, cə nan è dəvotə nan gə venə = inutile suonare la campana, chi non è devoto non ci viene. In senso figurato significa che a volte il richiamo può risultare solo una perdita di tempo.

jastàimə sf. bestemmia. Il nostro dialetto è ricco di bestemmie, imprecazioni, volgarità, minacce e maledizioni alquanto colorite, spesse volte anche pesanti e blasfeme. Eccone un piccolo campionario, dove, come si nota, non si risparmia niente e nessuno e la mamma è la più … bersagliata: u puccionə də màmətə, la puttenə də màmətə, vè ffè ‘ngulə a màmətə, ‘mocchə a màmətə, màmətə ‘ngarriolə, cə t’è murtə e stramurtə, mannàgghjə a Cristə muertə, all’ànəmə də cə t’è stravivə, mannàgghjə a quand’annə accùcchjə, a da scì u sagnə da ‘ngannə, i cornə ca tinnə, fattə sci ‘ngulə, vè tə fa fottə, tandə tə l’è ffè, etc.

jastəmatàurə sm. bestemmiatore.

jastəmè vb. bestemmiare (lat. volg. blastemare).

jattamortə sf. santarellina. Lett.: gatta morta. Ragazza che si finge innocente e ingenua.

jattaràulə sf. gattaiola. Foro praticato nella parte inferiore delle porte per farvi passare un gatto.

jattə smf. gatto/a (tardo lat. cattum; pl. jàttərə). ♦ La jattə də Papàngələ mo ritə e mo chjangə = la gatta di Papangelo, ora ride ed ora piange. Si riferisce a chi cambia umore spessissimo. || Jattə ‘nfarənetə qualchə cazzə a cumbunetə = gatto infarinato qualche danno avrà combinato. || Quannə u jattə sə levə la faccə, avà cchjòvə = quando il gatto si lava la faccia, deve piovere. || Quannə manghə u jattə, i sùrəchə abbàllənə = quando non c’è il gatto i topi ballano! Quando manca chi comanda tutti fanno quello che vogliono!

jattəgnurə sm. iettatore. Lett.: gatto nero.

jattəfuffə sm. gatto quieto, calmo, sornione. Lett.: gatto fuffo. In senso figurato indica un individuo tranquillo, pacifico, amante del quieto vivere. La fuffa, dall’ inglese fluff (lanugine), è la tipica lanetta che si forma nei tessuti e che in genere si rimuove poiché anti-estetica. Può indicare anche l'accumulo di peli sugli animali o l'accumulo di polvere in batuffoli. ♦ De jattəfuffə t’à javətè = guardati dal gatto fuffo, cioè, dalla persona sorniona perché sotto la maschera di un atteggiamento bonario e distratto nasconde un’astuzia vigile e sottile.

jattəmamàunə sm. scemo (tardo lat. cattum = gatto + ar. maimun = scimmia; pl. jattəmamunə).

jatterə V. jattaràulə.

jattəscè vb. girovagare. Andare in giro come gatti in cerca di qualcosa.

jattoddə sf. gattina (pl. jattorrə).

jattuddə sm. gattino (pl. jattorrə).

jàulə sf. voglia (lat. gula = gola, golosità). Angioma cutaneo di colorito rosso-vinoso che, secondo la concezione popolare, sarebbe originato da un desiderio (di vino, di fragole, ecc.) insoddisfatto della gestante.

jaulìcchjə V. diaulìcchjə.

jàurə V. àurə.

jautablə agg. abitabile.

jautè vb. abitare (lat. habitare). ♦ Jàutənə do nesə o mussə = abitano uno molto vicino all’altro. Lett.: abitano dal naso alle labbra. Il modo di dire deriva dal napoletano ‘o naso e ‘a vocca  e indica due luoghi vicinissimi. || Rəcchezzə e vərtù jè arretə ca jàutənə aunitə = ricchezza e virtù è raro che abitino insieme.

jàutə sf. vasca (lat. gabata = catino o provz. gauta = scodella). Recipiente trapezoidale in legno o altro materiale per bucato. ♦ Ca michə t’è mmettə sobb’o jàutə = non ti metterò di certo a lavare i panni. Espressione di blando rimprovero verso chi non va a fare una visita da molto tempo.

jautiddə1 sm. vaschetta in legno usata per svinare, startarè.

jautiddə2 sm. tr(u)ogolo. Vaschetta solitamente in legno destinato a contenere il cibo per i maiali.

