Oggi il dialetto è parlato da un numero sempre più ristretto di persone perchè ritenuto volgare, diseducativo, una forma inferiore di espressione non adeguato ai tempi e pertanto destinato a scomparire. Però la scomparsa del dialetto comporta la perdita di tradizioni che sono il patrimonio storico, culturale, umano del nostro territorio. È un gran peccato che la lingua dei nostri antenati in cui sono espresse le canzoni popolari e i detti antichi, tramandatisi per tradizione orale nei secoli fino a noi, sia destinata a scomparire senza lasciare traccia.  

Scopo di questo vocabolario è di realizzare un documento scritto di un tesoro linguistico dialettale di cui si perderebbe ogni traccia se non viene fissato sulla carta. Infatti u diaulottə non girerà più dietro al mulo sulla pəsaturə; la ranerə non servirà più a radunare i chicchi di grano sobbə all’àirə ma i suləfrizzə continueranno a crescere nei campi incolti; i fervə ad ogni primavera rinverdiranno e ingialliranno i bordi delle strade di campagna, ma nessuno si siederà sobbə o scuanniddə. E u sucapannə non sarà più coperto di panni umidi messi ad asciugare sulla frascerə.

Chi avrà il piacere di leggerci potrà ricordare da solo altre scene e ai più giovani sembrerà di assistere ad un film storico. Il dialetto, che racconta i modi di rapportarsi di una intera comunità e la realtà circostante, deve diventare come una fotografia che fissa il momento transeunte, ma anche strumento di esplorazione, decriptazione e comprensione del passato, ricreando nella fantasia scene familiari di lavoro, di modi di vivere, di agire che non vedremo mai più, perché siamo ormai lontanissimi dalle situazioni linguistiche, ambientali e intersoggettive che hanno generato voci e costrutti.

Senza un riferimento scritto, nel giro di poco tempo si sarà perduta la memoria del vecchio dialetto, mentre ci sembra necessario conservarlo sia per salvare un patrimonio culturale, sia per mantenere un legame indispensabile della gente di Altamura con le proprie radici che il modo attuale di vita sta inesorabilmente tagliando. Perciò, a distanza di cinque anni, presentiamo un nuovo vocabolario, o più umilmente, un elenco di parole scritte in ordine alfabetico, con traduzione italiana a volte approssimata e con derivazione etimologica allo scopo di rivederlo, arricchirlo, eventualmente correggerlo e non certo per fare un’opera culturale di grande valore, non essendo gli autori esperti di glottologia, di filologia, dialettologia, ma solo degli appassionati dilettanti.  

Il dialetto altamurano si presenta come un crogiuolo di parole di varia origine che sicuramente rispecchia la sua plurisecolare storia il che ci ha reso difficile trovare l’origine di alcune parole - ci conforta il constatare che persino illustri linguisti molte volte non concordano sulla derivazione dello stesso lemma. È da puntualizzare, però, che il non essere sempre stati in grado di identificarne l’etimologia potrebbe indicarne forse l’autoctonìa e quindi l’autenticità.

Il linguaggio parlato si è aggiornato nel tempo storico, ecco perché i giovani ed anche i meno giovani oggi parlano un dialetto diverso da quello di alcuni anni or sono e spesso un italiano dialettizzato, e ci riferiamo non solo all’uso dei termini, alcuni dei quali totalmente  sconosciuti, perché ormai in disuso, ma anche alla stessa pronunzia.

Una delle motivazioni che ci ha spinto a riprendere questo lavoro è la consapevolezza che bisogna conoscere il passato per progettare il futuro. A tal riguardo ci piace ricordare alcuni famosi aforismi:

  • Il presente è carico del passato e gravido dell’avvenire (Gottfried Wilhelm von Leibniz, filosofo e matematico tedesco).
  • Le scene della nostra vita sono come rozzi mosaici. Guardate da vicino non producono nessun effetto, non ci si può vedere niente di bello finché non si guardano da lontano (Arthur Schopenhauer, filosofo tedesco).
  • Più si riesce a guardare indietro, più avanti si riuscirà a vedere. (Winston Churchill, politico britannico).
  • Vivete per il presente, sognate per l'avvenire, imparate dal passato. (Anonimo).
  • Il passato rivive ogni giorno perché non è mai passato. (Proverbio africano).

 

Fonetica

 Non essendoci regole codificate a cui attenersi per scrivere il dialetto altamurano, abbiamo incontrato non poche difficoltà per trascrivere i vari lemmi altamurani solo con le lettere dell’alfabeto italiano ma, tranne che per il simbolo schwa dell’alfabeto fonetico internazionale, “ə”, e con qualche piccolo espediente, speriamo di esserci riusciti. Si è cercato in tal modo di rendere la lettura il più agevole possibile tenendo anche conto del fatto che il dizionario è rivolto precipuamente a lettori locali.

Comunque per una corretta pronuncia è opportuno tenere presente i seguenti punti:

 

  • Il simbolo “ə”, da considerarsi nell’uso come la “e” e la “i”, ha il tipico suono indistinto finale delle parole non tronche e si trova sia alla fine sia nel corpo della parola: friddə (freddo), ‘mbəttusə (acrimonioso), mònəchə = monaco;
  • Il suono “i” fra due vocali o ad inizio parola seguito da vocale è reso con “j”: giajandə(gigante), jammə (gamba), frajassə (fracasso);
  • La semiconsonante “w” ha un suono indistinto fra “v” e “u” ed è sempre seguito dalla lettera “u”:   puwurtè (povertà), wuttərrè (traboccare);  ma se seguito dalle altre vocali, si pronuncia “u”: cuwè (covare), awonnə (hanno), awandə (afferra);
  • Il digramma “sc” si usa come in italiano: scannè (sgozzare), scennə (uscire), Scilsə (Ascensione). Lo stesso suono in “Scilsə e scennə” lo si trova davanti alle consonanti e alla semivocale “ə”:  disctə (dito), scənərutə (tuo genero), sckattè (scoppiare), etc..
  • Il suono doppio del digramma “sc” è reso con “ssc”: asscə = ascia, pesscə = pesce, musscə = floscio, etc.; se il suono è scempio, si rende regolarmente con “sc”: vammescə = ovatta,  scənnə = scendere, pescə = pace, etc).
  • Dal momento in cui la maggior parte delle parole altamurane è piana, abbiamo ritenuto opportuno segnalare l’accento sulle parole tronche, sdrucciole e bisdrucciole: scutəlè (scuotere), cavaddə (cavallo), uòcchələ (chioccia), arrəcàpətənə (càpitano), etc..
  • La caduta iniziale di una lettera in una parola, cioè l’aferesi, viene indicata con il segno dell’apostrofo: ‘nzinə (in grembo), ‘ngrouscə (in croce), ‘mbecə (invece), ‘nghepə (in testa), etc.
  • Infine, come in altri dialetti centromeridionali, anche nel nostro dialetto è presente il fenomeno fonetico-morfologico riguardante il raddoppiamento di una consonante ad inizio di parola. Ciò avviene, di solito, quando la consonante iniziale è seguita da una volcale: è ggiutə (è andato), i ggiostrə (le giostre), i rrobbə (i vestiti), nnandə (avanti), ddè (lì, là), ddò (qui, qua),

 

 