javətarsə1 vb. guardarsi (lat. evitare). ♦ Javìtətə da pəzzendə arrəcchəssciutə = guardati dal pezzente arricchito. Questi, infatti, dimenticando le proprie origini diventa spesso prepotente, arrogante e cattivo quasi volesse vendicarsi, in qualche modo, delle sofferenze e umiliazioni passate. || Javìtətə ca Ddìjə tə javitə = tutelati chè Dio ti tutela. Il proverbio insegna a non andare in cerca di guai.

javətarsə2 vb. evitarsi (lat. evitare).

javətè vb. evitare (lat. evitare).

jazzə sm. stazzo, ovile all’aperto (lat. volg. iacium = giaciglio

→ iacere = giacere; pl. jàzzərə). Ricovero recintato all’aperto in cui i pastori facevano riposare il bestiame durante la notte nel periodo della transumanza.

jazzəbbannə sm. tamburo (ingl. jazz band = complessino jazz).

vb. è. Terza persona singolare del presente di essə.

jècchjə V. ècchjə.  

jeddə pron. lei (lat. illa = quella).

jègghjə V. ègghjə.

jegnə, jènghjə vb. riempire, compilare (lat. volg. inchjere → implere; contr. scrummuè). ♦ Cə zappə jində a scənnerə, jènghjə u panerə = chi zappa in gennaio, riempie il paniere. || Crè wochə o raggiunirrə a farmə jènghjə chessa cartə = domani vado dal ragioniere a farmi compilare questo documento.

Jejellə np. Graziella.

jè nnuddǝ e tutt’unǝ loc. non ci sono problemi. L’espressione è usata per rassicurare chi si trova in situazioni che apparentemente presentano difficoltà particolari quasi insormontabili.  Lett.: è nulla e tutt’uno. ♦ Comǝ amà ffè? Jè nuddǝ e tutt’unǝ, ‘ngǝ penzǝ jì = come fare? Non c’è da preoccuparsi, ci penso io.

jerrə buenə loc. magari. Lett.: era buono. Esprime un desiderio sentito come molto improbabile. ♦ Jerrə buenə cə putàjə scì = magari potessi andare.

jertə1 sm. orto (lat. hortum = giardino; pl. òrtərə). Pronunciare con la “e” chiusa. ♦ Quannə chjovə alla Brunə, patenə, jertə e məlunə = quando piove alla Bruna, patate, orto e meloni. Se piove il due luglio, giorno della Madonna della Bruna, avremo un abbondante raccolto di ortaggi.  ~ Brindisi: Cussə muirrə venə da l’ertə e sə nə vè rittə rittə ‘nguerpə = questo vino viene dall’orto e se ne va dritto in corpo.

jertə2 agg. alta (lat.  volg. ercta erecta). Pronunciare con la “e” aperta.

jescə1 sm. luogo (lat. jacere = giacere). Jescə strittə? fìcchətə mmenzə = luogo stretto? mettiti in mezzo. Bisogna sapersi adattare nelle situazioni difficili e possibilmente infilarsi nel posto in cui si sta più al sicuro.

Jescə2 np. Jesce. Contrada in cui vi si trovano diverse grotte disposte ad anfiteatro tra le quali una cripta rupestre affrescata. È presente anche la nota masseria Jesce risalente al XIV secolo, di proprietà del Comune di Altamura. La masseria è situata  nella contrada da cui prende il nome e scorre in prossimità dell’antico tracciato della via Appia. L’edificio, costruito in tufo, è coperto da un tetto spiovente con tegole e presenta un articolato sistema di grondaie che diventano parte essenziale del disegno dei suoi prospetti. A causa della vicinanza alla rete stradale, si rese necessaria, per scopi difensivi, la costruzione di garitte pensili.

jessə vb. essere (lat. esse). Ausiliario usato per la formazione dei tempi composti dei verbi sia transitivi sia intransitivi: sò ggiutə, sò ddetə, so accattetə, ecc. ♦ Fè comə sə ffattə pə nna jessə chiametə mattə = fa come sei fatto per non esser chiamato matto. Per non essere criticato, agisci secondo le tue possibilità e come sei in realtà. || Cuddə ca sondə, tu l’adà jessə; cuddə ca sində, jì u sò stetə = quello che sono, tu lo sarai; quello che sei, io lo fui. È il monito che gli anziani ripetono spesso ai giovani affinché rispettino di più la loro non più tenera età.

jessəciddə V. essəciddə.

jessə də caràttərə loc. avere carrattere, avere fermezza. Lett.: essere di carattere.