Come scrivere il dialetto altamurano

 È possibile scrivere e leggere il dialetto altamurano? Se questo compito può risultare relativamente facile per il napoletano, per il nostro presenta, invece, grosse difficoltà: ma non per questo non lo si scrive e non lo si legge. Prima di tutto bisogna stabilire alcuni segni con i quali scrivere certi suoni che non si trovano nella lingua italiana. Noi tutti sappiamo scrivere e leggere: otto, mare, cos’è, basso, ecc. Tutti sappiamo pronunziarle nel nostro dialetto. Ma non tutti siamo in grado di scriverle in dialetto in modo tale che si possano leggere più o meno agevolmente. I linguisti fanno uso dell’I.P.A. (Alfabeto Fonetico Internazionale) per scrivere e leggere suoni contenuti nelle varie lingue. Usare quegli stessi simboli sarebbe stata fatica improba e non avrebbe, crediamo, facilitato la lettura del dialetto dal momento in cui non tutti conoscono i segni dell’I.P.A. Perciò abbiamo preferito trascrivere, come abbiamo già detto, i vari lemmi altamurani solo con le lettere dell’alfabeto italiano e il simbolo “ə” (schwa) dell’alfabeto fonetico internazionale.

 Come usare al meglio il presente dizionario

 La sezione Italiano – Altamurano contiene soltanto la resa in dialetto dei lemmi italiani. Per un migliore utilizzo di questa parte si consiglia di consultare la corrispondente voce dialettale nella sezione Altamurano – Italiano dove è possibile trovare la categorie grammaticali (sostantivo, verbo, aggettivo, avverbio, locuzione, ecc.), derivazioni (dal latino, dal greco, dallo spagnolo, dall’arabo, ecc.), spiegazioni, fraseologie, proverbi, indovinelli e curiosità riguardanti il vocabolo in questione. Spesso una voce dialettale presenta più corrispondenti in italiano. Esaminiamo a mo’ di esempio  cimitero  che di voci ne presenta cinque: arvə di chjuppə, cambə tùrchjə, cəməterə, cuambəsandə, cambəsandə, memè2.  Consultando queste voci nella sezione  Altamurano – Italiano,  troviamo:

arvə di chjuppə loc. pioppo. Per estensione s’intende il cimitero, essendo quest’albero caratteristico del luogo. ♦ Na m’aggì tuttə abbasscə all’arvə di chjuppə = andremo tutti laggiù nella zona dei pioppi, cioè, al cimitero;

cambə tùrchjə loc. cimitero. Lett.: campo turco;

cəmətərə  sm. cimitero (tardo lat. cimiterium → gr. koimetèrion = posto dove si va a dormire).

cuambəsandə oppure cambəsandə sm. camposanto, cimitero (lat. campum sanctum);

memè2 sm cimitero.  ♦ Primə o pò, tuttə amà ggì abbasscə a Memè = prima o poi, tutti  andremo giù da Memè. Memè era il nome di un custode del cimitero.  Quando gli amici andavano a fargli visita, dicevano che andavano abbasscə a Memè (giù da Memè). Con il tempo l’espressione abbasscə a Memè ha assunto il significato di cimitero.

 

 Cenni di grammatica

 Come si evince dal titolo, non è una trattazione sistematica e completa. È soltanto un insieme un po’ raffazzonato di osservazioni che si fondano su dati dell’esperienza e della pratica personale nonché dell’ascolto del dialetto altamurano parlato da anziani e giovani e pertanto è privo di rigore scientifico.

 Pronomi personali Come in italiano, possono essere soggetto, complemento e composto.

Soggetto:              jìə (io), tu  (tu), jiddə (egli), jeddə (ella), nu (noi), vu (voi), lorə (essi)     

Complemento:    mə (mi, me), tə (ti, te),  ‘ngə u, i (gli, lo, li), la, ‘ngə (la, le), nə (ci), və (vi), lorə (loro)

Composti sing.:   mu (me lo), tu (te lo), ‘ngiu (glielo), ‘ngə la (gliela), nu (ce lo), vu (ve lo), =====

Composti plur.:   mi (me li), ti (te li), ‘ngi (glieli), ‘ngi (gliele), ni (ce li), vi (ve li), =====

 

Pronomi relativi Si registrano due pronomi relativi ci* e ca** che viene usato sia come soggetto sia come complemento ed equivale a che, il quale, la quale, i quali, le quali.

*    ci  equivale a chi, colui che, colei che. È anche pronome interrogativo: Ci s’è vəstutə a mmasckərə? = chi si è vestito a maschera? 

      Questo pronome, seguito da un verbo ripetuto, assume il significato di chiunque: Ci sinda sində = chiunque tu sia.

**  ca è anche congiunzione: vulàjə ca tu mə səndissə almenə na voltə = vorrei che mi ascoltassi almeno una volta.

 

Pronomi interrogativi I pronomi ciàitə, ciacchə, ciabbə, ciobbə sono sinonimi e significano che cosa, cinə significa chi. Questi pronomi, seguiti da un verbo ripetuto, assumono il significato di qualsiasi cosa: Ciàitə vena venə = qualunque cosa venga.

cə*, invece, è aggettivo interrogativo ed è sempre seguito da un sostantivo: Cə joccə vè cchjannə = che accidenti stai cercando?

*   corrisponde anche alla congiunzione se: fəstəggemə sckittə cə vəngimə = festeggiamo solo se vinciamo.   

 

Pronome sə Si usa come in italiano; è pronome riflessivo: doppə mangetə, sə levə sembə i dində (dopo pranzo, si lava sempre i denti) ed è forma impersonale: ciacchə sə discə? (che si dice?)

 

Gli articoli L’articolo determinativo maschile al singolare si rende con u*, l’** e al plurale con i***. L’articolo femminile al singolare si rende con la, l’** e al plurale con i***.

*   u  si usa con nomi che iniziano per consonate o per w seguito da vocale: u bədè (il bidè), u bbòjə (il boia), u puetə (il piede), u wesə (il bacio), u wanghə (il banco), u wuagnàunə (il ragazzo), ecc.

**  l’  è usato con i nomi che iniziano per vocale: l’arloggə (l’orologio), l’echə (l’ago), l’amichə (l’amico), l’ursə (l’orso), l’essə (l’osso), l’àmələ (l’anfora), l’ànəmə (l’anima), ecc.

*** la, i, u sono anche pronomi: u tegnə jì (ce l’ho io), i fescə jiddə  (li fa lui), la volə jeddə (la vuole lei), ecc.

L’articolo indeterminativo si rende con nu, n’* per il maschile e na, n’* per il femminile.

* Si noti che l’elisione, diversamente dall’italiano, si verifica non solo per il femminile ma anche per il maschile: n’arloggə (un orologio), n’aniddə (un anello), n’ursə (un orso), n’arvə (un albero), n’ànəmə (un’anima), ecc.

 

Preposizioni articolate Singolare: də + lə → du (du zəjenə  =  dello zio), a + lə → o (o cuenə =  al cane), chə + lə → cu (cu cuettə =  col vincotto),  pə + lə → pu (pu fretə =  per il fratello); Plurale: a + i → e (e chenə =  ai cani), chə + i → chi (chi fichə =  con i fichi), də + i → di (di wagnunə =  dei ragazzi), pə + i → pi (pi fretə  =  per i fratelli)

 

Diminutivi, vezzeggiativi , accrescitivi, dispregiativi I suffissi usati per creare diminuitivi e vezzeggiativi sono:

eddə, iddə, ècchjə, ìcchjə, inə, oddə, uddə, ozzә, uzzə: bəneddə (bellina), bəniddə (bellino), munachècchjə (monachina), munachìcchjə (monachino), Jangəlinə (Angelina), faccioddə (faccina), pududdə (piedino), uagnəddozzə (ragazzina), acədduzzə (uccellino), ecc.

àunə, onə, azzə, accə sono i suffissi usati per creare accrescitivi e dispregiativi: canagghjàunə (cagnaccio), səmbatəconə (simpaticone), fəmənazzə (femminona), ecc. Attenzione ai falsi accrescitivi e dispregiativi: uagnàunə (ragazzo), azzionə (azione), fəcazzə (focaccia), attaccə (affronto), clazziàunə (colazione), ecc.

 

Aggettivi e pronomi dimostrativi Maschili singolari: cussə, stu * cuddə; plurali: chissə, sti * chiddə**

Femminili singolari: chessə, sta * cheddə; plurali femminili: chissə, sti * chiddə**

*   sono forme aferetiche: stu scemə (questo scemo); sta pennə (questa penna), sti siggə (queste sedie), ecc.

** I plurali chiddə e sti sono gli stessi per il maschile e per il femminile: chiddə pitə (quei piedi), chiddə menə (quelle mani), sti wuagnungerrə (questi ragazzini), sti pàirə (queste pere), ecc.

 

Aggettivi e pronomi possessivi *

Singolari maschili: mìjə (mio), tu[wə] (tuo), su[(wə] (suo), nestə (nostro), uestə (vostro), lorə (loro) 

Plurali maschili:      màjə (miei), tawə (tuoi), sawə (suoi), nostə (nostri), vostə (vostri), lorə (loro)

Singolari femm:     màjə (mia), tawə (tua), sawə (sua), nostə (nostra), vostə (vostra), lorə (loro) 

Plurali femm:          màjə (mie), tawə (tue), sawə (sue), nostə (nostre), vostə (vostre), lorə (loro) 

* Gli agg. poss. seguono sempre il sostantivo e richiedono l’articolo determinativo tranne al vocativo: la sora màjə (mia sorella), u fretə tuwə (tuo fratello), i zəjenə nostə (i nostri zii), ma, sora màjə (sorella mia), fretə mìjə (fratello mio) perché vocativi.

Con i seguenti nomi possono essere usati in forma enclitica (mə, də, tə)  e rifiutano l’articolo:

attenə (padre) → attànəmə, attandə (mio padre, tuo padre)

canetə (cognato/a) → canàtəmə, canattə (mio/a cognato/a, tuo/a cognato/a)

chesə (casa) → càsəmə, castə (casa mia, casa tua)

cugginə (cugino/a) → cuggìnəmə, cugginətə (mio/a cugino/a, tuo/a  cugina/a)

cumbuerə (compare) → cumbuarmə, cumbuartə (mio compare, tuo compare)

cummuerə (comara) → cummuarmə, cummuartə (mia comara, tua comara)

fìgghjə (figlio/a) → fìgghjəmə, fìgghjətə (mio/a figlio/a, tuo/a figlio/a)

filə (figli/e) → fìləmə, fìlətə (miei/mie figli/e, tuoi/tue figli/e)

fretə (fratello) → fràtəmə, frattə (mio fratello, tuo fratello)

mammə (mamma) → màmətə (tua madre)

maritə (marito) → marìtəmə, marittə (mio marito, tuo marito)

məgghjerə (moglie) → məgghjèrəmə, məgghjèrətə (mia moglie, tua moglie)

nəpàutə (nipote) → nəpòtəmə, nəpottə (mio/a nipote, tuo/a nipote); nəpùtəmə, nəputtə (miei/mie nipoti, tuoi/tue nipoti)

norə (nuora) → normə, nordə (mia nuora, tua nuora); nərùrəmə, nərùrətə (mie nuore, tue nuore)

patrunə (padronə) → patrùnəmə, patrùnətə (mio padrone, tuo padrone)

scirnə (genero) → scirmə, scənərumə, scìrnətə, scənərutə (mio genero, tuo genero); scənərurmə, scənərurtə (miei generi, tuoi generi)

sorə (sorella) → sorəmə, sordə (mia sorella, tua sorella); srùrəmə, srùrətə (mie sorelle, tue sorelle)

srèjə (suocero) → srèjəmə, srèjətə (mio suocero, tuo suocero)

sròjə (suocera) → sròjəmə, sròjətə (mia suocera, tua suocera)

zəjenə (zio/a) → azzəjànəmə, azzəjàndə, azzəjànətə (mio/a zio/a, tuo/a zio/a)

 

Comparativi e superlativi

Comparativo di maggioranza: più … di → cchjù … də; più buono di, migliore di → cchjù bbuenə də, mègghjə də, cchjù mmegghjə də *; più cattivo di, peggio di → cchjù bruttə də, pescə də, cchjù ppescə də *

Comparativo di minoranza: meno … di → chjù ppicchə … də

Superlativo relativo di maggioranza: il più … di → u cchjù … də;  il più buono di, il migliore di → u cchjù bbuenə də, u muègghjə də, u cchjù mmègghjə də *; il più cattivo di, il peggiore di → u cchjù bruttə də, u pescə də, u cchjù ppescə də *

Superlativo assoluto: si forma mettendo assè (assai) dopo l'aggettivo oppure ripetendo l’aggettivo: è vutə nu pundə bruttə assè / bruttə bruttə (ha avuto un bruttissimo voto) .

Per quanto riguarda gli aggettivi buenə (buono) e bruttə (cattivo) oltre al doppio comparativo, come in italiano, esiste una terza forma: cchjù con mègghjə e pescə: cchjù mmègghjə də (più meglio di), u cchjù mègghjə də (il più meglio di), u cchjù pescə də (il più peggio di), cchjù ppescə də (più peggio di)

 

Plurale I sostantivi terminanti in

ddə pluralizzano in : caddə → caddərə (callo → calli), cavaddə → cavarrə (cavallo → cavalli),  ecc.

àunə e onə in unə: uagnàunə → uagnunə (ragazzo → ragazzi), cambionə → cambiunə (campione → campioni), ecc.

àurə in urə: fabbrəcatàurə → fabbrəcaturə (muratore → muratori), pastàurə → pasturə (pastore → pastori), ecc.

ettə si modificano in ittə: dəspettə → dəspittə (dispetto → dispetti), crapettə → crapittə (capretta → caprette), ecc.

esə pluralizzano in isə: grumesə → grumisə (grumese → grumesi), matarresə → matarrisə (materano → materani), ecc.

Diversi sostantivi si modificano nel corpo della parola e, a volte, aggiungono anche : ciuccə → ciòccərə (asino → asini), maritə → marètərə (marito → mariti), disctə → dèsctərə (dito → dita), uesə → uàsərə (bacio → baci), ecc.  

Molti sono invariabili *: u libbrə → i libbrə (il libro → i libri), u cundə → i cundə (il conto → i conti), la menə → i menə ( la mano → le mai), la jammə → i jammə ( la gamba → le gambe), ecc. Come si vede, è l’articolo che determina il singolare o il plurale dei sostantivi invariabili.

 

Metatesi È un fenomeno molto diffuso nel nostro dialetto che consiste nella trasposizione di fonemi all’interno di una parola: frəmmè → fərmè (firmare), frabbəchè → fabbrəchè (fabbricare),  frəbberə → fəbbrerə (febbraio), crapettə → caprettə (capretta), ecc.

 

Trasformazioni Con alcuni digrammi e trigrammi si verificano le seguenti modifiche:

gg, ce, gi  →   sc: raggio → rescə, cuocere → coscə, bugia → buscì, mogio → musscə, ecc.

gligghj: moglie → məgghjerə,  paglia → pàgghjə, aglio → àgghjə, cogliere → cògghjə, ecc.

ll dd: callo → cuaddə, collo → cueddə, grillo → riddə, cavallo → cavaddə, ecc. 

pia, pio, piuchj: pianto → chjandə, piombo → chjummə, piazza → chjazzə, piovere → chjovə, ecc.

 

Verbi In linea di massima i verbi terminanti “è” e i riflessivi in “arsə”: mangè (mangiare), abbusckuè (prenderle), nəcarsə (affogarsi), ecc. appartengono alla 1° coniugazione; quelli terminanti in “ì”, in “ə”, i riflessivi in “irsə”, i verbi (fare), tənè (tenere), mandənè (mantenere), cadè (cadere), uadè (godere), sapè (sapere), putè (potere), vulè (volere) e avè (avere) fanno parte della 2° coniugazione.

Indicativo I tempi composti dei verbi transitivi e intransitivi si formano indifferentemente con gli ausiliari jessə (essere), avè (avere) e il verbo tənè (tenere); per es. il passato prossimo di lescə (leggere) è: sò lləsciutə, àgghjə ləsciutə, tegnə ləsciutə e il trapassato prossimo è: jerrə ləsciutə, avàjə ləsciutə, tenàjə ləsciutə. Alcuni verbi intransitivi italiani sono transitivi in dialetto e possono pertanto essere seguiti dal complemento oggetto: Assì cində lirə e ‘ngi dettə = uscì (tirò fuori) cento lire e gliele diede; tresə jində la màchənə = entra (porta dentro) la macchina. Altri verbi sono transitivi in italiano e intransitivi in dialetto: Vidə (trəmində) a cheddə comə sə storcə = guarda quella come ancheggia. Il futuro si forma normalmente con il presente dell’ausiliario avè (avere) seguito dall’infinito del verbo di cui si vuole il futuro e spesso da un avverbio o da un’espressione temporale futura: cremenə àgghja scrivə na lèttərə a fìgghjəmə (domani scriverò una lettera). Spesso si usa il presente indicativo anch’esso accompagnato da un avverbio o da un’espressione temporale futura: ‘Nge ffè pəgghjè la patendə appenə fescə dəciott’annə (gli farò prendere la patente appena avrà diciott’anni. È possibile usare il presente di tənè + da + infinito del verbo di cui si vuole il futuro che coinvolge un’idea di dovere: Primə o po’ tegnə da scì (prima o poi andrò).

 

Desinenze 1° coniugazione

Presente indicativo: ə, ə, ə, emə, etə, nə

Imperfetto indicativo: àjə, ivə, àjə, àimə, ivə, àinə   

Passato remoto: ebbə, estə, ò, emmə, estə, òrənə                      

Desinenze 2° coniugazione

Presente indicativo: e, e, e, emə, etə, nə

Imperfetto indicativo: àjə, ivə, àjə, àimə, ivə, àinə

Passato remoto: i, istə, ì, emmə, istə, èrənə

                              

Verbi irregolari Non sono molti: ne esaminiamo uno a mo’ di esempio: scì (andare)

Presente: uochə, vè, vè, scəmə, scətə, uonnə

Imperfetto: sciàjə, scivə, sciàjə, sciàimə, scivə, sciàinə

Passato prossimo: sò ggiutə (àgghjə sciutə, tegnə sciutə), sə ggiutə (a sciutə, tinnə sciutə), è (jè) ggiutə (tenə sciutə), asimə sciutə (amə sciutə, tənimə sciutə), asitə sciutə (avitə sciutə, tənitə sciutə), sò ggiutə (awonnə sciutə, tènənə sciutə)

Trapassato prossimo: jerrə (avàjə) sciutə, jerrə (avivə) sciutə, jerrə (avàjə) sciutə, jèrəmə (avàimə) sciutə), jèrəvə (avivə) sciutə, jèrənə (avàinə) sciutə                    

Passato remoto: scibbə, scistə, scì, scemmə, scistə, scèrənə

                                

Ausiliari: jessə (essere), avè, tənè (avere)

jessə: presente: so* (sondə), sə* (sində), è (jè), simə (asimə), sitə (asitə), so* (sondə)

          imperfetto: jerrə, jerrə, jerrə, jèrəmə, jèrəvə, jèrənə

          passato prossimo: so* (àgghjə, tegnə) stetə, sə* (a, tinnə) stetə, è (jè, tenə) stetə, asimə (amə, tənimə) stetə, sitə*  

          (asitə, avitə, tənitə) stetə, so* (awonnə, tènənə) stetə

          trapassato prossimo: jerrə (avàjə) stetə, jerrə (avivə) stetə, jerrə (avàjə) stetə, jèrəmə (avàimə) stetə, jèrəvə (avivə)  

          stetə, jèrənə (avàinə) stetə     

          passato remoto **: fubbə, fustə, fù, fummə, fustə, fornə. C’è una seconda forma: fuebbə, fuestə, fò, fuemmə     

          fuèstəvə, fornə

*        nella forma negativa la s diventa z: nan zò stetə lorə = non sono stati loro

**      invece del passato remoto si preferisce il passato prossimo: àgghjə stetə invece di fubbə.

 

avè:   presente: àgghjə (jàgghjə), jè, jevə, amə (avimə), avitə, onnə (jonnə, jàvənə)        

          imperfetto: avàjə, avivə, avàjə, avàimə, avivə, avàinə

          passato prossimo: so* (àgghjə, tegnə) avutə, sə* (tinnə) avutə, è (jè, tenə) avutə, asimə (avitə, tənimə) avutə, asitə

          (avitə, tənitə) avutə, awonnə (tènənə) avutə

          trapassato prossimo: jerrə (avàjə) avutə, jerrə (avivə) avutə, jerrə (avàjə) avutə, jèrəmə (avàimə) avutə, jèrəvə

         (avivə) avutə, jèrənə (avàinə) avutə

          passato remoto: avibbə, avistə, avì, avemmə, avistə, avernə

*        nella forma negativa la s diventa z: nan zò avutə nuddə = non ho avuto nulla

 

tənè *: presente**: tegnə, tinnə, tenə, tənimə, tənitə, tènənə

            imperfetto**: tənàjə, tənivə, tənàjə, tənàimə, tənivə, tənàinə    

            passato prossimo: sò (àgghjə) tənutə, sə ttənutə, è (jè) ttənutə, asimə (avitə) tənutə, asitə (avitə) tənutə, awonnə 

            tənutə       

            passato remoto ***: tənibbə, tənistə, tənì, tənemmə, tənistə, tənernə

*          come predicato verbale, tənè significa avere nel senso di possedere: tənàjə na casareddə e la sò vənnutə = avevo

            una casetta e l’ho venduta.

**        il presente e l’imperfetto sono usati anche come ausiliari al posto di jessə e avè. Si può dire, infatti: sò stetə,   

            àgghjə stetə, tegnə stetə; jerrə stetə, avàjə stetə, tənàjə stetə, ecc.

***      invece del passato remoto si preferisce il passato prossimo: àgghjə tənutə invece di tənibbə.

 

Il congiuntivo presente lo si trova soltanto in qualche imprecazione o espressione ottativa: pozzə scì u wulenə da ‘ngannə, nan zia mè, Səgnore!, uogghjaddijə!, ecc.

Il congiuntivo imperfetto presenta le seguenti desinenze: essə, issə, essə, èssəmə, èssəvə, èssənə (scessə, scissə, scessə, scèssəmə, scèssəvə, scèssənə.

 

L’imperativo affermativo somiglia all’indicativo presente: acciaffə, acciaffemə, acciaffetə. L’imperativo del verbo essere si differenzia da tutti gli altri verbi (scisscə, scisscəmə, scìsscəvə) ed è usato soltanto in qualche espressione nota: scisscə chepə e scisscə chepə də cazzə (sii capo e sii capo di cavolo = anche se sei una testa vuota, l’importante è essere un capo, perché, comunque, comporta vantaggi). Preceduto dalla negazione nan (non) diventa negativo: nan accattannə cuddə muirrə (non comprare quel vino)

 

Il gerundio semplice si forma con la desinenza annə per la 1° coniugazione e ennə per l’altra: mangiannə (mangiando), camənannə (camminando), ləscennə (leggendo), trasennə (entrando), ecc.

 

Il passivo viene normalmente formato con il verbo vənì (venire) + participio passato: vənàjə ‘ngiuretə da tuttə (era offeso da tutti)